Il percorso più bello di tutti paesaggisticamente e la seduzione dell’esclusività del club
Nella nuova puntata della sua rubrica “Un centimetro alla volta”, Paolo Condò racconta i campi di gara resi mitici dalla tradizione e riflette con un focus su quello dell’Augusta National di golf.
«Il centrale di Wimbledon è il luogo per eccellenza del tennis. Se amate lo sci e avete buone gambe, prima o poi dovete scendere dalla Streif, la vertiginosa discesa libera di Kitzbuhel: mica occorre farla tutta d’un fiato. Il circuito di Spa è considerato l’università della Formula Uno. Dopo le recenti ristrutturazioni Wembley e il Maracanà hanno cambiato faccia, ma vi garantisco che ancora adesso, a entrarci, se siete fatti in un certo modo sentite i brividi. Domenica si corre la Parigi-Roubaix, ma ve ne ho già parlato la scorsa settimana, è un altro il luogo mitologico che non vedo l’ora di gustarmi, purtroppo soltanto in tv, da oggi a domenica: il percorso dell’Augusta National, teatro del Masters di golf, il primo dei quattro major stagionali.
Il percorso di Augusta è il più bello di tutti, almeno di quelli famosi, perché alle meraviglie paesaggistiche unisce la grande difficoltà tecnica che dissemina di trappole i quattro giorni di gara. Ci sono tre buche, la 11, la 12 e la 13, ribattezzate l’Amen corner perché i sogni di gloria in genere muoiono lì. La 12 in particolare, un par 3 – vuol dire che andrebbe fatta in tre colpi – dove devi arrivare facendo volare la pallina sopra un laghetto, è di una complessità estrema.
La seduzione di Augusta consiste anche nell’esclusività del golf club. Non ci potete andare a giocare pagando il percorso e la macchinina elettrica, come succede ormai in gran parte dei campi del mondo. Augusta è riservato ai soci, che sono soltanto 300, e finché uno non se ne va, non si entra: anche Bill Gates attese anni prima di vedere accolta la sua domanda di iscrizione (probabilmente le code sono gestite con un occhio al patrimonio dei candidati). Dal 2012 il club è aperto alle donne dopo 80 anni di misoginia: la prima a venire accettata fu Condoleeza Rice, ex segretario di Stato. Gli aneddoti legati al percorso sono infiniti, il più divertente – e rivelatore della forza delle tradizioni – riguarda il grande pino secolare che si spingeva baldanzoso fin quasi sul fairway della buca 17, e che il presidente Eishenhower colpiva regolarmente col suo drive, smoccolando come qualsiasi altro giocatore della domenica. Molte volte Ike chiese al consiglio direttivo il permesso di abbatterlo, non gli venne mai concesso. Ci ha pensato un uragano, nel 2014».


