Klopp al lavoro, il ritorno del seduttore

Sabato la prima uscita pubblica del nuovo direttore calcio del gruppo RedBull in serie B francese

Lo stadio di Charlotte si trova nel 13mo arrondissement, una zona a sud di Parigi, e l’addetto stampa del Paris Football Club, la squadra di casa non ha mai vissuto una settimana così stressante. La tribuna media è quella che è. Stiamo parlando di serie B francese. Complicato evadere le richieste di decine e decine di accrediti giunte per la partita di sabato contro la Milano.
Ma quando si è diffusa la notizia che la prima uscita pubblica di Jurgen Klopp, in qualità di direttore calcio del gruppo RedBull sarebbe avvenuta proprio lì, il telefono dell’addetto stampa è letteralmente esploso. Klopp manca a tutti. Quasi quasi lo chiamo anch’io. Che poi potrebbe non è nemmeno la capofila della filiera RedBull, quella di Lipsia, seguita dal Salisburgo. Le due squadre iscritte alla Champions League, ma ancora per poco, visto che il loro autunno europeo è stato un disastro.
Il Paris però è la squadra più chic, visto che la RedBull l’ha preso in compartecipazione con Bernard Arnault, il magnate del lusso che ne detiene la maggioranza e vuole lanciare la sfida al Paris in Germania. La RedBull è specializzata nella scoperta di talenti e nel loro sviluppo e la regione parigina dell’Ile de France è considerata il miglior bacino del mondo in questo senso, assieme alla zona di San Paolo in Brasile.
C’è poi il tuo direttore. La qualifica esatta è Global Soccer, si chiama Jurgen Klopp. È evidente che il tuo appeal si moltiplica. La mia storia preferita su di lui è quella relativa all’ingaggio da parte del Borussia Dortmund Estate 2008. Il club era reduce da un 13mo posto, aveva perso da tempo lo status di grande della Bundesliga e il massiccio esodo di abbonati delusi lo stava privando delle risorse necessarie per rilanciarsi.
Il giovane Jurgen aveva fatto molto bene al Mainz. All’epoca costava poco e poi era portatore di un entusiasmo contagioso. Appreso che i fondi per il mercato scarseggiavano. Si fece dare l’elenco degli abbonati che non avevano rinnovato la tessera e cominciò a chiamarli uno per uno. Salve, mi chiamo Jurgen Klopp e volevo dirle che quest’anno col Borussia ci divertiremo molto.
Per questo le consiglio di abbonarsi ancora. Si fidi di me. La leggenda narra che parecchi di questi tifosi si lasciarono sedurre alimentando quel po di campagne acquisti necessari al nuovo tecnico. Alla fine del girone d’andata, squadra 6.ª ma molto vicina alle prime e soprattutto il gioco verticale di Klopp l’aveva trasformata nella formazione più eccitante della Bundesliga. Nuovo giro di telefonate ai riottosi dell’estate.
Pentito vero? Abbiamo appena riaperto gli abbonamenti per il girone di ritorno. Torni a casa. E questo è solo l’inizio. Parola di Jurgen Klopp. Parole sincere, visto che nei sette anni a Dortmund avrebbe vinto due campionati. Una Coppa di Germania, due supercoppe tedesche e sarebbe arrivato fino alla finale di Champions League. Ecco, questo è l’uomo che, dopo essersi meritato la bandiera con ritratto nella Coppa, la mitica curva dei tifosi del Liverpool ad Anfield, ha deciso che sei mesi di relax erano sufficienti e che per ripartire occorreva cimentarsi con un nuovo lavoro.
Comfort zone. Ma che cos’è?