Clemente Mastella, Sindaco di Benevento e volto storico della Democrazia cristiana
Fabrizio Caccia
Ormai, d’estate, una tradizione: Clemente Mastella è ospite di Diego Della Valle a bordo di «Altair», 60 metri di yacht. «Perché l’importante nella vita non è avere i soldi, ma almeno qualche amico che ce li ha…», scherza il sindaco di Benevento.
Come sta andando la sua estate 2025?
«Diego è mio fratello, ci conosciamo da 50 anni. Adesso siamo in Grecia ma Giorgia Meloni finora non l’abbiamo incontrata, fa tanto caldo, le donne giocano a carte sotto al tendalino, ci sono altri amici, per ingannare il tempo noi maschi perlopiù chiacchieriamo, ci piace il pettegolezzo, il taglia e cuci, se foste qui ne scoprireste di cose…». Con lui c’è Sandra Lonardo, sua moglie da 50 anni.



Due volte ministro, eletto per la prima volta deputato nel 1976 con la Dc. Vicinissimo, perciò, anche alle nozze d’oro con la politica. Sempre al centro.
«E sempre determinante, aggiungerei, per tanti governi: D’Alema, Prodi, Berlusconi. Ora darò una mano a Fico nella corsa a governatore della Campania. Perché sia chiaro: il centrosinistra o mette insieme i suoi pezzi o contro Meloni non ce la farà mai».
Ai tempi del pentapartito andavano di moda i «governi balneari», se li ricorda?
«Nell’estate 1982 avevo già prenotato la crociera, partenza il 16 agosto da Venezia, ma Ciriaco mi chiese di restare: “Dove vai, c’è la crisi di governo”. Così il 23 agosto nacque lo Spadolini-bis: durò fino a dicembre. Sto ancora aspettando il rimborso della nave».
Un rapporto profondo, quello con Ciriaco De Mita.
«Quella Dc l’ho amata fino alle midolla, io ero il più giovane della sua nidiata, mi occupavo di propaganda, ero molto curioso, attento alle novità, così nei primi anni 80 gli suggerii di citare una canzone di Claudio Baglioni al congresso di partito. La canzone s’intitolava I vecchi. All’epoca il discorso del segretario della Dc poteva durare anche 3-4 ore, era lungo come la Bibbia. De Mita non sembrava entusiasta, ma alla fine citò la canzone parlando della solitudine degli anziani. Il giorno dopo sui giornali si parlava solo di quello».
É un fan di Baglioni?
«Ero stato a un suo concerto al Flaminio, mi aveva emozionato e così avevo scritto un articolo di elogio sul quotidiano il Popolo. Nacque il dualismo: da una parte Baglioni che piaceva alla Dc, dall’altra il “comunista” Antonello Venditti di cui parlava bene l’Unità. Claudio mi telefonò, siamo amici ormai da 40 anni».
Il 30 giugno, con Sandra avete festeggiato le nozze d’oro nella vostra villa di Ceppaloni con la famosa piscina a forma di ostrica…
«Ci siamo molto sorpresi dell’eco avuta: più dei coniugi Bezos ma con meno spese. Soprattutto siamo stati felici, grazie al cardinale Giovanni Battista Re, di essere stati ricevuti in Vaticano da papa Prevost, che ha benedetto gli anelli e ci ha fatto gli auguri. Ho chiesto a Leone XIV una benedizione anche per Benevento».



Ma cosa accadde veramente quella volta con Lenny Kravitz?
«Era il 2017, stavo a Capri a casa di Diego Della Valle seduto accanto a un altro grande mio amico, Peppino Di Capri. A un certo punto arriva quest’americano appariscente, coi capelli lunghi e gli orecchini. Mi giro verso Peppino e gli faccio: “Peppì, chi cazz’è questo?”. Giuro che non lo conoscevo. “Quello è uno gruoss”, mi dice Peppino. E io allora mi alzo e mi faccio scattare una foto con lui: il giorno dopo mio figlio Pellegrino la vede e la mette online. Diventa virale: un milione di like. E giù critiche, polemiche. L’anno scorso Lenny era ospite al Summer Festival di Lucca, ma col cavolo che mi sono fatto vedere».
Ancora polemiche, nel luglio 2006, quando da ministro della Giustizia fu favorevole all’indulto e lo dedicò a Wojtyla. Uscirono 15 mila detenuti.
«Il Papa era venuto in Parlamento a chiederci clemenza per i carcerati. Il sovraffollamento è una piaga terribile, l’altro giorno un detenuto si è suicidato giusto a Benevento. Suggerirei al ministro Nordio un nuovo atto di coraggio».
La sua estate più bella?
«Ricordo le Feste del Campanile, che organizzavo con pochi mezzi e tanta inventiva a Telese, a fine agosto, subito dopo il meeting di Rimini. I “compagni” delle Feste dell’Unità ci invidiavano molto: una volta per Cossiga venne la Cnn. Lui a quei tempi si sentiva un po’ De Gaulle, io Pompidou. Ma l’estate più bella in assoluto fu quella che passai da ragazzino a Casamicciola con papà Pellegrino, mamma Teresa e mia sorella Miriam. Papà doveva fare i fanghi per curarsi e allora restammo là per dei mesi, in una stanza di 3 metri quadri, con un lenzuolo in mezzo per proteggere la privacy dei figli e dei genitori. Quando tornammo a San Giovanni, frazione di Ceppaloni, ero l’unico abbronzato tra i miei amici e per questo mi pavoneggiavo. Mi sentivo il padrone del mondo».



