Cos’è la «workation»?
La workation conquista sempre più europei: lavorare da remoto da un’altra città o Paese, spesso grazie allo scambio casa. A settembre gli scambi crescono del 30% nel mondo e del 23% in Italia, tra mete urbane e natura
Fabio Savelli

Settembre non è più soltanto il mese del rientro. Per una quota crescente di lavoratori europei, soprattutto tra professionisti digitali, consulenti, freelance e dipendenti che operano in modalità ibrida, la fine dell’estate coincide con l’inizio di una nuova stagione di viaggio. Non più vacanze tradizionali, ma periodi di permanenza temporanea in altre città o Paesi durante i quali si continua a lavorare da remoto. È il fenomeno della workation, termine nato dalla fusione delle parole inglesi work e vacation.
L’idea è semplice: trasferirsi per alcune settimane in una nuova destinazione senza interrompere l’attività professionale. La giornata resta scandita da riunioni, call e scadenze, ma al termine dell’orario di lavoro ci si ritrova a passeggiare lungo la Senna a Parigi, a fare sport sulle spiagge di Barcellona o a esplorare i quartieri storici di Venezia. Un modo per cambiare scenario, migliorare la qualità della vita e, spesso, contenere i costi rispetto a una vacanza tradizionale.
Il fenomeno dello scambio casa
A spingere questa tendenza è stata certamente la diffusione dello smart working dopo la pandemia, ma anche la crescita di piattaforme che consentono di ridurre drasticamente il costo dell’alloggio. Tra queste c’è HomeExchange, il principale operatore mondiale dello scambio casa, che registra un’accelerazione proprio nei mesi successivi all’estate. Secondo i dati della piattaforma, per il mese di settembre sono già stati programmati oltre 28 mila scambi a livello globale, circa il 30% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In Italia gli scambi confermati superano quota 2.500, con una crescita del 23%.
Gli otto giorni di permanenza
Il dato interessante è che non si tratta di soggiorni lampo. Circa il 10% degli scambi confermati nel nostro Paese supera gli otto giorni di permanenza, un segnale che evidenzia come sempre più persone sfruttino la flessibilità lavorativa per trascorrere periodi più lunghi lontano da casa senza dover utilizzare ferie o sostenere le spese di una seconda abitazione. La workation sta cambiando anche il modo di viaggiare. Se il turismo tradizionale punta a concentrare visite ed esperienze in pochi giorni, chi lavora da remoto tende a privilegiare ritmi più lenti. L’obiettivo non è soltanto visitare una città, ma viverla come un residente temporaneo. Fare la spesa nel mercato di quartiere, frequentare gli stessi bar ogni mattina, utilizzare i mezzi pubblici e costruire una routine quotidiana in un contesto diverso da quello abituale.
Quali mete
Le mete preferite dagli italiani confermano questa evoluzione. L’Italia resta il Paese più richiesto dagli utenti della piattaforma, seguita da Francia, Spagna, Stati Uniti, Regno Unito e Germania. Tra le città dominano le grandi destinazioni internazionali: Parigi guida la classifica, seguita da Roma, Venezia, Londra e Barcellona. Ma la workation non riguarda soltanto le grandi metropoli. Molti lavoratori scelgono località di mare, aree montane o piccoli centri immersi nella natura. Tra le destinazioni più richieste figurano città costiere come Barcellona, Valencia, Napoli, Marsiglia e Nizza. Sul fronte montano, invece, le preferenze si concentrano su Trentino-Alto Adige, Piemonte, Valle d’Aosta e Tirolo, con località come Pinzolo e Axams tra le più ricercate. Cresce anche l’interesse per le aree rurali della Toscana, dell’Emilia-Romagna, del Veneto e della Provenza francese.
I cambiamenti nel mercato
Dietro il fenomeno si intravedono anche alcuni cambiamenti strutturali del mercato del lavoro europeo. Se fino a pochi anni fa la mobilità professionale era legata a trasferimenti permanenti o trasferte aziendali, oggi la tecnologia permette di spostarsi mantenendo invariata la propria attività. Una connessione internet stabile, uno spazio adatto alle videochiamate e qualche ora di differenza di fuso orario sono spesso sufficienti per lavorare da qualsiasi luogo. Per questo la workation viene considerata da molti osservatori come una delle evoluzioni più interessanti del turismo post-pandemia: un modello che unisce lavoro, flessibilità e scoperta del territorio, contribuendo anche alla destagionalizzazione dei flussi turistici. Non a caso settembre, ottobre e novembre stanno diventando mesi sempre più importanti per chi sceglie di vivere l’Europa da remoto, trasformando una semplice casa scambiata in un ufficio temporaneo affacciato su una nuova città.

