Sabato 3 ottobre sesta Giornata nazionale
Il caffè che inventò i tramezzini, l’hotel dove Dalla compose «Caruso» e quello del primo telegrafo di Marconi: i locali storici d’Italia in 200 indirizzi
Una guida e una giornata, sabato 3 ottobre, con visite guidate e degustazioni: filo rosso di questa edizione le grandi casate e i loro luoghi del cuore
Beba Marsano
Almeno 70 anni di onorata attività, ambienti d’epoca e un libro d’oro forte di personalità che hanno segnato la cultura, il costume, il gusto, la stessa identità del Belpaese. Queste le credenziali per far parte dei Locali storici d’Italia, galassia di 200 indirizzi – locande e grandi alberghi, botteghe e osterie, caffè e pasticcerie, distillerie e fiaschetterie – riuniti in meticoloso ordine alfabetico nella nuova guida, elegante volumetto dalla copertina ametista, caratteri argento in rilievo, formato tascabile e disegni al tratto come nei baedeker del Grand Tour.

Sabato 3 ottobre, data della loro sesta Giornata nazionale, spalancano le porte per condividere i sapori della memoria. Visite guidate e degustazioni svelano indiscrezioni e curiosità, vizi e vezzi di frequentatori illustri: una lista interminabile di teste coronate, artisti, intellettuali, divi del cinema, mattatori del jet set. Un viaggio sentimental-papillare dietro le quinte della storia, in cornici d’atmosfera ricche, spesso, di autentiche opere d’arte. Vittorio Sgarbi, dei Locali Storici, diceva che «non sono meno importanti dei musei».
Tra stucchi, specchi, marmi e boiserie qui si sono consumati grandi e piccoli fatti d’Italia. Se ai tavolini del Gambrinus di Napoli Matilde Serao ed Edoardo Scarfoglio fondano Il Mattino, al Grand Hotel Minerva di Firenze Henry Wadsworth Longfellow traduce per la prima volta la Divina Commedia in lingua inglese. E se il Caffè Mulassano di Torino inventa i tramezzini (battezzati così da Gabriele d’Annunzio), il Camparino in Galleria istituisce il rito dell’aperitivo milanese. E mentre Il vero Alfredo di Roma consacra le fettuccine servendole ad Alfred Hitchcock e Ava Gardner, John Wayne e Ringo Starr, lo scià di Persia e Juan Carlos di Spagna, a Genova Zeffirino rende universale il pesto; lo spedisce in America a Frank Sinatra, ne fornisce un quintale a Luciano Pavarotti per la tournée in Cina e lo manda in Vaticano alla mensa di ben tre papi.



Questa edizione ha come sottile fil rouge le grandi casate e i loro luoghi del cuore. Dal Bellevue di Cogne, dove villeggiavano Umberto di Savoia e Maria José, che volle pranzare qui con la figlia Maria Gabriella anche il giorno della vendita del castello di Sarre allo Stato italiano, al Grand Hotel Excelsior Vittoria a Sorrento, amato da Margaret d’Inghilterra, Richard Wagner e Lucio Dalla, che vi compose Caruso mentre occupava la suite del grande tenore spalancata sul golfo di Napoli.
Altri appuntamenti della giornata? Alla pasticceria Roletti di San Giorgio Canavese (prediletta dalla regina Margherita) per una merenda sabauda con vermouth della casa; al ristorante Al Colombo di Venezia, cenacolo di artisti, attori, poeti, per la mostra fotografica di Mark Edward Smith; al Royal Victoria Hotel di Pisa, l’albergo più antico d’Italia a pochi passi dalla Torre pendente, per la conferenza sui viaggiatori inglesi tra Otto e Novecento. Ambasciatore di quest’anno il principe Guglielmo Giovanelli Marconi, nipote di Guglielmo Marconi che proprio da un Locale storico d’Italia, il Grand Hotel Miramare di Santa Margherita Ligure, trasmise per la prima volta (era il 1933) segnali radio telegrafici e telefonici a una distanza di 150 chilometri.

La nuova guida ai Locali Storici d’Italia: quasi 200 caffè, locande, osterie per celebrare la tradizione
Viaggio nella memoria del gusto, dai caffè letterari ai luoghi della dolce vita.
di Beba Marsano
Ecco 10 indirizzi in cui sono protagoniste bibite di ogni genere, acqua (termale) compresa.

ALBERGO RISTORANTE SAN GIORS (già Ponte Dora), Torino
Potrebbe essere nata in questo “albergo con stallaggio” l’espressione “bicchiere della staffa”, quell’ultimo sorso prima del congedo, ingollato quando il cavallo è già sellato e il piede poggiato per montare. Tra le insegne più antiche di Torino, in posizione prossima a mercati, ponti, stazioni ferroviarie, la locanda è sempre stata punto di riferimento per mercanti e viaggiatori; oggi, fresca di restyling, non ha perso il contatto con la propria storia. Soprattutto in cucina, feudo della tradizione piemontese.


PASTICCERIA ROLETTI 1896, San Giorgio Canavese
Vanto di questa storica pasticceria – già fornitrice della Real Casa e amatissima da Guido Gozzano – il Biscotto della duchessa, dolcissima, oblunga meringa al cacao dedicata alla più bella nobildonna del tempo, Lidia d’Arenberg. Una delizia da accompagnare all’altrettanto celebre vermouth Roletti, preparato secondo la ricetta conservata nel Metodo per liquori, manoscritto datato 1892 del fondatore Giuseppe Roletti. Un manuale per la preparazione di tinture, estratti, sciroppi ed elisir vari, dai più oscuri e dimenticati ai classici ancora in voga.


GINROSA, Milano
Ginrosa? È il nome di un locale e di un piccolo capolavoro del bere miscelato. Quell’aperitivo rosa di Milano a base di erbe aromatiche, radici di piante officinali, bacche di ginepro, brevettato a fine Ottocento e unico in grado di affrontare la concorrenza con il rosso Campari. Da allora il bitter Ginrosa (venduto anche in bottiglia) resta il best seller di questo glorioso bar a un passo da piazza San Babila, che si fregia ancora dell’insegna con il lettering di una volta.


NARDINI, Bassano del Grappa
Ci sono i vecchi alambicchi; il camino dove si appartavano d’Annunzio e la Duse; il bancone davanti al quale sedeva, spalle al muro, Hemingway, che vi iniziò Addio alle armi. Benvenuti da Nardini, la grapperia più antica d’Italia (1779), monumento all’arte della distilleria sul famoso ponte in legno detto “degli Alpini” progettato dal Palladio. Qui si concesse un bicchierino pure la Regina Madre, in visita a Bassano nel 1987, che conosceva bene la grappa Nardini per averla scelta a suggello del banchetto di nozze della figlia Elisabetta con il principe Filippo.


BALZOLA, Alassio
Lungo il celebre Budello c’è Balzola, piccolo Florian per gli interni in Settecento veneziano, culla del primo caffè concerto d’Italia e di quei ghiotti Baci di Alassio battezzati da Gabriele d’Annunzio – che li offriva a Eleonora Duse – «dolci della galanteria». Aperto nel 1902 da Pasquale Balzola, maestro liquorista della Martini & Rossi, introduce nuovi rituali con l’Aperitivo Balzola (infusione di erbe e cortecce liguri con scorze d’arance dolci e amare) e l’Amaro dei Saraceni. Fiori all’occhiello della casa, preparati tuttora secondo le ricette originali.


AL BRINDISI, Ferrara
Secondo il Guinness dei primati è l’enoteca più antica al mondo, documentata ufficialmente dal 1435, ma attiva almeno dal 1100, quando fungeva da mensa per le maestranze impegnate nella costruzione della vicina cattedrale. Come Hostaria del Chiuchiolino – da “chiù”, ubriacone – fu poi frequentata da personaggi quali Benvenuto Cellini, Tiziano, Torquato Tasso, Ludovico Ariosto (che la cita nella commedia La Lena) e Niccolò Copernico, studente all’Università di Ferrara, che abitava le stanze al primo piano.


CAFFÈ STORICO TETTUCCIO, Montecatini Terme
Icona Belle Époque, le Terme Tettuccio di Montecatini racchiudono un caffè gioiello che mantiene inalterati il fascino e le eleganze fin de siècle: il Tettuccio. Un ambiente tutto specchi e boiserie, impreziosito dagli affreschi allegorici di Giulio Bargellini e dalle grandi tele bucoliche di Maria Biseo, sua allieva in Accademia. Ai tempi gloriosi del termalismo qui gli ospiti sorseggiavano le acque curative mentre assistevano a presentazioni di libri e conversazioni letterarie con figure come Luigi Pirandello, Trilussa, Filippo Tommaso Marinetti.


BABINGTON’S TEA ROOMS, Roma
Prima sala da tè d’Italia (1893), aperta per la comunità inglese della capitale quando le aromatiche foglioline erano vendute solo in farmacia come medicinale. Tra rituali vittoriani e tazze in porcellana, si continuano a servire miscele pregiate create in esclusiva abbinate agli scones, ai finger sandwiches, ai biscottini fatti in casa. Tra gli habitués, Audrey Hepburn mentre girava Vacanze romane e Federico Fellini, che abitava nella vicina via Margutta; si metteva in disparte, disegnava e ordinava sempre caldissimi muffins al formaggio e prosciutto.


GRAN CAFFÈ GAMBRINUS, Napoli
Qui si sono fondati giornali (Il Mattino), scritte poesie (A vucchella di d’Annunzio), girati film (Carosello napoletano con Sophia Loren). E proprio qui, nel tempio dell’espresso, è nata nel secondo Ottocento la pratica virtuosa del caffè sospeso, che consiste nel lasciarne uno pagato a favore di chi non può concederselo. Ai banconi trionfa la grande pasticceria partenopea: pastiere, capresi, sfogliatelle frolle e ricce, zeppole, struffoli, babà nella versione classica e nella novità a bicchiere, da consumare passeggiando.


CASA DEL BRODO (“dal Dottore”), Palermo
La storia più curiosa? Quella della Casa del Brodo, trattoria consacrata da un’epidemia. Succede a inizio Novecento, quando i palermitani scoprono il potere corroborante del miracoloso preparato di Salvatore Catanese. E il locale – anche in virtù del camice bianco del cuoco – viene scherzosamente detto “dal Dottore”. Negli anni ‘40 la stessa contessa Franca Tasca d’Almerita manda a prendere per le minestre di palazzo quel brodo di carne, tuttora preparato secondo l’antica ricetta, diventato una vera istituzione cittadina.

La guida (aggiornata ogni due anni) può essere richiesta all’Associazione Locali Storici d’Italia; è gratuita, eccetto le spese di spedizione.

















