«Non disturbo chi corre i Gran premi e non accetto soldi per entrarmi in casa, il mio gatto Formulino era amico dei piloti»
Ellero Cornacchia è uno dei residenti nel perimetro del circuito: «Monoposto e incidenti di fronte al cancello di casa ma anche i grandi concerti, sentire Albachiara di Vasco Rossi cantata da 120.000 persone dalla finestra di casa»
Marco Ciccimarra
Anche quest’anno potrà godersi la Formula1 da una postazione privilegiata. Ellero Cornacchia, avvocato, residente a Imola, ha la possibilità di «vivere in diretta l’atmosfera delle corse». Per i motori l’avvocato ha «una grande passione, soprattutto per le due ruote, fin dai 14 anni. Diventando maggiorenne, ho avuto quella per le auto, ma non come per le moto».
Quelle case dentro l’autodromo di Imola
Questa scintilla «sicuramente mi ha spinto anche a desiderare di poter abitare all’interno dell’autodromo», aggiunge. «Dal 1991 ho l’abitazione collocata all’interno dell’autodromo di Imola – spiega Cornacchia – Casa mia è interclusa, è collocata a 30 metri dalla direzione attuale dell’autodromo. La strada pubblica arriva fino al cancello della direzione gara. Ma quando venni ad abitare qui, la mia casa era come tante altre all’interno del perimetro dell’autodromo. Adesso, per fare un esempio, in occasione di queste corse, le Formula 2, Formula 3 e le Porsche del mondiale passano di fronte alla stradella di casa mia per entrare dentro la pit lane. Ho la corsia di entrata dei box di fronte a casa».
In anni di residenza, Cornacchia ha goduto dello spettacolo offerto dagli eventi dell’autodromo da vicinissimo. «Mi è capitato di vedere i piloti passeggiare davanti a casa mia – spiega l’avvocato – Mi rendo conto che nel momento in cui si trovano qui…è il loro lavoro. Non mi sono mai sentito nelle condizioni di disturbarli, a parte un cenno di saluto».
Gare e concerti da un punto di vista privilegiato
Per citare un altro esempio, «la Ferrari di Sainz, tre anni fa, ebbe un incidente – racconta Ellero – Il carroattrezzi si fermò davanti a casa mia con la Ferrari incidentata, proprio di fronte al cancello, ma non poteva entrare dentro la pit lane, a 10 metri da casa mia, perché in quel momento stavano ancora facendo le prove ufficiali».
O ancora, «con il campionato italiano Civ, ho visto i meccanici con le moto, sostituire le gomme, e la moto senza le gomme appoggiata sui cavalletti di fronte a casa».





Altri episodi sono legati al suo gatto Arturo, alias Formulino (con tanto di profilo Instagram), scomparso due anni fa. «Non aveva paura dei motori, aveva preso l’abitudine di andare dentro al paddock 1. Era diventato il gatto dell’autodromo. Durante un’intervista a Vettel, incominciò a girargli intorno»; in un altro caso «entra nell’hospitality della Mercedes con Hamilton, che lo vede e inizia ad accarezzarlo», racconta Cornacchia.


L’autodromo è anche sede di grandi concerti. «Mi ricordo i Depeche Mode, gli Ac/dc, i Guns n’ Roses…i concerti di Vasco Rossi – elenca tra gli altri l’avvocato – Sentire Albachiara cantata da 120mila persone di notte con gli accendini accesi dalla finestra del secondo piano, lascia senza fiato».
Gli incontri con i piloti e le monoposto
«Credo che un italiano sia giusto che tifi per la Ferrari e, volendo, anche per i piloti italiani – riflette Cornacchia – Tifo per la Ferrari e sono felice che Kimi Antonelli, pur correndo con la Mercedes, sia arrivato in Formula 1, in più è bolognese, quindi doppiamente felice, sperando che un domani possa vederlo sfrecciare su una macchina rossa di Maranello».
Secondo Ellero, al Cavallino «manca qualcosa in più per lottare costantemente per la vittoria. Credo che a Imola, se non c’è un exploit di guida, perché abbiamo due super piloti, Leclerc e Hamilton, sarà difficile. Imola non concede tante zone per sorpassare, in special modo se hai la macchina che va più piano. Dipende tutto dal guidatore, dal coraggio che ha».
Chi chiede di poter assistere ai Gran premi
La posizione da cui Cornacchia può godere delle gare fa gola: «Quando arriva la Formula 1, divento l’amico di tanti, ma ho veramente un numero ristretto di persone che vengono a trovarmi». Che qualcuno offrisse denaro, «una volta mi è capitato però ho detto tranquillamente “decido io chi viene a casa mia, non voglio soldi”. Campo già del mio da avvocato. Non ho bisogno», spiega Cornacchia. «Mi hanno sempre chiesto di venire gratis», conclude ridendo.



