17 Febbraio
DAGOREPORT

Le sberle di Marina B. alla linea politica di Giorgia Meloni e del suo alleato-complice Antonio Taiani, rilasciate a “Il Foglio” anziché al quotidiano “Il Giornale”, di cui la Famiglia del Biscione ha in tasca il 30%, erano in cottura da due settimane.
Intanto, oltre ai temi delle deportazioni trumpiane e diritti arcobaleno, la primogenita ci teneva a sottolineare che Donald Trump, uno che sta calpestano il mondo con una velocità spietata e insensata, non ha nulla a che vedere con Silvio Berlusconi. Non deve essere accostato allo scomparso Papi nemmeno da lontano.
Quindi, la Cavaliera intima alla Statista della Garbatella di correggere il tiro oppure qualcosa potrebbe accadere al suo partito alleato Forza Italia, la cui sopravvivenza, a partire dal nome Berlusconi nel simbolo, è nelle mani della Famiglia di Arcore (99 milioni di fidejussioni).
Dentro di sé, nell’attesa di scovare un leader carismatico per guidare Forza Italia, Marina cova la speranza che il soporifero settantenne Tajani possa riuscire a cambiare la linea oltranzista della Giorgia dei Due Mondi (ciao core!)
MARINA SFIDUCIA MELONI E TAJANI
Giacomo Galanti per La Repubblica
Un segnale opposto alla politica estera del governo di Giorgia Meloni, nel giorno del vertice di Parigi per rispondere agli Stati Uniti di Donald Trump. E un messaggio interno a Forza Italia, il partito fondato dal padre oggi alleato con la premier. È quanto viene sottolineato nelle prime reazioni del mondo politico alla lunga intervista di Marina Berlusconi rilasciata al quotidiano il Foglio.
A intervenire soprattutto alcuni esponenti della galassia centrista, con tutta evidenza interessati ai movimenti intorno al partito azzurro. Secondo Enrico Borghi, capogruppo al Senato di Italia viva, si tratta di una sfiducia all’attuale segretario di Forza Italia e vicepremier, Antonio Tajani. “La Forza Italia di Tajani – afferma – vota la fiducia al governo Meloni, mentre la famiglia Berlusconi, con Marina, sfiducia Tajani. Mi pare che siano posizioni molto diverse”.
Raffaella Paita, coordinatrice nazionale del partito renziano, parla di intervista “davvero condivisibile” che “abbiamo letto con interesse”. La senatrice, citando le parole di preoccupazione della presidente di Fininvest nei confronti di Trump, evidenzia le differenze di pensiero rispetto alle posizioni del governo di centrodestra:
“Quello che traccia è il percorso di una destra europea, moderna, liberale, riformista – spiega -. Del resto, Silvio Berlusconi non ha mai amato Donald Trump. Quello che colpisce è che le parole di Marina vanno in direzione opposta all’operato del governo e suonano un po’ come una sveglia a Antonio Tajani, che ha schiacciato le politiche di Forza Italia su quelle di Giorgia Meloni”.
Nelle parole della presidente di Fininvest, vede uno spunto di riflessione sul sistema politico italiano Luigi Marattin, deputato del gruppo misto e presidente di Orizzonti Liberali. “Con ampie riflessioni che spaziano dall’Europa all’ambiente, dall’immigrazione ai diritti civili, da Putin alle tasse, dalla concorrenza alle fusioni bancarie”, Marina Berlusconi “ha sancito una verità che tanti di noi pensano da tempo: l’offerta politica di cui l’Italia oggi ha bisogno è lontana anni luce sia da questo centrodestra che da questo centrosinistra”.
Da segnalare anche la presa di posizione di Azione, attraverso la deputata Daniela Ruffino: “L’ultima cosa da fare è manipolare la bella intervista di Marina Berlusconi – dice -Le sue parole sono uno sprone per tutti coloro che hanno dimenticato, oppure esitano a ricordare quali e dove sono le radici della democrazia e della libertà. La sua intervista assomiglia tanto a un post it per Giorgia Meloni in partenza per Parigi”.
Dalle file di Forza Italia invece arriva un generale plauso all’intervista di Berlusconi. In particolare per le parole spese sull’Europa. Alessandro Sorte, deputato e segretario regionale della Lombardia, afferma: “La ringrazio per il suo contributo: le sue parole rappresentano una bussola per tutti noi e forniscono utili elementi di riflessione a tutti i leader europei”.
L’europarlamentare Letizia Moratti commenta: “Marina Berlusconi oggi sul Foglio ci ha presentato una lucida analisi sui valori dell’Occidente e quanto sia rilevante l’importanza di preservarli in questo delicato momento storico”.
18 Febbraio

”Marina Berlusconi è un’imprenditrice e può dire quel che le pare… Ogni sua intervista viene sempre vista in chiave politica: chissà cosa vuol dire, sconfessa questo, sconfessa quello… Non è così. E’ un imprenditrice e dice giustamente quel che vuole. Non è che ogni volta deve essere interpretato quel che dice”.
Interpellato dai cronisti alla Camera, Antonio Tajani, commenta l’intervista di Marina Berlusconi sulla politica di Donad Trump, la guerra in Ucraina e la questione dei diritti civili, che ha acceso il dibattito nel centrodestra e non solo. Il segretario nazionale azzurro smentisce chi ha interpretato le parole della primogenita del Cav come un monito a Fi e agli alleati, Giorgia Meloni in testa.
”Un imprenditrice -insiste il ministro degli Esteri- può dire quel che le pare, dice quel che pensa. Allora, se fa una intervista De Benedetti o Lapo Elkann e se la fa -che ne so- Benetton”, che facciamo?, si chiede Tajani. A chi gli fa notare che però la presidente di Fininvest ha legami anche di carattere economico con Fi (i figli di Berlusconi hanno ereditato anche le fideiussioni per circa 100 milioni di euro a ‘garanzia’ della tenuta del partito),
Tajani replica: ”Cosa c’entra questo? Loro, la famiglia Berlusconi, non hanno mai fatto pesare questo, né noi ci siamo mai sentiti prigionieri di questo… Abbiamo sempre ascoltato, ritorniamo sempre allo stesso punto. Sembra chissà che cosa: il monito qua, il monito là… Un’imprenditrice parla e dice quel che pensa giustamente. Ogni persona è libera di esprimersi”.
19 Febbraio
Lo sgambetto di Salvini a Marina Berlusconi: “Donald? È da Nobel”
Tajani sulla presidente Fininvest: “Come imprenditrice dice quello che le pare”
Matteo Pucciarelli per

E così anche Marina Berlusconi entra nella schiera dei “rosiconi”, perlomeno secondo il parere di Matteo Salvini. Il leader della Lega infatti commenta a scoppio ritardato l’intervista al Foglio della presidente di Fininvest, figlia del Cavaliere e principale finanziatrice di Forza Italia. E nel farlo, seppur indirettamente, dà un giudizio pesante su di lei: «L’elezione di Trump cambia tutto, chi lo critica o rosica o non capisce — dice il vicepremier, a Genova per un sopralluogo dei cantieri del terzo valico — Io penso che il nemico non sia Trump, sta facendo più lui in poche settimane che Biden in quattro anni, se uno riesce a mettere al tavolo Putin, Zelensky, Netanyahu e i paesi arabi, gli diamo il Nobel per la Pace, altro che “bullismo”». Tanto per rimarcare che non erano parole uscite a caso, il segretario federale del Carroccio ha condiviso l’opinione anche sui social con una card apposita.
Ma facendo un passo indietro, Berlusconi nel suo colloquio uscito in edicola lunedì aveva espresso opinioni nette su diverse questioni. Dalla politica estera (alcune mosse di Trump «sono bullismo politico», gli alleati sono ridotti «a paesi-satellite») ai diritti civili (sì ai matrimoni egualitari), passando per la critica al sovranismo («non può esserci sovranità nella solitudine») e alle nuove oligarchie del mondo big tech capeggiate da Elon Musk con la loro dittatura dell’algoritmo («non si era mai vista una concentrazione tale di ricchezza e potere nelle mani di così pochi»). Parole che quasi potevano, o possono, passare per un rinnovato manifesto politico, di natura liberale e riformista, destinato naturalmente al partito fondato da Silvio Berlusconi nel 1994. Oggi giocoforza schiacciato da Fratelli d’Italia da un lato e dalla Lega dall’altro, anche se Marina Berlusconi, nel notare come «i conservatori tradizionali vengono travolti dalle posizioni più reazionarie», dice di non riferirsi all’Italia.
Ma mentre né Giorgia Meloni né FdI hanno commentato, da via Bellerio si è scelto diversamente. Prima con il vicesegretario Andrea Crippa lunedì, poi ieri con Salvini che ha sparato a zero. La politica del Carroccio è sempre più estremista, accodata alle pulsioni trumpiane e sostenitrice acritica di Musk. Con anche ripercussioni interne al governo, dove FdI cerca di avere un ruolo di equilibrio tra Usa ed Europa e Fi che mantiene un proprio profilo popolare ed europeista, non di rado scontrandosi apertamente con la Lega, vedi ad esempio le ultime polemiche a Milano su un argomento all’apparenza secondario come il velo islamico. Per gli azzurri il problema è di sicurezza e non religioso, per i lumbard il divieto di indossarlo nei luoghi pubblici vuol essere totale. Schermaglie simboliche, ovviamente, che celano ben altra sofferenza e disagio dei forzisti.
A Montecitorio intanto l’altro vicepremier Antonio Tajani ha cercato di minimizzare il senso delle parole della manager: «Marina Berlusconi è un’imprenditrice è può dire quel che le pare. Ogni sua intervista viene sempre vista in chiave politica: chissà cosa vuol dire, sconfessa questo, sconfessa quello… Non è così. È un’imprenditrice e dice giustamente quel che vuole. Non è che ogni volta deve essere interpretata».
Ma al di là della questione economica — i figli di Berlusconi hanno ereditato anche le fideiussioni per circa 100 milioni di euro a garanzia della tenuta del partito — c’è un tema di egemonia culturale della destra, per così dire, che Mediaset ha contribuito in questi anni a creare con i propri palinsesti. Un pezzo di fortuna elettorale di Salvini stesso nasce anche a Cologno Monzese. Può non saperlo? E può non considerare che un attacco così scomposto potrebbe avere delle ripercussioni? Riflessione e controdomanda che viene fatta in queste ore negli ambienti forzisti: sarà che forse Salvini calcola di non averne più bisogno? Con Trump e la rivoluzione Musk alle spalle, la cara vecchia tv servirà di meno.
Mulé: “Le parole di Marina Berlusconi sono il predellino intellettuale di Forza Italia. Tajani? Mangi filetto di tigre”
Il vicepresidente della Camera di FI: “Il partito deve aprirsi e non avere paura. La figlia del Cav. ha suonato la sveglia a tutti, a partire dai vertici. Gli attacchi russi? Troppo torpore diplomatico di Roma e di Bruxelles”
Simone Canettieri per
iorgio Mulé, ritorni giornalista per un’ora: come va interpretata l’intervista al Foglio di Marina Berlusconi? Qual era il vero titolo?
Il vicepresidente della Camera di Forza Italia fa un piccolo saltello su se stesso nel cortile di Montecitorio, dà una tirata alla fedele sigaretta elettronica e dice:
“Nel processo di maturazione di Forza Italia, dopo la morte del Cavaliere, le parole di Marina sono un predellino intellettuale sul quale il mio partito, a tutti i livelli, si deve interrogare”.
Lei lo ha subito battezzato come manifesto: ma di cosa, di una nuova FI?
“Anche se sono le undici di mattina, vorrei citare la coscienza preriflessiva di Sartre. Quando Marina parla di fine vita assistito, del bisogno di intervenire, indica il bisogno di intervenire, al di là della contingenza del momento e delle ideologie”.
Ma tutti si chiedono: Marina Berlusconi scenderà in politica?
“Non vorrei essere smentito, ma penso che il suo posto non sia nei Palazzi: i compromessi della politica farebbero a pugni con il suo modo di essere”.
Faccia un’altra tirata di sigaretta: parliamo di Antonio Tajani. Le parole di Marina sono un atto di sfiducia verso gli attuali vertici di Forza Italia a partire da Tajani?
“Il mio partito deve aprirsi alle migliori intelligenze della società, confrontarsi senza paura. Fare propri i consigli di una sacerdotessa del libero pensiero, come la figlia di Silvio Berlusconi”.
Voglia di rivoluzione liberale, Mulé?
“Io così ho interpretato la vostra intervista, come quella di chi indica una rotta”.
E quale sarebbe?
“Il liberale dice che la tua forza risiede nella sua libertà: non è anarchia, ma ti obbliga a essere la vera Forza Italia e non un satellite della maggioranza”. Secondo letture maligne, Tajani non l’avrebbe presa bene, questa intervista. Il primo giorno è rimasto in silenzio, il secondo l’ha commentata senza eccessiva enfasi: ricostruzioni di penne all’arrabbiata? “Conosco Tajani da 40 anni, non sono d’accordo con queste letture. L’altro giorno si trovava in giro per il territorio, ad Ariccia a Marino, e conoscendone l’intelligente umiltà e la capacità di interpretare il pensiero di Marina, credo che stia ponderando le parole per evitare l’effetto del banditore che recita l’editto del re o del principe”.
Ma la proverbiale “morbidezza” di Tajani è, come si sussurra qui in Transatlantico, una forma di subalternità a Giorgia Meloni?
“Affatto, ma con simpatia cito un direttore che abbiamo avuto entrambi al Giornale: Indro Montanelli. Sa cosa diceva?”.
Ne diceva e ne scriveva tantissime, e di bellissime.
“Certo, ma in questo caso gli avrebbe consigliato di mangiare ogni tanto qualche filetto di tigre in più. Non come cura ricostituente, ma a piccole dosi sì”.
Questa mattina diranno che lei è il capo dell’opposizione interna di Forza Italia, lo sa?
“Chi dirà così è in malafede, e non capisce nulla. E non sarebbe nemmeno la prima volta. Ma possiamo uscire dall’aria rarefatta di questo cortile che a volte sembra un pollaio”.
Siamo qui per questo.
“Dopo l’intervista di Marina ieri l’altro e questa mattina la Russia ci sta ancora attaccando. L’errore tragico che si può fare è considerare l’offensiva della Russia come dei banali pizzicotti, al contrario sono atti di guerra, atti di ritorsione . Non sono il solletico. Sono potenzialmente letali. Ma non ci fanno svegliare. Se vai a inoculare virus nelle nostre strutture, parlo dei siti della pubblica amministrazione, nel 2025 siamo davanti a un attacco militare della dottrina 2.0. Peccato”.
Di cosa?
“Non solo questi attacchi non ci fanno svegliare, ma raccontano ciò che abbiamo già visto”.
E cioè?
“E’ il modo in cui l’Italia e l’Europa hanno subìto l’invasione della Ucraina: questa natura muscolare di Mosca, che è militare, comunicativa e cibernetica”.
Non la convince la risposta dell’Italia?
“Dell’Italia e dell’Europa. Davanti ad attacchi ripetuti al presidente della Repubblica siamo davanti a balbettii diplomatici, un torpore di Roma e Bruxelles inspiegabile”.
Sta dando un pizzicotto alla Farnesina?
“Ma no, faccio cronaca: serve un’iniziativa continentale per uscire dal nostro provincialismo. Berlusconi nel 2016, vado a memoria, parlava di Ue senza visione, di regole senza senso e con una burocrazia al servizio di se stessa, di una somma di egoismi nazionali incapace di avere una politica estera comune sulla base di valori comuni che affondano in una civiltà comune. Quello a cui stiamo assistendo quasi dieci anni dopo. Qual è la nostra risposta davanti a una geopolitica che si basa su nuove forme di neo imperialismo? Se la Cina, lo dico naturalmente per assurdo, un giorno decidesse di occupare l’Italia, e magari qualche altro paese europeo, non sapremmo assolutamente contrastarla. Tanto che, come diceva Berlusconi con un’amara battuta, la cosa migliore che ci converrebbe fare sarebbe quella di andare a scuola a studiare il cinese”.
Giorgia Meloni non rischia nello stare a cavallo fra Trump e la Ue?
“La premier sta facendo un rodeo su un cavallo da domare e mi auguro che non venga scossa da questo metaforico animale perché a finire nella polvere non sarebbe lei, come auspicano i profeti di sventura della sinistra, ma l’Italia”.
Chissà se questa mattina Tajani cercherà una macelleria per comprare i filetti di tigre consigliati da chef Mulé.
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C’è una ragione per cui Matteo Salvini è entrato direttamente in polemica con Marina Berlusconi sul ruolo di Donald Trump: la Cavaliera aveva definito il presidente americano un “bullo” e il segretario della Lega subito è accorso in difesa del suo idolo, definendo, in sostanza, alla figlia di Silvio, una rosicona (“chi critica Donald o rosica o non capisce”).
L’audacia che ha mosso il segretario della Lega è quella di chi sente di non avere più molto da perdere, visto che i suoi rapporti con il mondo dell’informazione Mediaset sono ai minimi storici. Il club degli “Amici di Giorgia”, capeggiato da Alessandro Sallusti nel ruolo di ideologo e ingrossato dal trio Porro-Del Debbio-Giordano, non se lo fila più come un tempo.
E, per Salvini, imbracciare il pistolone verso la primogenita del Cav non rappresenta più un rischio: quel che poteva essergli tolto in termini di visibilità e propaganda mediatica, gli è già stato sfilato.
L’intervista che Marina ha rilasciato al “Foglio” non ha estasiato il fratello, Pier Silvio, visto che nelle sue parole di critica a Giorgia Meloni c’erano frecciatine, neanche tanto velate, alla stessa Mediaset.
Su diritti civili, rapporti internazionali, il ruolo di Musk e l’esaltazione del libero mercato (in cui si legge l’ostilità della figlia preferita di Silvio all’opa di Mps su Mediobanca sostenuta dal governo per mezzo del bazookino finanziario del duo Caltagirone-Milleri), Marina ha assestato una serie di calcioni alla premier.
Ha marcato una distanza ideologica molto netta dal sovranismo cacio e pepe, stilando una sorta di contro-manifesto, buono come programma politico per il partito di famiglia, Forza Italia.
Di conseguenza, la critica di Marina non può che colpire anche chi, dentro il Biscione, ha suonato e continua a suonare la grancassa di Fratelli d’Italia.
Non è un mistero che la primogenita del Cav non approvi né la deriva populista-trash di certe trasmissioni di Rete4, né il loro appiattimento sulle posizioni di Giorgia Meloni.
Come si può, è il suo ragionamento, proporre, attraverso Forza Italia, una svolta moderata, liberale, europeista, pro-Lgbt, mentre nella tv di Famiglia viene data così tanta voce alle posizioni della destra più reazionaria?
L’intervista al “Foglio” a Marina anche per confermare, per l’ennesima volta, di voler custodire e difendere l’eredità politica di Papi Silvio in antitesi allo strapotere dei camerati di Giorgia, verso la quale lo stesso Berlusconi senior ebbe parole durissime nel famoso appunto al Senato in cui la definì “supponente, prepotente, arrogante. È una con cui non si può andare d’accordo”.
Ora la palla passa al cinquantenne Pier Silvio: troverà il coraggio per ristabilire almeno un pluralismo di facciata all’interno dell’informazione del Biscione? Dove, quando appare un esponente di Forza Italia, viene sempre scelto quello più filo-meloniano del partito….
21 Febbraio
FLASH

PARE CHE LUCA ZAIA, DOPO AVER LETTO L’INTERVISTA-MANIFESTO RILASCIATA DA MARINA BERLUSCONI AL “FOGLIO”, ABBIA COMMENTATO SODDISFATTO: “QUESTA C’HA LE PALLE”. IL SEGRETARIO DELLA “LIGA VENETA”, ALBERTO STEFANI, AVREBBE SUBITO RIFERITO IL COMMENTO DEL “DOGE” A SALVINI. COME L’HA PRESA L’EX TRUCE DEL PAPEETE? NON HA GRADITO L’ENDORSEMENT PER LA “CAVALIERA”: QUESTA VOLTA LA TISANELLA CHE CONSIGLIA SEMPRE AI “SINISTRELLI ROSICONI” L’HA DOVUTA BERE LUI, PER PLACARSI…
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L’intervista rilasciata al “Foglio” da Marina Berlusconi ha lasciato un segno profondo, soprattutto all’interno di Forza Italia.
Le parole della “Cavaliera” hanno colpito al volto il governo, con critiche sottili alle politiche più retrive del centrodestra: “Sono favorevole ai matrimoni gay. Sul suicidio assistito, penso che chi è afflitto da una malattia incurabile e dolorosa ha il diritto di porre fine alla propria esistenza con dignità”.
Marina ha invocato una “difesa comune” e una “politica estera comune” per l’Unione europea, in opposizione a chi, come Salvini e Meloni, vede l’Ue come una matrigna da cui fuggire.
Ha esaltato la destra italiana che “oggi riesce a mantenere una posizione di piena adesione ai valori democratici”. Tradotto: occhio a non andare dietro ai deliri tecno-illiberali di Trump e Musk.
Ceffoni anche per le Big tech (“C’è un problema di concorrenza sleale grande come una casa…”) e al pazzariello Trump (“Spero che il paese che è sempre stato il principale garante dell’Occidente non abbia ora un presidente che ambisce a diventare rottamatore dell’Occidente stesso”).
Marina ha rimarcato la personale “differenza” dalla Ducetta e dal governo dei patrioti. Le sue parole, inoltre, sono sembrate una presa di distanza anche da quel semolino di Tajani e dalla classe dirigente di Forza Italia, fattasi zerbino davanti allo strapotere di Giorgia Meloni.
Il partito fondato dal Cav dovrebbe rappresentare al meglio le istanze della famiglia Berlusconi e invece, agli occhi di Marina, si è accucciato ai piedi della premier.
Come scrive Susanna Turco su “L’Espresso”: “Tajani si è ritrovato tre pagine del Foglio fitte dell’intervista di Marina, presidente di Fininvest e di Mondadori, finanziatrice di Forza Italia con 99 milioni di fideiussioni firmate dalla famiglia Berlusconi. Quasi 30 mila battute di parole: Tajani mai citato, Forza Italia nemmeno, critiche nette alle prime mosse di Trump (atti di bullismo politico) ai dazi e alle eccessive concentrazioni di potere, apertura su matrimoni gay e suicidio assistito, insomma il sapore complessivo di un cazzotto alla linea di Meloni, pedissequamente portata avanti dallo stesso Tajani”.
Il vicepremier e ministro degli Esteri ha incassato ma non ha gradito: ha rintuzzato quei pochi, nel partito, che hanno elogiato l’intervista della “Cavaliera”. Due giorni fa il senatore forzista Pierantonio Zanettin ha “osato” dichiarare: “Le parole di Marina Berlusconi sono una sveglia per noi”.
E subito Tajani, attraverso il “Foglio”, gli ha mollato uno sganassone: “Non abbiamo bisogno di nessuna sveglia, perché siamo sveglissimi. Basta vedere quello che facciamo”.
“Marina è un’imprenditrice – ha proseguito Tajani – fa bene a dire ciò che pensa. Ma non ci ha mai chiesto né imposto nulla. La sento spessissimo. I rapporti sono amicali”. Poi l’affondo finale: “Non c’è bisogno di strumentalizzare ogni volta che un componente della famiglia Berlusconi dice qualcosa”.
Come scrive Ruggiero Montenegro per “Il Foglio: ”Tajani ha fatto riferimento ai giornali ma è difficile non cogliere un segnale diretto a qualcuno dei suoi. Anche perché, è sicuro il vicepremier, quanto detto da Marina ‘non era rivolto a Forza Italia, non è una questione interna. ‘Ho letto attentamente l’intervista.
Poi si può dire tutto e il contrario di tutto, ma non è questo il tema. Forza Italia ha superato il 10 per cento, siamo al 12 secondo alcuni sondaggi. La risposta ce l’hanno data gli elettori. Non abbiamo bisogno di sveglie’”.
Un’artigliata, quella di Tajani, che mostra l’insofferenza personale, e di un bel pezzo di Forza Italia, verso le strigliate di Marina. E inizia a covare nel partito l’idea di emanciparsi, di affrancare dalla famiglia Berlusconi, una volta per tutte.
Sempre “il Foglio” rivela: “Altri, pur non mettendo in dubbio i legami con i Berlusconi, ritengono che comunque sia necessario acquisire un po’ alla volta maggiore autonomia: il partito saprebbe cavarsela. E poi c’è un’ultima variabile, rappresentata da quei parlamentari […] sempre pronti a guardarsi intorno, a destra più naturalmente ma anche nel campo dell’opposizione”.
A parole, è facile smarcarsi. Ma poi tocca andare al dunque. I Berlusconi finanziano Forza Italia: chi puo’ farlo al posto loro? Per liberarsi dal giogo di Marina, e di Pier Silvio, i “ribelli azzurri” dovrebbero trovare finanziatori disposti ad accollarsi le spese, onerose, dell’intera baracca.
E, oltre al vile denaro, c’è un’altra questione fondamentale: la famiglia di Arcore possiede il simbolo del partito. Un simbolo nel quale campeggia, in bella evidenza, la scritta “Berlusconi”.
Un brand che garantisce voti. Forse anche per questo, nel prossimo weekend, Tajani e i suoi hanno commissionato un sondaggio riservato per testare l’apprezzamento del simbolo di Forza Italia senza la parola “Berlusconi”. Un segnale di sganciamento? Un primo passo verso il “decoupling” verso la famiglia di Arcore? Ah, saperlo…
IL CENTRODESTRA DIVERSO DI MARINA
Estratto dell’articolo di Susanna Turco per

Quello che nessuno poteva immaginare era la tenaglia. Che cioè, dopo una vita passata pedissequamente nell’ombra di un uomo, di un leader, di un Cavaliere da lui soprannominato addirittura Maradona, arrivato a 71 anni e mezzo Antonio Tajani si trovasse alla fine stretto tra due donne: la premier e la presidente, Giorgia Meloni e Marina Berlusconi. Non solo stretto: più precisamente scavalcato dall’una e surclassato dall’altra.
Con la capa del governo accade continuamente, i casi più eclatanti sono stati la gestione della liberazione di Cecilia Sala e, nell’estate 2023, la tassa sugli extraprofitti bancari: in entrambi il vicepremier è stato tenuto all’oscuro di tutto. Con la primogenita di Silvio Berlusconi accade ogni sei mesi […] Solo un anno fa, al congresso di Forza Italia del febbraio 2024 in cui fu confermato segretario, erede sotto le insegne del defunto Silvio, predicava di voler tornare grandi protagonisti per occupare i grandi spazi tra Meloni e Schlein.
Un anno dopo gli orizzonti sono meno ampi: nella trattativa sui giudici per la Consulta, per dire, al segretario dei grandi spazi è toccato placare i poi denegati sgambetti tra il capogruppo alla Camera Paolo Barelli e il senatore Claudio Lotito, per via della possibile elezione di Gennaro Terracciano, gradito all’uno e sgradito all’altro per questioni pare di giustizia calcistica.
[…] Se Giorgia Meloni s’è presa tutto il possibile margine di movimento su Donald Trump, Europa, Ucraina, nella feroce giornata di lunedì la voce della primogenita berlusconiana s’è presa il resto: la facoltà, e il senso, del dissentire, dell’immaginare un altro centrodestra.
Tajani si è ritrovato infatti tre pagine del Foglio fitte dell’intervista di Marina, presidente di Fininvest e di Mondadori, finanziatrice di Forza Italia con 99 milioni di fideiussioni firmate dalla famiglia Berlusconi. Quasi 30 mila battute di parole: Tajani mai citato, Forza Italia nemmeno, critiche nette alle prime mosse di Trump (atti di bullismo politico) ai dazi e alle eccessive concentrazioni di potere, apertura su matrimoni gay e suicidio assistito, insomma il sapore complessivo di un cazzotto alla linea di Meloni, pedissequamente portata avanti dallo stesso Tajani.
Quella linea che, per stare alla politica estera, suona all’incirca: stiamo con Trump ma anche con Bruxelles. Meloni la porta avanti col broncio e i dubbi al summit europeo organizzato a Parigi da Emmanuel Macron. Tajani la vira al cerchiobottismo pacioso […]: farsi gomma, resistere a tutto, non prendertela, vedrai che alla fine ti tengono.
[…] mentre lui predicava keep calm and carry on, cioè praticamente snocciolava il segreto del suo successo, Marina Berlusconi definitiva Trump un possibile “Rottamatore dell’Occidente” e di fatto allestiva una intervista-manifesto. […] la Cavaliera (lo è anche lei) ha in pratica fatto sapere che esiste altro oltre al day by day tajanesco, qualcosa che vola più alto, con orizzonti più lunghi del tatticismo esasperato di questa era politica […] Un’uscita accolta, non a caso, con assoluta freddezza dal centrodestra e dai giornali d’area e di famiglia (trafiletti, tagli bassi, imbarazzo): i Fratelli d’Italia e i leghisti non l’hanno neanche commentata.
In Forza Italia una fatica ad aprire bocca che può essere sintetizzata così: le agenzie di stampa hanno rilanciato la dichiarazione del sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago. S’è improvvisamente capito […] perché da quest’estate Tajani insista tanto sul tema dello ius scholae: cerca appunto di avanzare proposte cercando di non fare Fracchia, per venire incontro ai desiderata di Marina, che è più scatenata sui diritti Lgbt […] ma predica gradualismo sul tema della cittadinanza. E gradualismo Tajani offre.
Ma si capisce anche la fatica. Non è credibile quando parla di diritti civili, non ci crede nemmeno lui. Tajani è il coordinatore di un partito che non è il suo. Quindi si limita magari a ripetere quello che il proprietario di quel partito ritiene giusto. Ma così non funziona, protesta adesso Francesca Pascale, che non da oggi sogna una discesa in campo di Marina (lo ha ribadito sempre sul Foglio). La primogenita, però, ha sempre negato di voler discendere. […]
La somma perfidia […] è che Marina in queste scudisciate non cita Silvio Berlusconi come politico, ma come casa editrice. È il lancio o il rilancio della casa editrice intitolata al padre il contenitore dentro cui la primogenita si apre lo spazio per ragionare politicamente dell’Italia, dell’Europa, del mondo. Un micidiale, innocuo contenitore da dove […] ella si muove da editrice. Cosa fa un editore quando magari è insoddisfatto del capo attuale, del manager, del direttore? Rilascia interviste, per spiegare la sua sul mondo, sperando che qualcuno più in sintonia salti fuori. Certo, per combattere la rottamazione dell’Occidente a opera di Trump, Marina B. 2 rischia di rottamare questa Forza Italia […]
Tajani: “Marina Berlusconi non va strumentalizzata. Non ci serve una sveglia”. I movimenti in FI
Estratto dell’articolo di articolo di Ruggiero Montenegro per
“Non abbiamo bisogno di nessuna sveglia, perché siamo sveglissimi. Basta vedere quello che facciamo”. Antonio Tajani sgombra il campo da quelle che definisce “strumentalizzazioni”, dopo l’intervista rilasciata da Marina Berlusconi a questo giornale. E dopo le dichiarazioni, da parte di esponenti di Forza Italia, che ne sono seguite.
Il leader azzurro, vicepremier e ministro degli Esteri, manda un messaggio chiaro al suo partito, e all’esterno. Lo fa rispondendo a una domanda del Foglio, a margine della conferenza stampa in cui illustra il percorso di Forza Italia verso il Congresso del Partito popolare europeo che si terrà a Valencia a fine aprile. Una serie di iniziative in varie città italiane – da Pietralcina, questo sabato, ad Ancona. Quindi Milano, Firenze (ci sarà anche la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola) e Roma. Eventi “a cui non parteciperà Marina”, che serviranno anche per rilanciare le radici cristiane, l’identità del partito e dei Popolari, in Italia ed Europa, e affrontare i temi dell’ambiente, della competitività e dell’industria: “Il Ppe è chiamato a dare un contributo non secondario, l’Europa deve essere protagonista, non può essere spettatrice”, ha sottolineato Tajani (che conferma di volersi candidare a vicepresidente del Ppe) rinnovando il sostegno all’Ucraina e Zelensky. Ma nel frattempo a tenere banco ci sono anche le questioni interne a FI, le prossime mosse del partito.
Due giorni fa, per dire, era stato il senatore azzurro Pierantonio Zanettin a spiegare (al Fatto) che le parole di Marina Berlusconi sono “una sveglia per noi”. Mentre Giorgio Mulè aveva invitato Tajani “a mangiare filetto di tigre”. Uscite che il ministro degli Esteri sembra non aver gradito. “Marina è un’imprenditrice, fa bene a dire ciò che pensa. Ma non ci ha mai chiesto né imposto nulla. La sento spessissimo”, ha rivelato Tajani. Con lei, ha aggiunto, i “rapporti sono amicali”. Poi l’affondo: “Non c’è bisogno di strumentalizzare ogni volta che un componente della famiglia Berlusconi dice qualcosa”. Tajani ha fatto riferimento ai giornali ma è difficile non cogliere un segnale diretto a qualcuno dei suoi. Anche perché, è sicuro il vicepremier, quanto detto da Marina “non era rivolto a Forza Italia, non è una questione interna. Ho letto attentamente l’intervista. Poi si può dire tutto e il contrario di tutto, ma non è questo il tema”. Il segretario ha infine rivendicato con convinzione l’ottimo stato di salute di Forza Italia. “Ha superato il 10 per cento, siamo al 12 secondo alcuni sondaggi. La risposta ce l’hanno data gli elettori. Non abbiamo bisogno di sveglie”.
Un solco in cui si inserisce anche il ragionamento di Alessandro Cattaneo, secondo cui “i valori restano quelli incarnati e portati avanti da Silvio Berlusconi. Ma siamo andati oltre e abbiamo ottenuto risultati, nonostante qualcuno ci dava per morti”. Il capogruppo in Senato Maurizio Gasparri, che presenziava alla conferenza insieme all’altro capogruppo Paolo Barelli, alla responsabile Esteri Deborah Bergamini e al responsabile organizzazione Francesco Battistoni, si spinge ancora oltre. “Noi abbiamo un ruolo centrale in Italia e in Europa. La carriera di Tajani parla da sola”, ci dice Gasparri sottolineando “il ruolo decisivo di FI nella nomina di Raffaele Fitto in Europa. Non solo per la vicepresidenza della Commissione ma anche per ottenere delle deleghe di peso. Il resto è solo gossip”. Eppure sono stati i suoi colleghi azzurri a ricorrere a certi toni critici. Anche questo è gossip? Non tutti la pensano come lei? “Questo va chiesto a loro, non certo a me. Anzi se qualcuno se ne va, forse ci fa pure un favore”, risponde ancora il senatore con una battuta. Che però in qualche misura testimonia come Marina abbia innescato qualche sommovimento tra le varie anime azzurre.
D’altra parte il rischio di rimanere schiacciati dalla destra-destra esiste – per qualcuno è già così – e per questo c’è chi vorrebbe dal segretario Tajani un piglio più deciso, per smarcarsi e riaffermare l’identità forzista rispetto a una maggioranza che su vari temi non incarna esattamente la storia del partito. Altri, pur non mettendo in dubbio i legami con i Berlusconi, ritengono che comunque sia necessario acquisire un po’ alla volta maggiore autonomia: il partito saprebbe cavarsela. E poi c’è un’ultima variabile, rappresentata da quei parlamentari – ce ne sono in realtà in tutte le forze politiche – sempre pronti a guardarsi intorno, a destra più naturalmente ma anche nel campo dell’opposizione. Così alla fine della giornata la temperatura la misura un senatore azzurro, che preferisce tenersi alla larga dalle polemiche: “Che succede in Forza Italia? Passiamo alla prossima domanda. Ma perché volete rovinarmi il weekend?”.


