La moda secondo Oriana Fallaci

In pochi lo sanno, ma nella sua lunga carriera Oriana Fallaci scrisse anche di sfilate e stilisti. Intervistò personalità come Coco Chanel, Christian Dior e Mary Quant. Senza mai rinunciare al suo spirito critico e irriverente

Oriana Fallaci è stata una delle prime giornaliste di moda. Sempre in prima linea, a 22 anni c’era anche lei nella Sala Bianca di Firenze il giorno in cui nacque la moda italiana

ELISABETTA CAPROTTI

«Nel silenzio di attesa che si respira soltanto nei tribunali, nei conventi delle monache, nelle aule di esame e nelle sfilate di moda, la mannequin salì sulla pedana, incespicando nella gonna troppo stretta e con gli occhi completamente nascosti da una cloche calata fin oltre le tempie. La ragazza era vestita da inverno e il termometro segnava quaranta gradi». È il 21 agosto 1952 e nella Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze, davanti a 350 compratori arrivati da molti Paesi, si sta svolgendo una sfilata di moda. Non è una sfilata di moda qualsiasi. Tra le file è seduta anche Oriana Fallaci. A sua insaputa sta assistendo a un evento storico: quel giorno nasce la moda italiana. Lei è una giovane redattrice del settimanale Epoca, e nel suo articolo si colgono già i tratti di un linguaggio giornalistico acuto, pungente, diretto e anticonvenzionale che la caratterizzeranno negli anni a venire.

La mostra a Roma al Complesso del Vittoriano “Intervista con la storia”, 2017 Salvatore Fizzarotti / ipa-agency.net

Oriana osserva, scrive, non risparmia; la moda non le incute alcun timore. Non è certo un po’ di allure a farla stare zitta, e così incalza: «La più illustre rappresentante di questa scuola di civetteria», scrive, «è stata Germana Marucelli. La Marucelli è quella signora che ogni anno riserva una sorpresa: nel 1951 fece andare su tutte le furie Christian Dior, per via della sua linea impero. Il capo responsabile, allora, fu un mantello di velluto originalissimo e a Dior non andava a genio che quello della Marucelli assomigliasse al suo». Proprio a Monsieur Dior in persona, tre anni prima, era riuscita a strappare qualche battuta. Lei ancora diciannovenne e il couturier in visita a Firenze all’amico Salvatore Ferragamo. Si era anche spaventato per colpa di quella ragazzetta impertinente che aveva osato avvicinarlo. «È stato nella hall dell’albergo Excelsior», racconta nel 1948 sul quotidiano fiorentino Il Mattino dell’Italia Centrale, «camminava nervoso su e giù ostentando la sua testa calva e il suo naso aquilino riconoscibilissimo a chi ve lo avesse descritto… “Buonasera, monsieur Dior”. Si è voltato di scatto: un po’ allarmato, un po’ sulla difensiva, certo sorpreso. Credeva di essere venuto in incognito. Il suo è un viaggio di piacere, di riposo, anti pubblicitario. “Chi diavolo v’ha detto…” dicevano i suoi occhi fra rassegnati e furibondi (il cielo protegga i cronisti)».

Nel 1954 Fallaci comincia la sua lunga collaborazione con L’Europeo; è ormai una giornalista affermata quando le vengono affidate le interviste ai personaggi della mondanità dell’epoca. Tra loro c’è anche  Coco Chanel, che odia raccontarsi e ha già stracciato una biografia che aveva autorizzato esclamando: «Puah! La mia vita era più interessante», ma a Fallaci non dice di no quando le telefona in piena notte nella suite dell’hotel Ritz in cui mademoiselle alloggia: «Domani alle tre, in rue Cambon. E se le streghe dicono che non ci sono, le mandi all’inferno e salga lo stesso». Nelle sette cartelle pubblicate nel maggio 1958 redige una delle migliori biografie mai scritte su di lei: «Era una cosa minuscola: così minuscola che l’avreste sollevata col mignolo. Cominciava con un paio di scarpe bianche chiuse alla caviglia, simili alle galosce che un tempo si usavano quando pioveva, e poi continuava con un paio di gambe ben fatte, scoperte fino al ginocchio, dove le accarezzava l’orlo di una gonna di jersey blu scuro, stretta sui fianchi da adolescente, e sopra la gonna c’era un giacchino del solito blu scuro, cortissimo, con quattro tasche e i bottoni dorati. Il giacchino era aperto sul torace fragile, fasciato da una camicetta color avorio su cui era posata con negligenza la celebre collana di perle che vale quattrocento milioni di franchi. Sopra la collana di perle c’era un’altra collana di pietre dure, con un ciondolo formato da un rubino e un brillante, e da questo Niagara di gioielli sbocciava un collo sottile su cui si avvitava una testolina di riccioli neri e, sopra i riccioli neri, un cappello bianco, rotondo, a bebè».

Oriana Fallaci e Federico Fellini a Roma, anni 70

Nel resto dell’intervista Chanel spiega la sua visione della moda: moderna, libera, che consente movimenti sciolti. Sono gli anni in cui il dibattito sulla condizione della donna si sta facendo più acceso che mai e la penna di Oriana diventa sempre più irrequieta. Mentre intervista quel mondo snob, da Jaqueline Kennedy a Grace Kelly (ma anche Yves Saint LaurentEmilio Pucci, Elsa Martinelli), incrocia lo stile dell’altà società con le tematiche politiche sollevate dal movimento femminista. Nel luglio 1966 il suo magnetofono registra la voce di Mary Quant. «È venuta a New York», scrive nel suo articolo, «e il mio direttore ha voluto che la intervistassi ed eccola qua, nel suo appartamento all’Algonquin, vestita di un abito-Quant che se lei sta in piedi le arriva fino a metà coscia». Oriana non la ama per niente e lo dice, ma poco dopo l’incontro si accorge della portata rivoluzionaria della sua invenzione, la minigonna: «Per colpa sua, Mary Quant, ogni mese bisogna accorciare i vestiti di un centimetro almeno: di questo passo a Natale mostreremo l’orlo delle mutande», la incalza, quasi fosse sul banco degli imputati. La risposta della stilista è da manuale: «Le nuove mode sbocciano sempre nell’incertezza, anzi nel panico: non ci fu forse panico quando abbandonammo le gonne lunghe quarant’anni fa?… Ciò che infastidisce non è mostrare le gambe, è mostrare le giarrettiere: specialmente stando sedute. Quei brutti ganci rosa o neri, quegli stupidi pezzetti di trina che vogliono essere peccaminosi e in fondo lo sono. Soppresse le trine, le giarrettiere, la gonna corta diviene sana e innocente, come il grembiule di un bimbo».

Oriana Fallaci veste Emilio Pucci