La scienza lavora per il progresso dell’umanità. Banale quanto vero. Ma allo stesso tempo gli scienziati sono uomini e donne, con delle coscienze, delle convinzioni. E dei rimorsi, anche quando sono dalla parte giusta
MASSIMO SIDERI
L’operazione con cui Benjamin Netanyahu ha ordinato di tagliare «la testa» al programma nucleare iraniano, facendo uccidere nove scienziati, solleva una domanda che appare paradossale: era lecito colpire degli scienziati, non dei militari, anche se lavoravano per un programma nemico e per una dittatura? Non è la prima volta che accade. Nel film The catcher was a spy, sebbene con qualche nota romanzata, si racconta del dilemma dei dilemmi: uccidere o non uccidere Heisenberg, scienziato monumentale (padre della fisica quantistica) ma anche numero uno del programma nucleare nazista? I servizi segreti Usa mandarono il giocatore di baseball Moe Berg, un poliglotta cervellone, a cercare di parlargli. Berg, presumibilmente su indicazione di Fermi, si incontrò a Roma con Edoardo Amaldi.
Non sapremo mai cosa accadde tra Berg e Heisenberg: il programma nucleare nazista era su una strada sbagliata avendo gli scienziati tedeschi puntato sull’acqua pesante? Lo stesso Heisenberg, che amava la Germania, si era spinto fino a metterci un po’ di sabbia nel motore? Gli storici non sono concordi. Fatto sta che Heisenberg morì nel 1976. Con la Guerra Fredda sappiamo anche che si sviluppò una vera corsa agli scienziati, anche nazisti, per strapparli all’Urss. Non a caso è su un ex scienziato pazzo nazista che ruota la storia cinica e geniale del Dottor Stranamore. La scienza lavora per il progresso dell’umanità. Banale quanto vero. Ma allo stesso tempo gli scienziati sono uomini e donne, con delle coscienze, delle convinzioni. E dei rimorsi, anche quando sono dalla parte giusta. Lo stesso Albert Einstein — che aveva inviato con Leò Szilàrd una lettera nel 1939 a Franklin D. Roosevelt per spingerlo a sviluppare un programma atomico militare — dopo Hiroshima e Nagasaki disse che se avesse saputo come sarebbe andata a finire invece dello scienziato avrebbe fatto l’orologiaio. Il dilemma è destinato a rimanere appeso alle coscienze.





