di Alessandro Trocino
Boicottare un festival di fumetti e videogames. Detto così, suona già abbastanza ridicolo. Se poi ci mettiamo il titolo di Adnkronos, va peggio: «Il fumettista di Topolino: rispetto Zerocalcare, ma per me esserci è necessario». Armadillo e gli amici di Rebibbia contro Topolino e tutta Paperopoli.
Ma mettiamo da parte le facili ironie, perché mentre qui ci si indigna in salotto e si motteggia, lì (in Israele e a Gaza) si muore massacrati dalle mitragliette di Hamas e dalle bombe del governo israeliano. Se proviamo a dirlo con più pacatezza, il gesto simbolico di fumettisti e politici che hanno deciso di disertare la manifestazione suona incongruo, sproporzionato rispetto all’obiettivo e soprattutto controproducente.
Già, qual è l’obiettivo? Lucca Comics è cominciata oggi e, dopo Michele Rech (ZeroCalcare), c’è stata una slavina di diserzioni. Hanno deciso di non partecipare Amnesty International, Fumettibrutti (Josephine Yole Signorelli), la tiktoker La Biblioteca di Daphne, il cantante Giancane e la Cgil di Lucca. Il motivo lo ha scritto Zerocalcare: «Purtroppo il patrocinio dell’ambasciata israeliana per me rappresenta un problema». Il patrocinio nasceva dal fatto che il manifesto dell’edizione di quest’anno è stato disegnato da Asaf e Tomer Hanuka, due fumettisti israeliani. Che, ieri, hanno annunciato la loro assenza, con una motivazione che dovrebbe mettere i brividi a chi diserta: «Non ci sentiamo di spostarci da una zona di guerra vera verso una zona di conflitto mediatico».

Come spesso accade, il dibattito su una cosa vera, e tragica, la guerra in Israele e Gaza, si è subito trasformato in un giochino personalistico tutto interno, di permalosità reciproche, rivendicazioni ideologiche, ripicche un po’ patetiche. E comparazioni. Perché questo è il gioco più diffuso nella politica da social (e da bar) italiana. E allora si mette tutto insieme, Hamas e l’Isis, i curdi e l’apartheid, Armita Garavand e Bibi Netanyahu, l’antisemitismo e il massacro di Gaza. Zerocalcare ha risposto a Maurizio Crippa che sull’ultra filo israeliano Foglio lo attaccava: «Io ero in Siria a supportare i curdi contro l’Isis, tu che fai?». Ma non seguiamo oltre la logica del «io ho detto» «e tu invece», «antisemita», «massacratore», «e allora l’Ucraina».
Qui interessa capire: ha senso boicottare una manifestazione, Lucca Comics, perché ha il patrocinio dell’ambasciata di Israele? Dice Zerocalcare, bontà sua, che «non è una gara di radicalità e non c’è nessuna lezione o giudizio morale verso chi andrà a Lucca», ma poi si chiede come sia possibile «che una manifestazione culturale di questa importanza non si interroghi sull’opportunità di collaborare con la rappresentanza di un governo che sta perpetrando crimini di guerra in spregio del diritto internazionale». La questione, posta così, ha una risposta facile. Lucca Comics non sta collaborando con Netanyahu, ha solo scelto due artisti israeliani – pacifisti, di sinistra, molto critici con il governo – per disegnare un poster. E com’è d’uso, l’ambasciata del Paese dà il suo patrocinio (lo ha dato nel giugno scorso).

L’obiettivo di ZeroCalcare è dunque quello di «non collaborare con la rappresentanza» di Israele. Ma andando a Lucca Comics avrebbe collaborato? In che modo? Avrebbe dato il suo implicito assenso all’assedio e al bombardamento di Gaza? Seriamente? Riccardo Noury (che ospitiamo ogni settimana su questa newsletter) dice: «Nel momento in cui Amnesty International denuncia crimini di guerra, e gli attacchi di questi giorni contro la popolazione di Gaza, per noi è incompatibile stare lì». Esattamente perché? È una manifestazione che fa propaganda per il genocidio del popolo palestinese? Non sembra. Anzi: proprio no, semmai il contrario, visti gli invitati. Eppure anche Stefano Disegni, sul Fatto, scrive: «Bibi è folle e per questo non andrò a Lucca». Ma che c’entra?
La «geopolitica del fumetto», la chiama la Stampa. Nelle nostre guerricciole ideologiche un po’ straccione, la sinistra radicale dei social e della cultura si è tirata indietro, la destra ufficiale gongola. A inaugurare ci sarà nientedimeno che il ministro degli Esteri Antonio Tajani (lo scorso anno neanche un sottosegretario) e Matteo Salvini ha detto che farà di tutto per partecipare. Insomma, una fiera di fumetti è diventata una ghiotta occasione di propaganda interna.
Non un gran risultato, no? Luca Bottura sulla Stampa aggiunge una motivazione per dire no. A Lucca nelle scorse settimane è stata negata l’intitolazione di una strada a Sandro Pertini, perché «partigiano». Del resto, in giunta ci sono due ex militanti di CasaPound. Il sindaco Mario Pardini si è affrettato a dire che si è trattato di «un errore di comunicazione» e che presto ci sarà «via Pertini». Ma per la sinistra Lucca è ormai infrequentabile. Bottura non ha compulsato saggisti e fumettisti israeliani o palestinesi, non ha meditato su argomentati testi di geopolitica. Ha seguito il consiglio di una figlia quindicenne: «Qualche giorno fa, la minore delle figlie (l’altra va, inevitabilmente, per lavoro) mi ha detto: “Ma sei sicuro?”. Sono sicuro, mi chiedeva, di recarmi regolarmente a Lucca come se il cosplay di Mussolini, il tizio della locale giunta che non vuole intitolare vie a Sandro Pertini “perché gli antifascisti no”, quello di CasaPound, fosse una cosa normale? Così, ieri, ho cancellato».
E va bene, va’ dove ti porta il cuore e soprattutto la figlia. Andare o non andare, alla fine, è una questione di scelte personali. Resta poco chiaro il senso della diserzione ideologica, se non con la motivazione classica, della testimonianza autoconsolatoria, quella che ci fa stare a posto con la coscienza, che ci fa dire, a costo zero: siamo dalla parte giusta. Lo dice Bottura, rivendicando il «velleitarismo»: «Gesti insensati di opposizione, persino ai mulini a vento, sono quasi l’ultimo anfratto di coscienza resiliente che ci resta».
Scelte simboliche, facili, ma in questo caso forse sbagliate e controproducenti. La parte giusta oggi sarebbe stato esserci, a Lucca. Accogliere l’Israele migliore, quella pacifista, quella che difende il diritto di Israele di esistere e debellare il terrorismo ma critica pesantemente la voglia di vendetta dell’estrema destra governativa. L’Israele migliore, anche se è la peggiore, perché poi è questa la democrazia, imperfetta come tutte, ed è questa destra di governo che ha dato il patrocinio a due artisti di sinistra.
Quale migliore occasione ci sarebbe stata di questa, per andare e testimoniare con la parola, come deve fare un intellettuale, o con i disegni, il proprio disprezzo per Hamas (si spera), la condanna inequivocabile dell’antisemitismo (si spera) e la propria rabbia per l’inaccettabile massacro in corso a Gaza e per la sorte dei palestinesi. Il tutto al fianco di due artisti israeliani pacifisti, lanciando una sfida con le parole. Volendo, persino nella «fascista Lucca» (siamo in democrazia) ci si poteva mettere in testa una kefiah, gridare «contro l’apartheid», inveire «contro il genocidio». Si poteva parlare, dire, discutere, testimoniare. Invece niente. Ci tocca una Lucca Comics triste, con Tajani in doppio petto, e forse Salvini in felpa. Senza dibattito, senza sfide, senza i palestinesi, senza gli israeliani. Una sconfitta per la tolleranza, e per la politica.


