Aldo Grasso
Nei giorni scorsi abbiamo celebrato il giorno della Memoria, il giorno in cui appunto l’esercito sovietico ha liberato il campo di Auschwitz ed è diventata una data molto importante. Ho detto celebrato. Vorrei che a questo verbo venisse tolto proprio tutto il carattere di ritualità oserei anche dire di stanca ritualità per invece ritornare al senso di meditazione.
Cioè queste giornate dedicate appunto alla memoria,al ricordo di qualche cosa, hanno senso se si pensa veramente che cosa è successo perché la memoria è labile. Più passa il tempo e più si dimenticano i sopravvissuti, i testimoni oculari ormai se ne stanno andando e se non si esercita il dovere della memoria, finisce poi che diventa tutto uguale, cioè appunto, diventa ritualità, diventa celebrazione, diventa una festa come le altre.
Festa naturalmente fra virgolette. E che perde ogni significato perché se la storia ci ha insegnato qualche cosa è che non c’è mai giustizia storica perché l‘oblio si prende tutto lo spazio che ha disposizione e quindi almeno la fiammella, una piccola fiammella della memoria va sempre tenuta accesa.


