6 Agosto 2026


«Ormai sui social litigano tutti», recita il luogo comune. Ma i social network, ci spiega la fisica, si comportano come sistemi complessi in cui si diffonde più facilmente ciò che genera reazione. E così non conta chi ha lanciato il sasso, ma le onde…..
Siamo in montagna. Immaginate la superficie di un lago perfettamente immobile. L’acqua è immobile. Perfetta. Sembra quasi ferma nel tempo. Poi raccogli un piccolo sasso e lo lanci. Succede qualcosa di curioso. Il sasso affonda immediatamente. Sparisce. Eppure il movimento continua. Si formano cerchi concentrici. Si allargano. Si propagano. Raggiungono punti del lago che il sasso non ha mai toccato. La puntata di oggi parte da qui. Perché oggi parliamo di social network.
La lamentela la conosciamo tutti. «Ormai sui social litigano tutti.» Apri il telefono per vedere una foto di un tramonto. Due minuti dopo stai leggendo una discussione furiosa sul cambiamento climatico, sul calcio di rigore non dato, o sull’utilizzo o meno della panna nella carbonara. E allora arriva la scintilla della puntata. «Perché vincono sempre quelli che urlano?» Se fosse vero il contrario, probabilmente i social sarebbero pieni di bibliotecari che discutono sottovoce. La domanda sembra sensata. Perché i social erano nati per condividere informazioni. Per collegare persone. Per creare conversazioni. E invece spesso sembrano trasformare ogni discussione in una riunione di condominio mondiale senza amministratore.
Il potere di un commento
La serie Scintille parte sempre da qui. Prende una lamentela, toglie la colpa e mette la fisica. Perché la domanda interessante non è perché la gente si arrabbi. Le persone si arrabbiano da migliaia di anni. La domanda interessante è: perché alcune emozioni si propagano molto più velocemente di altre? Ed è qui che entra in scena una delle idee più potenti della fisica dei sistemi complessi. Il feedback positivo. Che significa un processo che si amplifica da solo. Più cresce, più diventa capace di crescere ancora. Proprio come le onde che si allargano sulla superficie di un lago.
In fisica esistono sistemi che smorzano una perturbazione. E sistemi che fanno l’opposto. La amplificano. I social appartengono molto spesso alla seconda categoria. Immaginiamo un commento qualsiasi. Se genera reazioni, il sistema lo premia. Lo mostra a più persone. E ogni nuovo passaggio aumenta le probabilità che continui a circolare.

Nei sistemi semplici causa ed effetto tendono a essere proporzionali. Se spingo una bicicletta un po’, si muove un po’. Se la spingo il doppio, si muove circa il doppio. Nei sistemi complessi questa regola spesso scompare. Un commento visto da dieci persone può non produrre nulla. Lo stesso identico commento visto da diecimila persone può produrre una tempesta. La differenza non sta nel contenuto. Sta nello stato della rete che lo riceve. Ed è per questo che i social sono così difficili da prevedere. Noi continuiamo a guardare il messaggio. La fisica guarda il sistema che lo sta amplificando.
Pensiamo al cinema. In Quinto Potere c’è una scena diventata leggendaria. Il protagonista urla: «Sono furioso e tutto questo non lo accetterò più.» Quella scena non è diventata famosa perché fosse la più equilibrata. È diventata famosa perché produce una reazione emotiva enorme. Ed è esattamente questo il punto. Nei sistemi complessi vince ciò che continua a propagarsi. La verità e la ragionevolezza non sempre coincidono con la capacità di diffondersi. I social non amplificano le opinioni. Amplificano le reazioni che le opinioni producono. L’indignazione è una forma di energia estremamente efficiente. Del resto nessuno ha mai aperto Instagram per scrivere: «Oggi ho avuto una giornata equilibrata e proporzionata.»
Le cascate di informazione
A questo punto qualcuno potrebbe dire: va bene, ma allora basta smettere di reagire. Sembra semplice. Ma i sistemi complessi non funzionano quasi mai in modo semplice. Perché qui entra in scena un secondo fenomeno. Le cascate di informazione. Quando vediamo molte persone che parlano di qualcosa, tendiamo automaticamente a considerarla importante. Anche senza rendercene conto.
È un comportamento umano, ma è anche fisica delle reti. Ogni individuo osserva il comportamento degli altri e lo utilizza come informazione. Poi arriva un momento in cui il sistema supera una soglia. E improvvisamente tutti iniziano a parlare della stessa cosa. Nessuno ha preso una decisione collettiva. Ciascuno sta semplicemente reagendo a ciò che vede fare agli altri. Ed è qui che compare un altro concetto fondamentale della fisica: la sincronizzazione. Succede alle lucciole che lampeggiano insieme. Succede ad alcuni neuroni del cervello. Partono indipendenti. Poi, attraverso le interazioni, iniziano a comportarsi come un unico sistema. I social permettono qualcosa di molto simile. Milioni di persone possono sincronizzare la propria attenzione quasi nello stesso momento. Ed è questo che rende possibili i fenomeni virali.
C’è un’altra caratteristica che rende tutto ancora più interessante. Le reti non reagiscono in modo lineare. A volte una piccola fluttuazione produce conseguenze enormi. Gli scienziati parlano di amplificazione delle fluttuazioni. Un singolo commento conta poco. Diecimila commenti collegati producono qualcosa di completamente diverso. Esattamente come per gli elettroni nella fisica quantistica.

Ed è quello che in fisica chiamiamo comportamento emergente. Qualcosa che non esiste nelle singole parti. Ma compare quando le parti iniziano a interagire.
E allora forse il punto non è chiedersi perché la gente litighi. Forse il punto è chiedersi perché certi conflitti si diffondano così facilmente. Perché nei sistemi complessi non tutte le informazioni hanno la stessa probabilità di propagarsi. Alcune vengono assorbite. Altre vengono amplificate. Ed è qui che compare l’ultima idea importante della fisica, di cui vale la pane parlare oggi. Gli attrattori.
Nei sistemi complessi esistono stati verso cui il sistema tende spontaneamente a tornare. Nei social l’indignazione funziona come un attrattore. Una discussione può partire da un tema neutro. Poi qualcuno provoca. Qualcuno reagisce. Qualcuno risponde alla reazione. E dopo poco il sistema torna sempre nello stesso punto. Conflitto. Polarizzazione. Scontro.
È come una pallina lasciata su un terreno inclinato. Può partire da luoghi diversi. Ma finisce quasi sempre nella stessa valle. Ed è qui che la fisica ci costringe a cambiare prospettiva. Noi continuiamo a cercare chi abbia scritto il primo commento. Chi abbia pubblicato il primo post. Chi abbia lanciato la prima provocazione. La fisica guarda altro. Guarda il sistema che ha reso possibile la propagazione. Non è importante chi ha iniziato. È importante capire perché tutti gli altri hanno seguito.
L’esperimento di Taipei
C’è un esempio virtuoso reale molto interessante che spiega bene la puntata. Taipei, a Taiwan. Taipei negli ultimi anni ha sperimentato piattaforme digitali partecipative dove i cittadini possono discutere temi pubblici con regole progettate per premiare i punti di accordo invece dello scontro. La cosa sorprendente è che quando cambia l’architettura della rete cambia anche il comportamento collettivo. Le persone non sono cambiate. Ma il sistema smette di amplificare soltanto il conflitto.

Stiamo arrivando alla fine della puntata di oggi. L’asse che riassume tutto il ragionamento è questo: Nei sistemi complessi si diffonde più facilmente ciò che genera reazione. Ciò che è vero, utile o giusto non coincide sempre con ciò che si diffonde meglio. Una rete complessa non mostra soltanto ciò che esiste. Mostra soprattutto ciò che riesce a propagarsi. Le onde più grandi non sono sempre quelle più profonde. Sono quelle che riescono a viaggiare più lontano.
Siamo in montagna perché a volte non è importante chi ha lanciato il primo sasso. È importante capire perché le onde hanno continuato a propagarsi































