Il senso di Pellegrini per il derby

Il numero 7 ha risolto il derby della Capitale con una rete, ma la geometria nella società giallorossa resta complessa

«Il senso di Lorenzo Pellegrini per il derby di Roma è qualcosa che ha a che fare col destino assai più che con la razionalità. L’ha risolto anche ieri, come già aveva fatto all’inizio dell’anno, nella gara che Claudio Ranieri gli aveva apparecchiato per farlo riconciliare con la tifoseria».
Palo Condò nella nuova puntata della sua rubrica “Un centimetro alla volta” analizza la sfida del derby Lazio-Roma nella quarta giornata di campionato (che si chiude lunedì 22settembre con la sfida Napoli-Pisa). E racconta la storia di Lorenzo Pellegrini, «il ragazzo di Cinecittà, che come tutti quelli che hanno debuttato molto giovani, aveva soltanto diciott’anni. Oggi viene percepito assai più vecchio di quanto è. Ne ha 29. E coraggio. Alzi la mano chi non lo pensava ben oltre i 30. Con quel colpo secco nell’angolo, Pellegrini ha trasformato una faticosa rimessa in moto in una corsa leggera, psicologicamente volava.
Ieri non aveva la fascia, Pellegrini è l’ultimo di una dinastia di capitani romani e romanisti che, restando nella modernità, va da Agostino Di Bartolomei a Giuseppe Giannini, da Francesco Totti a Daniele De Rossi, dal breve regno di Alessandro Florenzi a questo dolce, amaro e sempre discusso di Lorenzo, non a caso l’unico a cui manca un soprannome affettuoso come erano Dibba, il Principe, il Pupone, Capitan Futuro.
E difficile dire se questo nuovo ritorno di fiamma durerà il quadrilatero tifo-società-Gasperini-Pellegrini ha una geometria che resta complessa e se le bandiere hanno sempre il loro fascino. Tante volte ho pensato che Lorenzo dovrebbe giocarsi una chance altrove. E parlo di Inter, Milan, Juve, Napoli. Le squadre più importanti. L’amore è tanto, ma non è tutto».