La missione segreta del capo della Cia è la prima dal 2021: perché è volato a Mosca? Solo per i prigionieri?
Fioriscono le ipotesi sulla missione segreta di John Ratcliffe, direttore dell’Agenzia di intelligence. La prima, dopo l’attacco putiniano all’Ucraina. Si confronterà con le controparti sulla proposta di pace di Zelensky? O sull’Iran? O è lì per i detenuti americani?
GIUSEPPE SARCINA

Si rivede un direttore della Cia a Mosca. Una missione lampo: circa otto ore di incontri riservati, in una fase in cui sembra riprendere l’iniziativa diplomatica su diversi fronti. Il Boeing C-17 su cui viaggiava John Ratcliffe, ha fatto scalo a Riga, in Lettonia, prima di atterrare alle 10 di mattina nell’aeroporto di Vnukovo. Alle 18.30, riferisce la Tass, il velivolo è ripartito verso la Lettonia.
È stata la prima missione di un capo dell’Intelligence americana nella capitale russa, dal 24 febbraio 2022, il giorno in cui iniziò l’attacco contro l’Ucraina. L’ultimo direttore della Cia ospitato a Mosca era stato William Burns che, nel novembre del 2021, vide anche Vladimir Putin. A quanto ci risulta, Washington non avrebbe avvisato i principali governi europei, mentre — riferiscono il Financial Times e il sito Axios — avrebbe chiesto a Volodymyr Zelensky di «non bombardare» il territorio russo per evitare problemi a «un alto funzionario americano».
Né la Casa Bianca, né il Cremlino hanno rilasciato, almeno per ora, note ufficiali. Ratcliffe ha parlato con diversi interlocutori. Anche con Putin? Potrebbe darsi, visto che il leader russo ha rimandato un impegno già fissato in precedenza. Nelle ultime ore, negli ambienti diplomatici europei e sui media russi e occidentali sono fiorite diverse ipotesi. Il primo pensiero è andato, inevitabilmente, all’Ucraina. Nei giorni scorsi, Zelensky aveva detto di aver concordato un piano di pace con gli Stati Uniti e i Paesi europei. Il cardine dello schema sarebbe la creazione di una «zona franca economica» nel Donbass. Niente di nuovo, in realtà. Di fatto è la stessa proposta avanzata nel dicembre 2025 dai due mediatori Usa, Steve Witkoff e Jared Kushner. All’epoca sembrava che il Cremlino fosse pronto a discuterne. Ora il portavoce Dmitry Peskov boccia seccamente l’idea: «Ribadisco che il Donbass fa parte della Federazione Russa. Ed è improbabile che soggetti terzi possano governare regioni della Federazione Russa».
L’11 agosto scorso, il presidente americano aveva parlato al telefono con Putin. Il canale di comunicazione tra i due è rimasto aperto. Negli ultimi mesi, Trump ha continuato a oscillare. Un giorno promette a Zelensky che gli concederà l’autorizzazione a costruire i missili Patriot. Poi torna sui suoi passi: non si può fare. Però, continuerà a fornire armi, a patto che siano gli europei a pagarle. È uno scenario noto da mesi, con il quale si sono confrontati ieri i 30 Paesi che fanno parte della «Coalizione dei volenterosi», guidata da Francia e Regno Unito, in una riunione convocata da Kiev, anche online.
Il messaggio inviato al Cremlino è chiaro: al di là di ciò che farà (o non farà) Trump, gli europei continueranno ad appoggiare la resistenza ucraina. Anzi Emmanuel Macron e il neo premier britannico, Andy Burnham, sono pronti a un salto di qualità: costruire insieme agli ucraini missili a medio-lungo raggio, oltre ai droni. A questo punto, è possibile che Trump abbia incaricato Ratcliffe di sondare la determinazione di Mosca a insistere con una guerra a oltranza che sta destabilizzando anche l’economia nazionale. In questo quadro, alcuni blogger e siti russi scrivono che il direttore della Cia potrebbe aver proposto di organizzare un incontro ad alto livello, coinvolgendo il segretario di Stato Marco Rubio o il vicepresidente JD Vance.
Circolano, però, anche altre interpretazioni che, in ogni caso, sarebbero complementari al dossier Ucraina. Ratcliffe avrebbe evocato anche la stretta economica sull’Iran, partner economico e militare della Russia. Il direttore della Cia, infine, potrebbe aver chiesto la scarcerazione di uno o due cittadini americani detenuti nelle prigioni russe. Tra i nomi più citati c’è il cinquantottenne Charles Wayne Zimmerman, condannato a cinque anni di reclusione per il possesso di armi e munizioni trovate sulla sua barca a vela. Non mancano i precedenti. Lo stesso Ratcliffe ha negoziato il rientro della russo-americana Ksenia Karelina. Nel 2024, invece, la Cia si era assicurata il rilascio di Evan Gershkovich, giornalista del Wall Street Journal, e del marine Paul Whelan.

