L’Inter sciupa ma corre. Il Como salirà ancora

Quello che si intuiva adesso è sicuro: il Como è destinato a salire ancora. La vittoria di Napoli, bella nella prima ora e sofferta nell’ultima mezza – e questo ne accresce i meriti – ci consegna una formazione che disegna linee di gioco piacevoli ed efficaci grazie a una qualità tecnica media molto elevata, e che giocando sempre di squadra minimizza i rischi connessi ai molti giocatori offensivi schierati assieme da Fabregas.

La linea sulla trequarti composta da Diao, Nico Paz e Baturina funziona alla grande quando ha la palla fra i piedi e si sacrifica in copertura quando il Napoli, dopo un’ora a prendere colpi, rialza finalmente la testa e col rifiorito De Bruyne cambia verso alla gara, ma non risultato. Il gol del 2-1 di Douvikas, un regalo di Anguissa in fase di ripartenza, resta così decisivo. Era il primo confronto forte del campionato, fra due delle squadre di Champions, e anche la risposta è stata forte: Fabregas viaggerà ad alta quota, Allegri vedremo. Sabato c’è Inter-Napoli, un’occasione di rilancio ma anche il rischio di finire a meno 6 dopo tre partite, e far decollare i malumori. Con modalità diverse, anche l’Inter ha dominato la sua gara rischiando però nel finale di farsi raggiungere da un ottimo Cagliari: colpa dei numerosi errori sotto porta nei lunghi periodi di controllo, e merito di un eccellente salvataggio di Bisseck sotto porta. Parliamo comunque di uno squadrone che sta già molto bene.

Se si escludono Inter e Como, e vedremo oggi la Roma – le squadre che hanno mantenuto la loro fisionomia migliorandola con coerenza – due giornate non bastano a ricavare più di un’impressione sulle altre forze in campo. Però queste prime due giornate sono state anche le ultime giocate a mercato aperto. E quindi i sei punti su sei ottenuti da Milan e Juventus hanno un valore perché più delle altre squadre destinate all’alta classifica avevano delle cose da fare, in entrata e in uscita. E queste cose – ora lo sappiamo – non sono costate punti. Poco più di tre mesi fa Milan e Juve erano crollate sul traguardo, restando fuori dalla Champions a vantaggio di Roma e Como: nelle ultime cinque giornate il Milan di Allegri aveva raccolto 4 punti, la Juve di Spalletti 6, a fronte dei 13 del Como di Fabregas e dei 15 – bottino pieno – della Roma di Gasperini. Un sorpasso sul filo di lana di due squadre volanti su due sacchi vuoti di energie, e che avevano dato il via allo sprint – si fa per dire – con uno 0-0 non giocato a San Siro, pensando che un punto a testa sarebbe bastato per garantirsi il traguardo. Allegri non ha fatto in tempo a pentirsene, il Milan l’ha subito esonerato. Spalletti ha resistito perché l’epurazione è avvenuta al livello superiore, quello dei dirigenti, com’era giusto: sono anni che a Torino sbagliano il mercato, se dai tempi dell’ultimo scudetto il rendimento oscilla attorno a 70 punti la mediocrità del reclutamento è evidente. Benedetto dal portentoso ingresso in scena di Nico Gonzales, decisivo per battere il Parma, Spalletti nel dopopartita ha lanciato un messaggio preciso a Carnevali dicendo “abbiamo tenuto Gonzales” quando l’amministratore delegato prima del match aveva definito i suoi giocatori “tutti in vendita in caso di buona offerta”. Spalletti avrebbe voluto tenere Vlahovic – è lui l’uomo che riempie l’area di cui lamenta la mancanza – ma s’è dovuto arrendere perché il centravanti serbo non l’ha aiutato a farsi confermare riducendo le sue pretese economiche. Adesso però almeno Nico vedete di trattenerglielo sul serio.

Il Milan come la Juve è un’opera ancora aperta, ed è logico che sia un po’ più indietro considerato che Amorim ha cambiato tutto rispetto ad Allegri. La cessione di Leao era ormai necessaria per un insieme di motivi, ma fin qui è mancata una trequarti di qualità: la rivedremo quando Rabiot sarà tornato al 100 per cento, Pulisic sarà guarito e Moreira, che non ha giocato ancora un minuto, avrà fatto vedere di cosa è capace. Questa cosa di dover aspettare settimane per vedere all’opera i nuovi acquisti non l’ho mai capita.
Qualche appunto sul resto della classifica. La Lazio a sei punti e la Fiorentina a zero ribaltano ogni previsione e invitano all’indagine. Una è facile. Le grandi celebrazioni, com’è stata quella del centenario della Fiorentina, non si organizzano il giorno della partita, perché inconsciamente tolgono concentrazione e la Viola, sabato, è stata una squadra distratta nel primo tempo e disperata nel secondo. Mai lucida.
Ultimo pensiero per il neo designatore Orsato, uomo di personalità così spiccata da aver già convinto gli arbitri a limitare al massimo il ricorso al Var, fidandosi di ciò che viene visto in campo. È un trend che ci vede favorevoli, a patto che non diventi un divieto subliminale: quando Jimenez ha colpito due volte Bracaglia, e almeno la seconda non era una spinta ma un pugno, il Var avrebbe dovuto richiamare l’arbitro. Quello era un cartellino rosso, il giallo è stato un chiaro ed evidente errore.