«Milano tappa fissa, ma che fatica le feste e le sfilate. Io non bevo, non mi drogo: la pittura è la mia terapia»
Laura Vincenti per
Cantante, modella, attrice di tv, cinema e teatro, musa di grandi artisti, «icona non mi piace perché le icone religiose si trovano al cimitero», scherza Amanda Lear con l’ironia che la contraddistingue. E soprattutto pittrice: «In Italia il pubblico sa che sono stata con Salvador Dalì ma non che sono nata pittrice». Giovedì arriva a Milano per il vernissage della sua mostra «In the eye of Amanda Lear» allo Spazio Guido Tommasi Editori.
L’amore per la pittura?
«Molto prima di cominciare a cantare, fare televisione, cinema o teatro, studiavo Belle Arti, volevo diventare pittrice. Purtroppo parte del pubblico, almeno in Italia, è rimasta ad Amanda Lear che cantava Tomorrow, mentre all’estero sanno che faccio teatro, cinema, fiction…».



E dipinge da sempre…
«La pittura è sempre stata la mia passione: quando studiavo Belle Arti imparavo quella accademica. Poi ho incontrato Salvador Dalí, che mi ha detto che la pittura non è una cosa da donna, è maschile, solo per i grandi artisti come Velasquez, Raffaello, Michelangelo, bla bla bla…».
E lei?
«Ho ribattuto: ma cosa dice, signore? Ci sono grandi pittrici, da Artemisia Gentileschi a Frida Kahlo a Leonor Fini. Ma lui insisteva: le donne non sanno dipingere, fanno dei mazzi di fiori, delle cose carine, ma non è grande pittura».
Si è offesa?
«Molto. Però fin da subito Dalì mi ha detto: se vogliamo rimanere amici, non deve mai farmi vedere i suoi quadri».
E così è stato?
«Sì, finché un giorno d’estate ero a casa sua a Cadaqués, pioveva tantissimo: avevo appuntamento con un fidanzato in paese ma non potevo uscire. Ero molto nervosa: oddio che pioggia, che palle. E Dalì: guardi che lei è insopportabile, non posso concentrarmi, lavorare. Sembrava una scenetta di Sandra e Raimondo Vianello. Mi dà una tela bianca, i suoi pennelli, i colori, e mi dice: sostiene di saper dipingere, mi faccia vedere».
Una sfida?
«L’ho intesa così: mi sono messa in un angolino e ho iniziato a dipingere finché mi ha detto di smettere. Ma perché? Il quadro non era finito. Mi ha risposto: se lei finisce un quadro completamente, si vede che è una merda totale. Al contrario, ha più mistero, a volte faccio così anch’io. Se è finito la gente vede tutti i difetti, mentre non finito può pensare: peccato che non l’abbia terminato».
Ma gli è piaciuto?
«Ha detto che non era male per una donna. L’ho preso come un complimento».
Vi davate del lei?
«Sempre. E parlavamo in francese».



Quando dipinge?
«Appena posso corro qui nella mia casa in Provenza, dove c’è una luce pazzesca e dove sono stati tutti i grandi pittori, da Cézanne a Van Gogh. La pittura è la mia salvezza. Io non bevo, non mi drogo, non faccio l’uncinetto: dipingo, per questo sono sempre di buon umore».
Per lei è una terapia?
«Mi aiuta a esprimere quello che ho dentro, la rabbia, la frustrazione, la libido, tutto».
Conosce Milano?
«È stata la prima città che ho conosciuto in Italia, 50 anni fa, quando facevo la modella: Fiorucci mi chiamò per sfilare. Poi Berlusconi mi propose di fare tv. É sempre una tappa importante per me».
Cosa fa quando viene qui?
«Milano cambia, è una città in movimento: io, al contrario, sono come i gatti, molto abitudinaria, vado sempre negli stessi posti. Ho tanti amici nel mondo della moda e m’invitano sempre alla Fashion Week, alle sfilate, alle feste, però devo dire che tutto questo un po’ mi affatica. L’importante nella vita non è farsi fotografare in prima fila vicino a un tronista o a un influencer, m’interessa dipingere, cantare…».
Nuovo disco?
«Due anni fa Chanel ha usato la mia canzone Follow me per uno spot che ha avuto successo in tutto il mondo: la gente ha iniziato a scaricarla da Spotify e mi sono trovata prima in classifica in paesi come la Corea del Sud. Visto che funziono ancora, la mia casa discografica ha pensato di rispolverarmi e fare uscire un nuovo disco…la gente si ricorda solo di Tomorrow e Queen of Chinatown, ma questo è il 23esimo album».
Lavora tanto…
«In Francia ho in uscita un film, una serie tv, recito a teatro. Non voglio essere la più ricca del cimitero, vorrei fermarmi a un certo punto, ma ogni giorno mi propongono qualcosa: il grande lusso della mia vita? Poter dire di no».


