La dichiarazione completa del direttore della CIA sui danni al programma nucleare iraniano
traduzione della dichiarazione di John Ratcliffe, pubblicata da
Il direttore della CIA John Ratcliffe ha rilasciato una dichiarazione sull’efficacia degli attacchi statunitensi alle strutture nucleari iraniane.
“La CIA può confermare che un insieme di informazioni credibili indica che il programma nucleare iraniano è stato gravemente danneggiato dai recenti attacchi mirati”, afferma Ratcliffe.
“Questo include nuove informazioni da una fonte/metodo storicamente affidabile e preciso, secondo cui diverse strutture nucleari iraniane chiave sono state distrutte e dovranno essere ricostruite nel corso degli anni”.
“La CIA continua a raccogliere ulteriori informazioni di fonte affidabile per tenere pienamente informati i responsabili delle decisioni e gli organi di controllo.
“Quando possibile, forniremo aggiornamenti e informazioni al pubblico americano, data l’importanza nazionale della questione e nel tentativo di garantire la trasparenza”.

“Fordow come Hiroshima”, scontro Casa Bianca-007 sugli effetti degli attacchi
“Media e intelligence mentono, siti nucleari iraniani distrutti”. L’ipotesi di un incontro con gli ayatollah per riaprire i negoziati. Dopo le critiche, la Cia fa retromarcia: “Strutture demolite”
Paolo Mastrolilli
Fordow passerà alla storia come Hiroshima, o almeno così pensa Donald Trump. Perché ha messo fine alla “Guerra dei 12 giorni” con l’Iran, ma soprattutto ha distrutto il suo programma nucleare, checché ne dicano i media nemici sempre intenti a denigrarlo. La settimana prossima riallaccerà il filo del dialogo con gli ayatollah, per vedere se sarà possibile coronare la sua offensiva militare con un accordo di lungo termine, ma a questo punto interessa più a loro che a lui, perché lo spettro della minaccia atomica non è più sul tavolo.
Il capo della Casa Bianca è infuriato con l’intelligence americana, per il rapporto in cui ha scritto di non essere sicura che i siti nucleari bombardati sabato sera siano “obliterati”, come assicura lui, e poi con la Cnn e il New York Times, che lo hanno pubblicato mettendo l’accento sulle note negative, perché la loro missione è diffondere “fake news” allo scopo di sminuirlo. In serata il direttore della Cia Ratcliffe corre ai ripari, diffondendo una nota in cui parla di «intelligence credibile da cui risulta che il programma nucleare iraniano è severamente danneggiato».
Il clima si capisce di prima mattina, quando incontrando il segretario generale della Nato Rutte in apertura del vertice dell’Alleanza, i giornalisti gli chiedono di commentare il rapporto: «Non sanno cosa è successo. Penso che Israele ce lo dirà molto presto perché Bibi (Netanyahu) avrà persone sul terreno». Lui però non ha dubbi: «Abbiamo sentito che è stata una distruzione totale. Quando guardate il terreno sopra, non dimenticate che la fiamma è tutta sottoterra. Credo che non abbiano avuto la possibilità di spostare nulla, perché abbiamo agito rapidamente».
Quindi Trump aggiunge: «È stato un attacco devastante. Se avessero vinto e non avessimo eliminato il pericolo, non avrebbero accettato la tregua». Quanto al programma nucleare, «è ritardato di decenni, non credo che lo tenteranno mai più. Non voglio fare l’esempio di Hiroshima o Nagasaki, ma è stata essenzialmente la stessa cosa. Quello ha posto fine a quella guerra, questo ha posto fine a questa guerra».
Durate la conferenza stampa si scaglia contro l’intelligence, che sospetta di tramare contro di lui fin dal primo mandato, a partire dall’Fbi con il “Russiagate”. Rimprovera agli analisti di aver scritto un rapporto “low confidence”, ossia con poca certezza sulla vera entità dei danni, che potrebbero andare da “moderati a severi”. Questa mancanza di conferme però vale anche per lui, che invece si ostina a ripetere la sua versione della “obliterazione” dei siti. Poi cita i giudizi degli israeliani, ovvia parte in causa, un po’ come aveva detto di fidarsi più di Putin che dei servizi americani sulle interferenze russe nelle elezioni Usa.
Gli altri grandi colpevoli sono come al solito i media, che avrebbero enfatizzato gli aspetti negativi del rapporto, ricevuto da una talpa intenta a danneggiare l’amministrazione, perché questo è il loro vero obiettivo: «Volete infangare anche i piloti, che invece dovreste trattare come eroi. Hanno messo le loro vite a rischio, sganciando le bombe esattamente dove dovevano».
Solo dopo aver completato il suo sfogo, Trump torna a discutere la realtà per spiegare come intende procedere. «La settimana prossima vedremo gli iraniani, per capire se ora sarà possibile fare un accordo. Però non è davvero necessario, perché il programma nucleare è distrutto e non torneranno a costruirlo». Sembra una posizione negoziale, però, perché subito dopo fa una concessione, mettendo di fatto fine alla campagna di “massima pressione” su Teheran: «Potrei impedirgli di vendere il petrolio, ma non lo farò, perché gli serve per la ricostruzione. Potrei venderlo io alla Cina, però li lascerò fare». Suona come una concessione in anticipo, proprio per convincere gli ayatollah a scrivere nero su bianco la rinuncia all’arma atomica, magari su sollecitazione degli amici e alleati di Pechino. Il presidente infatti insiste: «Gli iraniani hanno un grande vantaggio, il petrolio, e sono bravi a commerciare. Possono avere un grande futuro, rinunciando all’atomica», ammesso che Netanyahu accetti questa soluzione invece del cambio di regime.

Il rapporto dei Servizi su Cnn e Nyt: “Programma atomico iraniano solo ritardato dagli attacchi Usa”
Il risultato delle prime analisi delle immagini satellitari sugli impianti bombardati: “Messi fuori uso per un periodo limitato”
Massimo Basile
Immagini satellitari. Detriti sparsi sul terreno. Sei crateri. La coda di camion. New York Times e Cnn hanno analizzato materiale proveniente dall’intelligence del Pentagono per capire quanto della “spettacolare operazione” condotta dagli Usa nei siti nucleari iraniani avesse davvero raggiunto l’obiettivo. Le immagini riguardano il sito di Fordow, zona collinare a sud di Teheran, utilizzato per l’arricchimento di uranio. Donald Trump aveva parlato di “totale annientamento”, ma almeno sette foto e le considerazioni, in forma anonima, di funzionari americani e israeliani raccolte dai due media forniscono una versione meno epica. Quella che ha fatto infuriare il presidente degli Stati Uniti.
L’esercito israeliano, in una analisi preliminare, ha ritenuto che il sito di Fordow avesse subito gravi danni dopo l’attacco americano, ma non era stato completamente distrutto. Gli iraniani, inoltre, avrebbero trasferito una serie di equipaggiamenti, incluso l’uranio, dal sito. Anche un dipendente del Pentagono, citato dal quotidiano newyorkese, ritiene che la base nucleare non sia stata distrutta ma messa “fuori uso”. Per quanto? Forse due, massimo cinque anni. Per la Cnn, solo per pochi mesi. Neanche dodici bombe anti-bunker, ha commentato un esperto al Nyt, sarebbero sufficienti a distruggere il sito. I B-2 avrebbero sganciato una dozzina di bombe solo su Fordow.
Le immagini satellitari scattate subito dopo i raid mostrano danni e fori di entrata delle bombe americane. Appaiono almeno sei crateri d’impatto lungo una cresta che corre sopra la linea sotterranea, indicativi dell’uso di bombe bunker-buster. Le foto ad alta risoluzione, realizzate da Planet Labs, indicano cambiamenti sul terreno, nelle zone dove si è concentrato l’attacco. Gli israeliani, invece, avevano esaminato immagini scattate nei giorni precedenti al raid e da cui emerge che gli iraniani avevano spostato uranio e attrezzature. Quelle diffuse da Maxar Technologies mostrano sedici camion cargo posizionati vicino all’ingresso. Cosa ci facevano? Poi c’è il capitolo dei condotti di ventilazione. Le strutture erano visibili solo nel 2009, all’inizio della messa in funzione. Due anni dopo, erano stati interrati. Colpirli avrebbe un senso perché il foro per l’aria penetra la roccia, compromettendone l’integrità. I condotti sono considerati punti vulnerabili dell’impianto.
In un’altra immagine, scattata il 22 giugno, dopo l’attacco, si vedono detriti sparsi, mentre gli edifici di supporto appaiono intatti. Questo, secondo gli esperti, indicherebbe una cosa: l’obiettivo era distruggere la struttura sotterranea e non mettere fuori uso tutto l’impianto, colpendo le infrastrutture di supporto.



