Michelle Obama divorzia dal fango di Washington

«Ho 61 anni, scelgo me stessa»

Matteo Persivale

In un recente video diventato subito virale tra i seguaci di Trump, Errol Musk padre di Elon nel corso di una intervista definisce Barack Obama «una checca» e dice che «ha sposato un uomo, un travestito, lo sanno tutti. Quando Joan Rivers l’ha detto in tv è morta subito, due settimane dopo. Tutti sanno che Michelle Obama è un uomo, è ovvio, ci sono le foto: è in tuta da ginnastica e si vede un membro di nove pollici (circa 23 centimetri, ndr), si informi».
Cose del genere aiutano a smussare un po’ dello stupore generale per il distacco — che pare irrevocabile –- di Michelle Obama dalla politica. L’ex first lady non ha partecipato né al funerale di Jimmy Carter né all’inaugurazione del nuovo mandato presidenziale di Trump, e bastava leggere il suo libro uscito negli Stati Uniti nel 2022, The Light We Carry (La luce che è in noi, tradotto in Italia da Garzanti) per capire che il divorzio dalla lotta nel fango di Washington pare definitivo, e portatore di serenità – luce, appunto – per la sessantunenne avvocata.

Divorzio dalla politica ma, assicura, non dal marito: una serie di leggende metropolitane che volevano Barack Obama in coppia segreta con Jennifer Aniston ha costretto l’attrice di Friends a una smentita ufficiale («Obama l’ho visto una volta in vita mia, sono più amica di Michelle»).
Michelle, che alla fine, ha elegantemente commentato così la vicenda: «Ho scelto di fare ciò che era meglio per me, non ciò che dovevo fare per forza» ha detto in una puntata di Work in Progress, podcast condotto dall’attrice Sophia Bush. «La gente, quando non sono apparsa al fianco di mio marito, non riusciva nemmeno a concepire che stessi facendo una scelta per me stessa. Davano subito per scontato che io e mio marito stessimo divorziando. Non poteva essere semplicemente il caso di una donna adulta che prendeva una serie di decisioni per se stessa, giusto? Però così funziona la società».

Lo slogan 

Così funziona la società, che ai tempi di internet permette a una persona carismatica come l’avvocata Michelle LaVaughn Robinson Obama di scavalcare allegramente le istituzioni di una volta e parlare direttamente al suo pubblico, Michelle l’influencer che rende improvvisamente obsoleta l’ex first lady dalla quale ci si aspetterebbe compunta presenza a funerali e altre cerimonie per poi tornare nel sereno, abbiente anonimato. Il suo slogan “I’m choosing me”, scelgo me stessa, sembra un po’ quello di un profumo Anni 70 ma funziona. Nella stessa intervista del podcast, ha aggiunto che «sento che è arrivato il momento di prendere delle decisioni da persona adulta sulla mia vita, e di prendere in mano il pallino. Perché se non ora, quando? Cosa sto aspettando? L’estate si avvicina e ho 61 anni, ok? Quindi è il momento di iniziare a porre a me stessa qualche domanda scomoda su chi voglio veramente essere ogni giorno». Delude chi la vorrebbe più attiva o addirittura, come si leggeva da qualche parte, candidata in pectore alla Casa Bianca? «È questo il problema con cui noi, come donne, credo che abbiamo difficoltà: deludere le persone».
Gli Obama deludono anche chi su internet grufola nelle possibili variazioni dei loro domicili: vivono nella casa di Washington scelta dopo l’uscita dalla presidenza anche se lei viaggia più di lui, insensibili alle voci di divorzio diffuse soprattutto tra il popolo trumpiano dalla figlia del compianto John McCain, Meghan, influencer di destra (peraltro i Clinton secondo varie voci “informatissime” sarebbero in procinto di divorziare dal lontano 1998, non male) gli Obama continuano a condividere messaggi pubblici affettuosi: a San Valentino, Barack ha pubblicato una foto con Michelle, scrivendo: “Trentadue anni insieme, e ancora mi togli il fiato”. Michelle ha risposto nel suo post: “Se c’è una persona su cui posso sempre contare, sei tu, @BarackObama. Sei la mia roccia. Lo sei sempre stato. Lo sarai sempre”.

Il libro

Così è la politica, specialmente quella americana. Non che la politica sia arrivata nella sua vita dopo l’incontro con Barack (peraltro lei gli fece promettere che se avesse perso l’elezione al Senato nel 2004 si sarebbe ritirato a vita privata, altro elemento spesso dimenticato dagli osservatori): suo padre, Fraser Robinson, era un impiegato comunale “di Chicago che faceva spesso volontariato per il partito democratico. E una delle migliori amiche di Michelle alla Whitney M. Young High School era Santita Jackson, la figlia maggiore del reverendo Jesse Jackson.

Sasha e Malia Obama: la prima ha studiato sociologia, la seconda lavora nel settore cinematografico. Condividono un appartamento a Los Angeles (Ipa)

Nel suo più recente libro – in America vende tante copie da essersi guadagnata un marchio editoriale tutto suo, Michelle Obama Books – spiega con chiarezza che «Scrivere Becoming è stato come tirare un sospiro di sollievo. Ha segnato l’inizio di una nuova fase della mia vita, anche se non avevo idea di come sarebbe andata. È stato anche il primo progetto interamente mio, non legato a Barack o alla sua amministrazione, alla vita delle nostre figlie o a qualche aspetto della mia precedente carriera. Ho amato immediatamente il senso di indipendenza…».

Già nel 2023 aveva spiegato all’amica Oprah Winfrey a una conferenza allo United Center di Chicago, che uscita dalla Casa Bianca aveva assaporato la gioia «di non dover più vivere dentro quella bolla».
Le aspettative del pubblico, americano ma non solo, su quello che le ex first lady dovrebbero o non dovrebbero fare, rislagono ai tempi di Eleanor Roosevelt. Alla Casa Bianca, negli Anni ‘0 e 40, rappresentò una figura rivoluzionaria: prima first lady dal profilo pubblico molto alto tramite una seguita rubrica sui giornali, trasmissioni radiofoniche e l’impegno concreto su questioni sociali come i diritti civili dei neri e delle donne. E lasciata la Casa Bianca nel 1945 dopo la morte del marito, fu tra i protagonisti della nascita delle Nazioni Unite.
La sua enorme visibilità e influenza resero il ruolo di first lady per la prima volta un ruolo pubblico, non solo privato, anche se la maggior parte delle first lady arrivate dopo di lei tornarono al vecchio modello – ricevimenti di Stato, sorrisi, etc – con la clamorosa eccezione di Jackie Kennedy, first lady con il carisma di una star di Hollywood (all’arrivo a Parigi, in visita di Stato, JFK che non solo aveva il senso dello humour ma capiva di avere a fianco una miniera d’oro mediatica cominciò il suo discorso con le parole «Sono il tizio che ha accompagnato qui Jackie»).

Ma c’è un “ma” importantissimo qui: sepolto il marito in quel funerale di Stato che per suo preciso volere seguì lo stesso rituale di quello per Abraham Lincoln – Jackie aveva il senso della Storia – sostanzialmente scomparve dalla vita pubblica. Si risposò, per l’orrore dei fans di allora, con un personaggio che più diverso da John non poteva essere – Aristotele Onassis – e morto Onassis si ritirò a New York lavorando in una casa editrice e facendo una vita il più possibile normale, scavalcando i numerosi tranelli mediatici nei quali avrebbe potuto cadere, scegliendo per l’appunto il silenzio che non fece altro che aggiungere lustro – esattamente come successe per Greta Garbo – alla sua figura.

E un inatteso salvagente alla strategia – «Scelgo me stessa» – di Michelle Obama arriva da Melania Trump, che indubbiamente avrebbe avuto il look giusto per diventare una star (è l’unica ex modella, nella storia americana, a diventare first lady) ma è sempre rimasta lontana (spesso anche fisicamente) dalla Casa Bianca durante il primo mandato, è quasi invisibile in questo secondo mandato, e soprattutto è rimasta del tutto invisibile nei quattro anni da ex first lady durante la presidenza Biden. Senza polemiche, senza bisogno di giustificarsi, senza dover spiegare perché – nonostante le varie vicende giudiziarie del marito legate a presunte relazioni extraconiugali e alla causa per stupro – non abbia divorziato.