meditate gente, meditate……….
Nella comunità abitano 50 persone. Il movimento Rttl sta facendo proseliti in tutti gli Stati Uniti, ma le indagini dell’Fbi procedono a rilento
«Qui solo bianchi, cristiani, eterosessuali, senza radici ebraiche»
Cos’è il movimento Return to the land fondato da Eric Orwoll
MASSIMO GAGGI
Nell’America liberata dalla schiavitù da Abramo Lincoln a metà dell’Ottocento, i neri hanno continuato a vivere segregati: non solo quella nei locali pubblici e sui bus della ribellione di Rosa Parks. Erano migliaia le cosiddette «sundown town»: città dalle quali, in base a ordinanze comunali, tutti gli afroamericani dovevano andar via al tramonto, finito l’orario di lavoro. Non sono storie sepolte in un passato remoto: è stato così fino al 1968 quando una delle leggi dei diritti civili, il Fair Housing Act, pose fine alle discriminazioni abitative.
Da allora il faticoso cammino dell’integrazione: bianchi e neri vivono fianco a fianco ovunque, anche se fattori economici, culturali e di scelte scolastiche tendono a creare comunità nelle quali prevale una sola etnia. Ad esempio per le scuole migliori e più costose, frequentate soprattutto dai figli di ricchi bianchi, si parla di risegregazione di fatto. Non è abbastanza per i teorici del suprematismo bianco: ora che si sentono protetti da una presidenza che li ha sdoganati e ha cancellato tutte le norme a protezione delle minoranze etniche o sessuali, c’è chi tenta di tornare al passato.
Fondato da Eric Orwoll, un ideologo razzista e separatista, il movimento Rttl — sta per Return To The Land, ritorno alla terra — punta a creare comunità «omogenee ed esclusive», basate su criteri razziali, già soprannominate «white only towns»: città per soli bianchi. Bé non solo questo: per essere accettati in Community 1, il primo di questi luoghi creato da Orwoll in un terreno acquistato dalla sua organizzazione in Arkansas, alle pendici dei monti Ozark, bisogna essere bianchi, cristiani ed eterosessuali. Ma bisogna anche dimostrare la discendenza da antenati europei e l’assenza di radici ebraiche.
Per ora non sono molto coloro che hanno sfidato le leggi federali e hanno accettato di sottoporsi alla severa selezione di Orwoll che i compagni di strada li vuole non solo suprematisti bianchi e cristiani, ma anche omofobi e antisemiti: una cinquantina di persone i cui figli vengono educati con forme di «home schooling». Una comunità già assediata dalle denunce delle associazioni per la difesa dei diritti civili. Ma il fondatore, ovviamente consapevole dei guai legali ai quali andava incontro, ha scommesso su un aggiramento della legge: sostiene che Return To The Land non vende case e terreni ma solo la partecipazione a un’associazione privata che si è data liberamente regole molto rigide, non condizionabili dal Fair Housing Act. Del resto non ci sono già le «luxury gated communities» in Montana dove i miliardari sciano sulle loro montagne private? E che dire dei geni libertari della tecnologia decisi a costruire le loro città-Stato governate dall’intelligenza artificiale anziché da sindaci e assessori?
In realtà il tentativo di cancellare le conquiste dei diritti civili è evidente, anche perché Orwoll parla esplicitamente di «ripartire da zero dopo il fallimento delle società moderne«, mentre il suo emulo britannico Simon Birkett che sta esportando il modello Rttl in Galles, è ancora più esplicito: «Dobbiamo costruire un’alternativa all’inferno multiculturale».
Orwoll, insomma, sta facendo proseliti e per ora non incontra ostacoli veri: Tim Griffin, capo della procura dell’Arkansas, Stato assai conservatore, ha aperto un’inchiesta nel luglio 2025, dopo le prime denunce per violazioni dei diritti civili. Interrogato 13 mesi dopo risponde: «Stiamo indagando». E pare che l’Fbi dell’Amministrazione Trump non stia svolgendo i suoi compiti investigativi con particolare impegno. Del resto Russell Vought, ministro del Bilancio di Trump, suo stretto collaboratore, l’ideologo che è considerato l’architetto di quel Project 2025 divenuto la stella polare della presidenza conservatrice, ha detto, in conversazioni con finanziatori repubblicani, cose non molto diverse dal fondatore di Rttl: l’abbandono del multiculturalismo è fra i principali obiettivi della presidenza Trump.
Ora la prima sfida legale di alto profilo riaccende i riflettori dei media su Rttl, denunciata per discriminazione da Michelle Walker, un’immobiliarista la cui domanda di adesione è stata respinta: ha radici ebraiche e un marito di colore. Per ora è tutta pubblicità: spuntano emuli in varie parti del mondo mentre Orwoll vuole creare altre comunità basate sui suoi criteri anche sui monti Appalachi e negli Stati del Sud (dove conta sulla protezione delle amministrazioni trumpiane).
E intanto cerca di far dimenticare le sue tesi revisioniste sull’Olocausto, l’amicizia con il capo del Ku Klux Klan, David Duke, e la sua attesa per «un nuovo Hitler» notando che certe segregazioni sono praticate, sia pure su base volontaria e magari su iniziative di minoranze, anche tra i progressisti: il sindaco di Oakland, la parte povera della baia di San Francisco, ha istituito un reddito di cittadinanza riservato a neri e nativi indigenti.





