Keith Jarrett, Colonia 1975 e la scoperta della genialità

La sera del 24 gennaio del 1975 il pianista americano si convinse controvoglia a suonare, improvvisando. Quel concerto è diventato il disco di assolo per pianoforte più venduto di sempre

Che cos’è il genio? In un lessico che tende facilmente all’iperbole come quello odierno, la parola genio è usata diffusamente e generosamente: così si scrive «genio» in calce a un post o a una battuta di qualcuno a indicarne semplicemente l’apprezzamento; o all’opposto, in senso ironico, per schernire un’affermazione o un gesto sciocco.

Il termine latino da cui proviene, forse debitore della tradizione etrusca, vedeva nel genio uno spirito tutelare, una sorta di angelo custode capace di guidare le nostre azioni e vegliare su ciascuno di noi.

La sera del 24 gennaio del 1975 il pianista americano Keith Jarrett si trovava per un concerto in una piovosa Colonia. Il pianoforte del Teatro dell’Opera era in pessime condizioni, così come la schiena del musicista, che non dormiva da due giorni ed era a pezzi dopo uno scomodo viaggio da Zurigo su una Renault 4. Keith Jarrett risalì in auto, determinato a cancellare il concerto. Quasi a mezzanotte, quando il pubblico del teatro strapieno stava già per andarsene, decise infine di tornare al pianoforte raccogliendo la supplica della giovanissima organizzatrice in lacrime.

Il pianista si abbandonò con fatalismo ai propri limiti e a quelli che la situazione gli imponeva, tanto da iniziare la sua improvvisazione imitando il campanello di inizio spettacolo.
Da quelle premesse così difficili nacque un’ora di musica profondamente ispirata, e qyella registrazione è diventata l’album di solo pianoforte più venduto di tutti i tempi (oltre tre milioni di copie).

«Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può» diceva Carmelo Bene, a tracciare un preciso confine tra due termini spesso confusi. In quella piovosa serata tedesca, in cui avrebbe voluto tanto essere altrove, Keith Jarrett abbassò le proprie difese e fece quello che poteva. Così scoprì il proprio genio, pronto a liberarsi e venirgli in soccorso proprio nel momento di maggiore difficoltà.

The Köln Concert di Keith Jarrett, uscito nel 1975 per ECM Records, è un episodio epico della storia del jazz: un piano solo cristallizzato in un disco (un bestseller da milioni di copie) venerato da appassionati di tutto il mondo e studiato da generazioni di musicisti. La ragione primaria del fascino della registrazione risiede nella sua natura di improvvisazione: una prassi apparentemente spericolata, divenuta tratto distintivo di tanta produzione del pianista statunitense.

Il lavoro di Elsdon è un approfondito studio tecnico che investe la materia squisitamente musicale, con trascrizioni dei passaggi chiave, analisi armoniche, individuazione di patterns ritmici e tanto altro. Ma l’autore si spinge oltre, interrogandosi sul senso dell’estemporaneità musicale e sulle differenze tra composizione e improvvisazione, individuando i passaggi evidentemente già strutturati (come il bis che chiude il disco), riportando aneddoti e curiosità su quella serata e tratteggiando il momento artistico di Jarrett (registrazioni e tour di quel periodo) alla ricerca di eventuali semi preesistenti.

Un libro imperdibile per i musicisti.