Assistiamo a una atmosfera di odio e di aggressività (soprattutto nei social) che tocca tutti gli strati sociali. È in atto una voglia di regressione brutale. Ma perché vogliamo tornare a un mondo arcaico basato su sentimenti e azioni primitivi in cui la vendetta era la sola forma di giustizia?
DACIA MARAINI
Le notizie che arrivano dal mondo sono inquietanti: assistiamo a guerre che non hanno più una connotazione politica, ma appaiono come vendette a base personale che fanno strage dei più deboli. Leggiamo di un femminicidio al giorno. Assistiamo a una atmosfera di odio e di aggressività (soprattutto nei social) che tocca tutti gli strati sociali. È in atto una voglia di regressione brutale. Ma perché vogliamo tornare a un mondo arcaico basato su sentimenti e azioni primitivi in cui la vendetta era la sola forma di giustizia? William Reich sostiene che l’essere umano, quando ha paura, torna al branco e affida tutto il potere a un capobranco che mostra i denti, senza preoccuparsi che sia prepotente e crudele. La grande conquista della società umana è stata proprio il passaggio dalla vendetta alla giustizia. La vendetta è personale e arbitraria, la giustizia si avvale di leggi uguali per tutti, dà la possibilità al colpevole di difendersi e la decisione della pena è affidata a volontà estranee. Con la giustizia si prendono le distanze dalla tradizione belluina del risarcimento fisico immediato e feroce. Anche il femminicidio sembra rispondere a questa antica legge vendicativa: Tu vuoi andartene, vuoi affermare la tua volontà contro la mia? Non riconosci la mia autorità, il mio possesso? Allora io mi vendico e ti uccido.
Ma cosa ha provocato questa infausta voglia di tornare a sentimenti e azioni antistorici? La risposta più credibile si riassumerebbe in una sola parola: paura. La paura crea fantasmi, deforma la realtà, spinge a chiudersi alzando muri, coltivando odio e vendetta. Paura di che? Paradossalmente si direbbe proprio di ciò che gli esseri umani stanno creando: la diffusione di una tecnologia sempre più autonoma (l’intelligenza artificiale) che cambia i rapporti di lavoro e la struttura della famiglia, crea modi di comunicazione democratici ma privi di regole e basati sull’arbitrio. E poi c’è la paura dei cambiamenti climatici, che per quanto negata, si fa sentire. E infine , la più sentita direi, è la grande paura di perdere l’identità religiosa e sociale di fronte ai grandi movimenti di massa. Tre paure profonde stanno ribaltando gli equilibri stabiliti da secoli, creando un clima di incertezza che molti pensano si possano risolvere solo con una guerra. Mi chiedo se l’essere umano abbia ancora la capacità di riflettere sulle conseguenze delle sue vendette e se non capisca che, come è stato detto, abbiamo un solo mondo e una sola vita. Abbiamo il diritto e il dovere di difenderli.



