«Sono quello che ha mandato all’inferno i suoi colleghi, ha 12 ore per salvarsi»
L’operazione – raccontata da un’esclusiva del Washington Post – è scattata subito dopo la prima ondata di strike, raid durissimi contro i centri di comando a Teheran
Una breve telefonata, con un messaggio di minacce ad una ventina di generali iraniani invitandoli a fuggire. Altrimenti avrebbero fatto la stessa fine di molti altri ufficiali spazzati via dagli attacchi israeliani.
L’operazione del Mossad – raccontata da un’esclusiva del Washington Post – è scattata subito dopo la prima ondata di strike, raid durissimi contro i centri di comando a Teheran. Il target ha ricevuto una chiamata sul cellulare e l’interlocutore ha dettato le condizioni: hai 12 ore di tempo per registrare un video e dissociarti dal regime, a quel punto sarai al sicuro con tutta la tua famiglia. Il generale – sempre secondo il telefonista – avrebbe dovuto inviare lo «spezzone» su Telegram, una clip che sarebbe stata di certo diffusa in rete.


Per dare peso al diktat l’agente ha aggiunto una frase-chiave: «Ti sto chiamando dal paese che appena due ore fa ha mandato all’inferno uno dopo l’altro Bagheri, Salami, Shamkani». Una lista di comandanti dei pasdaran o politici fatti fuori quando è scattata Rising Lion. I primi due citati sono stati effettivamente eliminati mentre il terzo è rimasto ferito in modo grave ma è «riapparso» con una dichiarazione di sfida.
L’articolo del quotidiano precisa che non è noto se il generale abbia inciso l’audio e l’abbia spedito, inoltre conferma che è ancora in vita. Non è neppure chiaro quali siano le altre figure di un’azione che doveva gettare scompiglio nelle gerarchie militari, alimentare sfiducia e intimorire coloro che avrebbero dovuto prendere il posto degli assassinati. Israele, infatti, è riuscito a colpire almeno due «rimpiazzi», rimasti in carica per pochi giorni.
La storia è una doppia pagina di guerra psicologica. La prima è rappresentata dalla manovra, la seconda dalla diffusione della notizia. Con un terzo elemento che da un lato gioca con la mossa propagandistica e dall’altra sottolinea la capacità dell’intelligence di tentare un ulteriore colpo in un teatro dove i servizi israeliani hanno dimostrato di poter agire indisturbati.

