«L’accordo sulle risorse ucraine ci aiuterà nella guerra e dopo. Non possiamo cedere la Crimea»

Il consigliere di Zelensky: «Gli Stati Uniti non ci abbandoneranno. L’Europa deve rivoluzionare la sua Difesa»

Lorenzo Cremonesi

«Ottimo l’accordo con gli Stati Uniti per lo sfruttamento congiunto delle risorse ucraine. Per noi è molto favorevole, ci aiuterà nella guerra e in generale rafforzerà la posizione dell’Ucraina!», esclama Mikhailo Podolyak poche ore dopo la firma a Washington del cosiddetto «accordo sulle terre rare». Appena tornato a Kiev da un visita di più giorni sulle zone calde del fronte dei combattimenti con la Russia, questo che è uno dei massimi consiglieri del presidente Zelensky parla al Corriere a tutto campo.

Due mesi fa la proposta della nuova amministrazione Usa di sfruttare le vostre risorse veniva vista come una pugnalata alle spalle da parte di Trump. Oggi cosa vede di positivo?
«I negoziati bilaterali si sono conclusi con un’intesa che beneficia entrambi per il futuro: un accordo di grandi dimensioni, che apre la strada a un partenariato economico-strategico pluriennale. Verrà istituito un fondo d’investimento per la ricostruzione dell’Ucraina devastata dall’invasione russa. Va sottolineato che tutte le risorse nazionali restano di nostra proprietà. L’Ucraina contribuisce con licenze e diritti per lo sviluppo di nuovi giacimenti, che è anche economicamente interessante per gli americani. A loro volta gli Usa ci aprono la strada per ricevere investimenti su larga scala, oltre a tecnologia e assistenza militare, compresi i sistemi di difesa aerea. Il denaro guadagnato dal Fondo viene investito solo da noi: per 10 anni i profitti serviranno per riscostruire l’Ucraina, non andranno all’estero. Inoltre, l’accordo non prevede vincoli di debito rispetto ai vecchi pacchetti di aiuti militari Usa. Washington e Kiev gestiranno il Fondo su base paritaria. Insomma, non vedo alcun problema».

Ma, se Trump decidesse di terminare i suoi tentativi di mediazione con la Russia, potrà l’Ucraina continuare a combattere senza l’aiuto americano?
«Assolutamente sì, continueremo a combattere. Non abbiamo alternative. Perché questa guerra non riguarda il territorio, la politica, o il potere, anche se sono argomenti che certamente motivano i russi. In realtà, questa guerra mira a distruggere sistematicamente l’Ucraina, vuole uccidere il nostro Stato, sterminare in massa coloro che si oppongono. Per questo non possiamo che combattere. I nostri alleati hanno invece la facoltà di scegliere: aiutarci o non farlo. Se lo fanno difendono anche la legge internazionale e i diritti globali».

Cosa faranno gli americani?
«Non credo abbandoneranno la loro mediazione e non ci lasceranno soli a combattere. Per loro è anche una questione di reputazione globale e di dominio nel nostro mondo altamente competitivo».

E l’Europa?
«Noi stiamo lavorando per mantenere viva la triade Europa, Stati Uniti e Ucraina. Ecco il motivo per cui insistiamo nello spiegare che la Russia non ha alcuna intenzione di fermare la guerra. In particolare, ci adoperiamo per unire Francia, Gran Bretagna e Italia».

L’Europa può rimpiazzare gli aiuti militari Usa?
«Per certi versi sì, per altri no. Si tratta di una questione complessa per il fatto che la soluzione presuppone una configurazione completamente diversa delle relazioni politiche, militari, di difesa e persino di leadership europee. Mi spiego: l’Europa deve finalmente decidere che la sua sicurezza dipende soltanto da lei. Quindi servono livelli di logistica e velocità decisionale assolutamente rivoluzionati. La produzione militare deve essere moltiplicata: occorre che le vostre opinioni pubbliche se ne rendano conto e lo accettino. Occorre investire per l’intelligence, nella difesa. È necessario comprendere che la Russia sarà sempre un avversario».

L’Europa imbelle?
«Alcuni Stati stanno già cambiando, si stanno modificando i programmi d’investimento. C’è chi comprende che questa nuova architettura dell’autosufficienza in materia di sicurezza comune europea deve includere l’Ucraina».

L’Europa può aumentare rapidamente la produzione bellica?
«Certo che può. Ma esistono armi diverse. Alcune vengono prodotte soltanto negli Usa. La dottrina tradizionale della difesa Ue si fonda sugli aiuti americani. E noi insistiamo per mantenere valida la cooperazione militare tra due sponde dell’Atlantico».

Quali Paesi vi aiutano di più?
«Diversi Stati europei stanno aumentando i pacchetti di aiuti militari. Lo fanno anche per garantire i confini orientali della Ue. Vedo molto attivi i Paesi nordici come Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia. I baltici sono particolarmente mobilitati. Ovviamente ci sonoi anche Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia».

Ma nel concreto, quali armi, come potete sostituire Starlink o i missili Patriot americani?
«Molto difficile, la guerra è qui, ora. Starlink ci serve adesso. Il sistema franco-italiano antimissile Samp-T è estremamente efficace, ma vengono prodotti pochi missili. E per noi resta vitale averne tanti subito. Come nel caso delle armi Usa, una soluzione è acquistare sul libero mercato».

Cosa ha visto sulle trincee?
«Questa è una guerra ad altissima intensità. I russi usano moltissimi uomini, oltre a tank, missili di ogni tipo. I nostri droni sono continuamente modificati e permettono di colpire sia le strutture di rifornimento logistico, che direttamente i nemici in battaglia. C’è bisogno di tecnologia missilistica e antimissilistica, ma anche di granate, mine, aviazione. Stiamo producendo missili in cooperazione con Ue e Usa».

Il suo giudizio sull’incontro Trump-Zelensky in Vaticano?
«Un successo. L’Ucraina ancora una volta mostra di essere disponibile al dialogo e al cessate il fuoco immediato, a lungo termine e senza condizioni. Credo anche che Trump voglia continuare il negoziato. Ma è ovvio che la Russia deve essere obbligata a trattare seriamente la pace con strumenti coercitivi. Il boicottaggio economico contro Mosca deve essere totale e intanto dobbiamo distruggere la sua organizzazione logistica militare nelle sue province occidentali».

C’è spazio per un compromesso, potete accettare la sovranità russa de facto sulla Crimea?
«Deve essere chiaro che la Russia ha attaccato nel 2022 anche perché ha visto la debolezza passiva degli europei dopo la sua aggressione del 2014, che ha condotto alla sua annessione della Crimea. Putin ha visto che non vengono rispettati i principi del diritto internazionale, che vietano l’annessione di territori con la forza. Anche per questo non possiamo accettare l’occupazione della Crimea de jure o de facto».

Crede che il 2025 vedrà la fine della guerra?
«La guerra finirà quando la comunità internazionale capirà che l’aggressione voluta da Putin è intollerabile e tutti eserciteremo una pressione economica e militare contro la Russia tale che al Cremlino si rendano conto che è inutile andare avanti. Quindi non parliamo di scandenze o date formali, bensì di Paesi che finalmente capiscono che la Russia deve essere punita senza esitazioni».