«Dobbiamo esser pronti a crisi geopolitiche»
La banca centrale ha trasferito da New York e Ottawa riserve auree del valore di oltre 10 miliardi di euro. «Ci aspettiamo di non doverli mai vendere, ma dobbiamo essere preparati a farlo»
Francesco Bertolino

La banca centrale olandese (Dnb) ha trasferito a Londra 86 tonnellate d’oro conservate in gran parte a New York e, in misura minore, a Ottawa. Ad annunciarlo è stata la stessa autorità monetaria dei Paesi Bassi, giustificando la decisione di spostare una parte consistente delle sue riserve auree (circa il 14%) con «la crescente instabilità politica» e la conseguente necessità di «rafforzare la capacità di reazione in caso di crisi». Secondo la Dnb, infatti, l’oro custodito a Londra ha standard qualitativi più elevati ed è più facilmente liquidabile sul mercato nel caso in cui fosse necessario reperire in fretta risorse. «Ci aspettiamo di non dovere mai vendere lingotti, ma dobbiamo essere preparati a farlo», ha dichiarato la Dnb.
Il trasferimento
L’oro trasferito vale circa 10 miliardi di euro. Lo spostamento è stata in larga parte virtuale perché la Dnb ha fatto ricorso a una compravendita: ha ceduto 59 tonnellate di lingotti detenuti negli Stati Uniti e in Canada sul mercato nordamericano per poi ricomprarne un’eguale quantità sul mercato londinese. Altre 27 tonnellate d’oro sono invece state fisicamente trasferite a Zeist, il caveau della banca centrale olandese, da cui un’eguale quantità di lingotti in linea con gli standard internazionali è stata poi spostata a Londra. Il trasporto, del valore di oltre 3 miliardi, è rimasto ovviamente segreto sino al suo completamento. Così come è ignoto quanto la Dnb abbia pagato di assicurazioni per il trasferimento.

Le motivazioni
A seguito dell’operazione, la banca centrale olandese ha significativamente modificato l’allocazione delle sue riserve d’oro che, a fine 2025, ammontavano a 614 tonnellate (circa 72 miliardi di euro). Circa un terzo dei lingotti resta custodito a Zeist, nei Paesi Bassi. Un altro terzo è adesso conservato a Londra, mentre la quota di New York è scesa dal 31,3 al 18,5%. Una riduzione che la banca centrale olandese ha giustificato con la maggiori liquidità dell’oro di Londra ma che arriva in una fase di rapporti quanto mai tesi fra Europa e Stati Uniti. «Una distribuzione più equilibrata delle riserve tra Nord America, Regno Unito e Paesi Bassi – ha rimarcato la Dnb -contribuisce a diversificare i rischi e le rende più facilmente disponibili in caso di crisi».



