Bagnaia si accontenta di essere un campione
Non provateci nemmeno, a sospettare che l’altra sera, quando Marc Marquez è caduto, io abbia esultato. La prima cosa che ho fatto è stata assicurarmi che non si fosse fatto niente, perché chi viaggia a quella velocità su due ruote ha tutta la mia ammirazione a prescindere. Una volta capito che era tutto okay, come testimoniato dai suoi sforzi poi frustrati di rimettersi in sella e concludere la gara con qualche punto, confesso di aver esultato sì, ma in positivo per Pecco Bagnaia, lanciato verso la prima vittoria di questa stagione per lui infida, cominciata malissimo e che ad Austin ha rivisto finalmente la luce. Le cadute fanno parte delle corse, come le collisioni in Formula 1, in realtà Marquez è finito a terra per il suo vecchio vizio di voler strafare» precisa Paolo Condò, nella sua rubrica “Un centimetro alla volta”.
«Bagnaia ha vinto in trasferta, si accontenta di essere un campione, e anche chi ne capisce poco – come me – non può fare a meno di strabuzzare gli occhi davanti a una staccata come quella che ad Austin gli ha permesso di superare il fratello di Marc Marquez, Alex. Ha frenato talmente tardi e con tale decisione che gli ultimi cinquanta metri prima della curva li ha percorsi con la ruota posteriore leggermente sollevata. Un numero da equilibrista per un sorpasso da circo. E quindi forza Pecco, che oltre tutto non ha nemmeno un fratello in pista ad assisterlo, come ha fatto Alex con Marc in Thailandia col giochino della gomma sgonfia. Regolamentare, sì. Ma il senso di un gran premio è il tutti contro tutti».


