Il rumoroso silenzio dei politici social

Matteo Renzi e l’incontro con Fedez e Mr. Marra

ALDO GRASSO

Sembrava soddisfatto Matteo Renzi dopo l’incontro con Fedez e Mr. Marra nel corso del podcast «Pulp». Soddisfatto di cosa? Di aver tenuto testa ai due? Di aver intercettato un pubblico più giovane, in ricordo del defilippesco «chiodo» alla Fonzie? Di sperare che gli ascolti si trasformino in voti?

Anche nell’universo digitale, l’aurea regola di McLuhan, secondo cui il mezzo è il messaggio, ha ancora un suo perché: i media non sono solo strumenti che trasmettono contenuti; sono tecnologie che, modificando il nostro modo di comprendere la realtà, plasmano le platee.

L’ora abbondante in cui Renzi ha questionato con Fedez e Marra adesso è su Spotify e YouTube a disposizione di un pubblico più giovane, spesso refrattario a tv e giornali. Ma i social funzionano con efficacia soprattutto per un politico a vocazione populista (Trump, Salvini, Conte…), uno che divide il mondo in bianco e nero; per converso, sopportano a fatica i ragionamenti più complessi. È come se i social respingessero dal loro sistema tutto ciò che ritengono un corpo estraneo.

Anche il politico più accorto pensa di saper governare il mezzo, spera che le sue parole siano più forti del contesto in cui si trova (talk, piattaforme, social), senza accorgersi che l’illusione di parlare si trasforma spesso in un rumoroso silenzio, uno dei tanti.