«Io, capitana della nazionale di calcio senza sgomitare»

Attaccante della Juventus, a 35 anni guiderà la nostra Nazionale agli Europei di calcio che iniziano il 2 luglio in Svizzera. «Abbiamo fatto le vacanze insieme, siamo un gruppo e anche chi non gioca sa che avrà il suo momento»

Alessandro Vinci

Palma di capocannoniera della Serie A, titolo di Mvp del campionato e, nella stanza dei trofei, un altro prestigioso double scudetto-Coppa Italia. Successi personali e collettivi che farebbero di qualsiasi calciatrice italiana il punto di riferimento della Nazionale in vista degli Europei femminili al via mercoledì in Svizzera, ma che impressionano ancora di più se si pensa che a conseguirli è stata una classe 1990 che va per i 36 anni: l’attaccante della Juventus Cristiana Girelli, che della nostra selezione è anche la capitana. Ciliegina sulla torta, la doppietta messa a segno martedì 3 giugno sul campo del Galles in Nations League, ultima uscita ufficiale delle azzurre. Chiaro dunque l’avviso ai naviganti: se si ha il gol (e il lavoro) nel sangue, l’età è solo un numero. «Dopo due stagioni avare di soddisfazioni con la Juventus avevo voglia di rivalsa, e devo ammettere che già dalla tournée estiva negli Stati Uniti avevo percepito qualcosa di diverso» racconta. «Da qui ad affermare che mi aspettassi risultati del genere però ce ne passa, ma se penso al numero di occasioni che abbiamo creato in realtà arrivo a dire che potevo segnare perfino di più».

Troverà riscatto anche l’Italia, uscita già ai gironi tre anni fa in Inghilterra?
«Io non mi pongo limiti. Non voglio pensare in piccolo, ma in un certo senso nemmeno troppo in grande: l’esperienza mi insegna che occorre ragionare partita per partita, per quanto possa sembrare una frase fatta. Il primo obiettivo è quindi superare il girone, dopodiché non verremmo certo viste come una squadra materasso: in questi ultimi anni ci siamo guadagnate rispetto e considerazione».

Sotto questo profilo il tabellone sembra favorevole, dato che ai quarti affrontereste la prima o la seconda classificata di un girone A privo di corazzate: è qualcosa a cui pensate?
«Sarei ipocrita se rispondessi di no, ed effettivamente questo elemento rappresenta per noi un grosso stimolo. Prima però alla fase a eliminazione diretta ci dobbiamo arrivare, e il nostro girone è tutt’altro che semplice: la Spagna si presenta da campione del mondo, il Portogallo è in crescita ed esprime un buon calcio, mentre con il Belgio abbiamo un conto in sospeso dalla scorsa edizione».

Ecco, nel frattempo il nuovo c.t. Soncin cosa ha portato di nuovo?
«Mentalità, consapevolezza, fiducia nei nostri mezzi: scendiamo in campo serene, con l’entusiasmo di chi sa che può giocarsela alla pari con chiunque. E poi ovviamente la sua idea di calcio. Lavoriamo tanto preparando ogni sfida nei minimi dettagli, grazie anche a uno staff di altissimo livello».

Le dà anche consigli, in qualità di ex attaccante qual è?
«Sì, molti: sono io stessa a chiederglieli. Ma in realtà ne dà a tutte, ci stimola e ci aiuta sempre. In più spesso si mette anche a crossare in area di rigore, e devo riconoscere che il piede è ancora molto caldo».

Cristiana Girelli, attaccante della Juventus, con la Coppa Italia conquistata nella finale contro la Roma allo stadio Sinigaglia di Como il 17 maggio scorso (Juventus FC/Getty Images)

Lo spogliatoio, poi, sembra molto affiatato: prima di riunirvi a Coverciano avete anche trascorso qualche giorno di vacanza insieme.
«Confermo, e non è scontato: questo è un gruppo ricco di valori sia dentro che fuori dal campo. Ovviamente c’è competizione, ma è una competizione sana. E comunque anche chi non gioca sa che prima o poi avrà il suo momento, perché in tornei come questi c’è bisogno di tutte».

Lei come ci arriva dal punto di vista fisico?
«Se da un lato l’annata è stata lunga e impegnativa, dall’altro mi sono allenata anche al mare prima del ritiro: impossibile staccare del tutto in preparazione di un appuntamento del genere. Adesso invece siamo nelle mani dello staff. L’intensità che stiamo riuscendo a mantenere in allenamento è sempre molto alta, per cui contiamo di presentarci al massimo della condizione. Mi piace pensare che arriveremo a disputare tutte le sei partite che ci separano dalla conquista del trofeo».

Che responsabilità è indossare la fascia da capitana?
«Un onore e un orgoglio, anche perché io non ho mai sgomitato per averla. Lo vedo come un riconoscimento da parte delle compagne, un emblema di come appaio ai loro occhi. È questo che mi rende fiera».

E pensare che all’inizio con le ragazze non ci voleva nemmeno giocare…
«Proprio così, quante lacrime quel giorno a 14 anni (ride, ndr)! Militavo nel Nuvolera, il club del mio paese, e per regolamento di lì a poco non avrei più potuto fare parte di una squadra mista. Durante un torneo di fine stagione segnai in rovesciata davanti a un osservatore del Bardolino Verona, società di Serie A femminile, che dunque si dimostrò interessato a me. Il fatto è che di lasciare i compagni di sempre io non ne volevo sapere, ma mia madre rientrando a casa mi disse: “Guarda che certi treni passano una volta sola”. Una frase che tuttora ricordo come se fosse ieri».

Non tutte le bambine hanno la fortuna di godere di un supporto simile: ha un suggerimento per loro?
«Sì: di continuare a praticare questo sport, se davvero hanno il fuoco dentro. Perché la fiamma, quando c’è, va alimentata. Lo ripeto sempre alle tante giovani alle prese con questo ostacolo che mi scrivono. D’altronde sono certa che se un genitore nota che il calcio rende felice sua figlia alla lunga finirà per ricredersi, e a volte la passione si trasmette per osmosi. Inoltre l’entrata in vigore del professionismo (datata primo luglio 2022, ndr) può far immaginare un futuro più roseo rispetto al passato anche alle famiglie più scettiche».

A proposito di vincere lo scetticismo: perché raccomanderebbe agli italiani di seguirvi agli Europei?
«Perché siamo la Nazionale, e in Italia la Nazionale unisce il Paese. Lo abbiamo visto più volte con quella maschile, certo, ma per esempio anche ai Mondiali femminili del 2019 in Francia. Ciò detto, a me piace fare promesse legate non ai risultati bensì all’atteggiamento. Ebbene, questo è un gruppo che ha grande voglia e che rema nella stessa direzione. Sono quindi certa che vestiremo l’azzurro con tantissimo senso di responsabilità, desiderose di regalare sorrisi agli italiani. A maggior ragione in un periodo storico come questo. Sì, ce la metteremo tutta».