La carica delle partigiane combattenti: così la guerra fu anche lotta di genere

Moncalieri ricorda il contributo femminile alla Resistenza con un’installazione video

GIANNI OLIVA

Partigiane combattenti, come le diciannove decorate con medaglia d’oro al valor militare, che condividevano a tempo pieno la vita delle formazioni; oppure staffette, che spostandosi tra le città e i territori della guerriglia trasmettevano messaggi, trasportavano armi, garantivano rifornimenti di cibo e vestiario; oppure antifasciste impegnate nel lavoro politico clandestino, inserite nei Comitati di liberazione nazionale, tessitrici di rapporti tra gruppi diversi, intellettuali coinvolte nella redazione di ciclostilati e manifesti; oppure ancora dottoresse, infermiere, farmaciste che curavano i feriti nell’emergenza. Il panorama della Resistenza al femminile spazia tra inserimenti diversi, all’interno di un quadro di complessità dove la lotta “con le armi” e quella “senza le armi” sono momenti complementari di uno stesso progetto. Il comune di Moncalieri, con un’idea originale, ha deciso di commemorare l’80º della Liberazione proiettando sulla facciata del Municipio un videomapping dedicato al ruolo della donna nella resistenza piemontese, realizzato dall’Associazione culturale Avvalorando e visibile tutte le sere dal 4 al 26 aprile: il filmato è una sovrapposizione di parole, immagini e musica con le quali si crea un racconto emozionale capace di restituire il senso più profondo dell’esperienza.

Il valore di una scelta

Tema centrale del videomapping è quello della “scelta”: al di là dei ruoli rivestiti, il significato più profondo della Resistenza, per le donne come per gli uomini, è stato quello di essersi schierati e di averlo fatto nella solitudine della propria coscienza, in un’Italia sfasciata dagli eventi, tra le lusinghe della normalizzazione nazifascista di Salò, l’istinto della solidarietà, la paura della disobbedienza, la memoria sofferta del passato, le minacce dell’occupazione germanica.

Anziché rifugiarsi nella zona grigia dell’attendismo, chi entra nelle formazioni sfida il destino per cambiarlo, rischiando in prima persona. Difficile per tutti, la scelta assume un significato particolare per chi è stata educata ai ruoli di moglie e di madre e alla discrezione silenziosa della vita familiare: «Certo, qualcuna aveva in banda il fidanzato o il fratello, ma molte altre no e comunque tutte abbiamo iniziato per scelta nostra», rivendica con orgoglio Maria De Vitis, partigiana in Piemonte ma di origini abruzzesi, reagendo allo stereotipo della “staffetta” diventata tale per aiutare l’uomo di casa salito in montagna.

Piccole grandi donne

Ada Gobetti

Ada Gobetti, in un articolo sulla Sentinella partigiana, ribadisce il diritto della donna alla militanza: «Sono una donna. Una piccola donna, che ha rivoluzionato la sua vita privata, quella tradizionalmente femminile dell’ago e della scopa, per trasformarsi in una “bandita”. Sono con me mille e mille donne, ne sono certa, con il mio coraggio, la mia sete di agire. Anche noi ci organizziamo. Anche noi viviamo per lo stesso ideale dei partigiani maschi».

Il tema della lotta antifascista si salda così, strettamente, con quello della parità e la guerra si trasforma in un acceleratore di coscienza di genere. Si tratta di un percorso difficile, che si scontra con atteggiamenti culturali radicati, come bene emerge in alcuni fogli pubblicati nella clandestinità. In un numero di Quelli del Col Bione, diffuso tra i Garibaldini della Valle di Susa, compare una lettera dalla quale traspaiono le diffidenze con le quali le donne partigiane vengono guardate all’interno delle formazioni: «Proprio non mi posso rallegrare – scrive “Una Garibaldina” – nel sentire voci poco simpatiche a riguardo della partecipazione della donna alla lotta per la libertà. Sento dire “una donna non è capace a combattere, non sa neppure tenere un’arma in mano”: ma è giusto dire così?». In un altro numero dello stesso foglio, la rivendicazione diventa polemica aperta sui ruoli: «E che cosa dovremmo fare, secondo voi? Confezionare le giacche e i camiciotti e i pantaloni, lavarli e stirarli settimanalmente? Fare come una donna di casa? Noi qui rischiamo esattamente come voi, siamo uguali a voi».

Pronte a combattere

Per una significativa simmetria, considerazioni analoghe si trovano negli scritti di alcune volontarie del Corpo delle ausiliarie, creato nel marzo 1944 all’interno della X MAS di Junio Valerio Borghese, poi fatto proprio dalla Repubblica Sociale. Una giovanissima Luciana Mainardi, classe 1928, scrive alla madre: «Non faccio che lavare piatti, cucire, mettere a posto stanze e sbrigare tutti i lavori d’ufficio… Io non vedo l’ora di avvicinarmi di più al fronte, ma il comandante ci ha promesso che ci porterà a turno in prima linea». Qualcuna, più adulta, come Fiamma Morini, classe 1922, dopo un mese di esperienza non si fa illusioni: «Quando ci siamo arruolate, noi ci sentivamo pronte a sparare. Poi Fede Arnaud (l’ideatrice del Corpo ausiliarie) ci ha fatto capire che non era il caso. Mentre noi eravamo piene di fuoco e di guerra, lei ci ha messo al nostro posto». Dietro l’analogia dei riferimenti ci sono premesse differenti. Le donne fasciste mettono l’accento sullo scontro armato, riflettendo uno spirito bellicoso figlio del combattentismo del Ventennio: in loro la voglia di andare a sparare «con buoni caricatori alla cintola e un buon fucile a tracolla» prevale sul confronto tra uomo e donna e sulla rivendicazione di parità. Nel mondo resistenziale il tema è invece la condivisione dell’esperienza nella sua pienezza, andando al di là dei ruoli predefiniti e della gerarchizzazione della loro importanza: «Abbiamo scelto, noi donne come voi. La nostra guerra per la libertà è la stessa guerra vostra» scrive ancora l’anonima garibaldina di Quelli del Col Bione. In questo senso la partecipazione femminile alla Resistenza è la premessa di un percorso di crescita che vedrà la prima significativa tappa nel 1946 col riconoscimento del diritto di voto.

A Moncalieri il videomapping per il 25 aprile

A Moncalieri un videomapping dedicato alle partigiane piemontesi

L’idea per ricordare gli 80 anni dalla Liberazione: sarà visibile dalla sera del 4 aprile

l Comune di Moncalieri ricorda gli ottant’anni dalla Liberazione con un videomapping, un video con realtà aumentata, dedicato alle donne partigiane, proiettato sulla facciata del Municipio. 
Debutterà venerdì 4 aprile alle 20:30 e sarà visibile tutte le sere fino al 26 aprile. Dalle 20:30 alle 21:30 il video sarà accompagnato dal sonoro, mentre proseguirà in modalità silenziosa tutte le sere fino alle 23.
Il progetto, a cura dell’Associazione Culturale Avvalorando, è stato realizzato da Ilumen Atelier con la regia di Valentina Maffeo, attraverso il materiale d’archivio di Istoreto – Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea Giorgio Agosti: un videoracconto che possa testimoniare l’apporto della componente femminile nella lotta partigiana in Piemonte dall’autunno del 1943 alla Liberazione dell’aprile 1945.

A Moncalieri videomapping sulle partigiane per il 25 aprile
A Moncalieri videomapping sulle partigiane per il 25 aprile (Rai Tgr Piemonte)

Il videomapping sovrappone parole e immagini, creando un racconto emozionale. Emergono le parole della partigiana torinese Anna Cherchi Ferrari: “…tutti volevano aiutarmi…” e “…per comprendere il significato della parola libertà, bisogna esserne stati privi…”. 
E, ancora, c’è la citazione del partigiano torinese Paolo Braccini, fucilato al Martinetto: “…il mondo migliorerà, statene certi”.

Donne e Resistenza
Donne e Resistenza (Istoreto)

Le donne furono protagoniste della Resistenza ma il loro ruolo è stato troppo spesso oscurato e trascurato. Oggi assistiamo a un’importante rivoluzione culturale che mira a creare una società in cui il valore dell’inclusione e della parità sia fondante. Togliere dall’oblio della Storia le nostre “antenate”, è uno degli aspetti di questo cambiamento per cui in tante e tanti stiamo lavorando”, dichiarano il sindaco di Moncalieri Paolo Montagna e Antonella Parigi, assessora alla Cultura del Comune di Moncalieri.
“Le donne partigiane hanno giocato un ruolo essenziale nella Liberazione, svolgendo non solo attività di staffetta, ma anche combattendo in prima linea, organizzando reti clandestine e offrendo supporto logistico e sanitario ai partigiani” – afferma Alessandro di Mauro, Presidente di Avvalorando – Con questo evento vogliamo restituire loro il giusto riconoscimento, affinché il loro impegno non venga mai dimenticato, soprattutto dalle nuove generazioni.”