L’Unione europea e la Cina non si uniranno contro Trump

(malgrado gli sforzi di Xi)

Il maggior dialogo tra Ue e Cina non sarà una partnership anti Usa. E perché questa alleanza non farebbe bene agli interessi europei

Fino alla vigilia del 2 aprile (Liberation Day), in Europa erano soprattutto i progressisti a odiare Trump: per quello che è, per i valori che rappresenta. Dopo il 2 aprile, con la guerra dei dazi a tutto campo, anche molti conservatori europei hanno cominciato a considerarlo un leader pericoloso, dannoso, inaffidabile, capace di infliggere costi pesanti all’economia mondiale.

In questo clima di universale ostilità verso Trump molti arrivano ad auspicare un’alleanza Europa-Cina per sconfiggere questa America. Ma questa alleanza non sarebbe affatto benefica per gli interessi europei, e per questa ragione rimane altamente improbabile. Nonostante gli sforzi evidenti di Xi Jinping per accreditarla.
Europa e Cina si trovano sullo stesso versante del macro-squilibrio globale: esportano in America più di quanto importano dall’America. La Repubblica Popolare, come e più della Germania, si è costruita per decenni un modello di sviluppo mercantilista, che presuppone la repressione dei consumi interni e l’accumulo di avanzi commerciali esterni. Ma queste analogie non comportano convergenze di interessi: anzi, è vero il contrario. Se l’America si chiude, la Cina cercherà sbocchi altrove per le sue eccedenze industriali. Questo può significare una sola cosa. Guai in vista per le economie europee.

Vi propongo l’analisi di questo tema da parte di uno dei miei think tank preferiti, Eurasia Group, nel testo seguente a firma di Emre Peker e Mujtaba Rahman, i direttori della sua divisione europea:
«L’Ue sarà costretta a contrastare simultaneamente la sovraccapacità industriale cinese e le deviazioni del commercio globale sullo sfondo di una guerra commerciale transatlantica scatenata da Trump; Bruxelles risponderà offrendo cooperazione a Pechino, ma rafforzando allo stesso tempo le misure protezionistiche contro la Cina.

Le deviazioni commerciali, causate dall’escalation della guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina, spingeranno la Commissione Europea ad attuare misure di salvaguardia per evitare che la Cina e altri Paesi riversino i loro prodotti sul mercato europeo; i dazi di Trump costringeranno Bruxelles ad adottare una linea commerciale più dura nei confronti di Pechino.

I responsabili politici europei adotteranno una retorica più morbida nei confronti della Cina per evitare una guerra commerciale su due fronti, ma è altamente improbabile che questo si traduca in una cooperazione tra Bruxelles e Pechino contro Washington; qualsiasi allentamento delle azioni commerciali dell’Ue contro la Cina avverrà solo in seguito a improbabili concessioni da parte di Pechino su questioni di lunga data come la sovraccapacità, l’accesso al mercato interno cinese, le condizioni di reciprocità, gli investimenti e il sostegno cinese alla Russia nella guerra in Ucraina.

Quando Trump è entrato in carica, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che l’Ue avrebbe dovuto impegnarsi con la Cina per espandere i legami commerciali e di investimento. Molti sono rimasti sorpresi dal tono più conciliante di von der Leyen, nota come una delle principali fautrici di una strategia di sicurezza economica in stile statunitense. In realtà i suoi interventi non segnano un cambiamento nella politica dell’Ue verso la Cina, ma evidenziano piuttosto l’approccio pragmatico e transazionale che Bruxelles intende adottare per gestire i rischi economici provenienti sia dagli Stati Uniti sia dalla Cina.

Bruxelles inasprirà la sua posizione contro le pratiche commerciali sleali della Cina. Il maggior dialogo tra Ue e Cina non si tradurrà in una partnership contro gli Stati Uniti. Al contrario, l’Ue continuerà a cercare il dialogo con Washington per contrastare congiuntamente la sovraccapacità industriale cinese, come parte degli sforzi di Bruxelles per allentare le tensioni commerciali transatlantiche. La Commissione manterrà inoltre la pressione sulle politiche di mercato distorsive di Pechino, cercando di riequilibrare il crescente deficit commerciale europeo con la Cina.

Le relazioni transatlantiche — dal commercio alla sicurezza — difficilmente si riprenderanno del tutto dai danni della seconda presidenza Trump. Di conseguenza, l’Ue dovrà affrontare la gestione del dossier Cina da sola, in un contesto di indebolimento dell’ordine globale multilaterale.

La massima priorità dell’Ue sarà evitare una guerra commerciale su due fronti con Stati Uniti e Cina. Bruxelles cercherà di proteggere l’Europa dal dumping cinese e dalla sovraccapacità senza provocare ritorsioni da parte di Pechino. Il fatto che Pechino sia concentrata sulle tariffe statunitensi aiuterà probabilmente Bruxelles a evitare l’escalation delle tensioni commerciali Ue-Cina. Allo stesso modo, gli appelli cinesi affinché l’Ue sostenga insieme un ordine internazionale basato sulle regole forniranno a Bruxelles una copertura diplomatica per continuare a esercitare pressioni su Pechino riguardo agli squilibri commerciali e alla sovraccapacità industriale cinese.

Contrastare le deviazioni commerciali (export cinese impossibilitato a raggiungere il mercato Usa e quindi ri-diretto verso l’Europa, ndr) sarà la parte più semplice. La Commissione sta potenziando il suo meccanismo di monitoraggio e sarà molto sensibile agli aumenti delle importazioni che minano le industrie europee — in particolare nei settori critici come acciaio, alluminio, automobilistico, chimico e tecnologie pulite.

Convincere Pechino a cooperare per riequilibrare il commercio Ue-Cina sarà invece molto più difficile. Von der Leyen ha chiesto reciprocità e correttezza da parte di Pechino. Il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic ha sottolineato gli stessi punti durante una visita in Cina il 27-28 marzo. Ha chiesto in particolare parità di condizioni, un migliore accesso delle imprese europee al mercato cinese, e azioni concrete da parte di Pechino sulla sovraccapacità industriale.

Ha inoltre affermato che gli investimenti cinesi nell’Ue — in particolare nel settore dei veicoli elettrici (EV) e delle relative filiere — dovrebbero comportare trasferimenti tecnologici. La Cina non ha ancora risposto alle richieste specifiche dell’Ue.

Oltre alle misure di salvaguardia per proteggersi dalle deviazioni del commercio cinese verso l’UE, il blocco continuerà anche a espandere le sue indagini anti-sussidio e anti-dumping sui prodotti cinesi. Gran parte dell’azione commerciale dell’Ue sarà guidata dai reclami dell’industria e dal monitoraggio della Commissione su picchi di importazioni. Bruxelles continuerà a concentrarsi sui metalli e sui prodotti chimici, con l’intenzione di intervenire anche in altri settori come elettrolizzatori, batterie, turbine eoliche e chip».