Per la prima volta, la Cia ha rivelato l’identità di un secondo ufficiale che ha svolto un ruolo chiave in una missione di salvataggio in Iran nel 1980, proprio nel pieno della rivoluzione che ha portato alla nascita della Repubblica islamica. L’operazione consisteva nel far uscire dal Paese sei diplomatici statunitensi travestiti da troupe cinematografica. Il gruppo era assistito da due agenti della Cia. La missione fu così rocambolesca che ispirò il film premio Oscar Argo. uscito nel 2012 con protagonista Ben Affleck.
La storia è conosciuta. Con l’aiuto del Canada, i due ufficiali della CIA e i sei funzionari americani finsero di essere alla ricerca di luoghi in cui girare un film di fantascienza di nome Argo. E alla fine riuscirono a sfuggire ai servizi di sicurezza iraniani ed imbarcarsi per Zurigo.

Finora si conosceva solo il nome di uno degli agenti, lo specialista in travestimenti e falsificazioni Tony Mendez, morto nel 2019, ma adesso la Cia ha svelato anche l’identità del secondo ufficiale. Si tratta di Ed Johnson, esperto in estrazioni segrete, conosciuto anche dalla moglie di Mendez, Jonna, anche lei agente segreta, che lo ha descritto alla Bbc come «linguista straordinariamente abile», esperto nella creazione di documenti falsi. «Sembrava essere perfettamente adatto al lavoro che stava svolgendo», ha raccontato. La rivelazione è stata fatta lo scorso 14 settembre nell’episodio del podcast «Langley Files», in cui la Cia ha rivelato particolari inediti della missione, forniti proprio da Johnson.
La parte più difficile dell’operazione, secondo quanto raccontato, è stata convincere i diplomatici che sarebbero riusciti ad ingannare gli iraniani e a passare per una troupe cinematografica. «Loro erano persone che non erano addestrate a mentire alle autorità» ha detto Johnson. L’agente segreto, che aveva una vasta esperienza del Medio Oriente, parla numerose lingue, tra cui l’arabo, ma non il farsi, l’idioma ufficiale in Iran. Tuttavia gli tornò utile il tedesco quando lui e Mendez si ritrovarono involontariamente, proprio di fronte all’ambasciata americana allora occupata, dove 52 cittadini statunitensi erano stati presi in ostaggio nel 1979 (saranno rilasciati solo nel 1981, dopo 444 giorni). Lì, una guardia iraniana di lingua tedesca aiutò le due spie a trovare un taxi per andare all’ambasciata canadese dove si erano rifugiati anche i sei diplomatici. «Devo ringraziare gli iraniani per essere stati il faro che ci ha portato nel posto giusto», ha detto Johnson nell’intervista alla Cia.

Nel film del 2012, la fuga del gruppo dall’Iran avviene sul filo del rasoio con le truppe iraniane che tentano di inseguire l’aereo. La realtà, ha ricordato Johnson, è stata molto meno movimentata, i diplomatici erano rilassati e «fiduciosi» durante le fasi finali della missione.







