“Per noi siciliani nulla cambia”
«Tutti quei miliardi li investirei negli ospedali che sono da terzo mondo»
Francesca D’Angelo
Nient’altro che una mera – ma costosissima – operazione d’immagine. Per Pif è tutto qui. Dietro al progetto del ponte sullo Stretto di Messina non ci sarebbe nessuno slancio di pubblica utilità ( «ai siciliani non cambierà nulla») né alcuna dimostrazione muscolare di capacità scientifiche sopra la media («è tutto da dimostrare che resti in piedi»). Il «simbolo ingegneristico di rilevanza globale», per usare le parole della premier Giorgia Meloni, sarebbe in realtà solo il monumento che il ministro Matteo Salvini ha deciso di erigere a se stesso: «É l’ipoteca che ha messo sulla sua carriera politica» sostiene il regista e attore palermitano.



In che senso?
«È un modo per essere ricordato. Probabilmente pensa che realizzando il Ponte si assicurerà una vita politica. È un monumento a se stesso. Altrimenti non si spiega perché abbia cambiato idea. Fino a qualche tempo fa Salvini sosteneva che il problema non fosse attraversare lo Stretto ma arrivare allo Stretto. Me lo ricordo bene perché è stata la prima volta – e probabilmente l’unica – in cui mi sono trovato d’accordo con lui. Poi ha cambiato idea pure sul Meridione: prima gli faceva schifo, adesso si è eretto a patriota del Sud. Ma se vuoi fare la differenza devi metterti lì e spendere tempo ed energie per capire i problemi reali del Paese. È giusto smuovere i soldi ma bisogna farlo nel modo più corretto, realizzando quello che serve davvero».
Non sarà di parte?
«Le mie simpatie politiche sono note ma in questo caso non sto parlando per partito preso: non si tratta di essere di destra o di sinistra. È fattuale che il progetto non è assolutamente una priorità politica, con tutti i disastri che abbiamo nella nostra isola. Non ho mai sentito un siciliano lamentarsi per quei 20’ di traghetto che, peraltro, fatti nell’orario giusto hanno anche un loro fascino romantico».
Quali sono le reali priorità?
«Be’, 13,5 miliardi sono una bella cifra che, per l’appunto, non spenderei per collegarci alla Calabria. Li investirei per far sì che la Sicilia diventi una regione di un Paese europeo e non dell’Africa centrale. Per esempio si potrebbe cominciare dagli ospedali siciliani che sono a livello del Terzo Mondo. I medici e gli infermieri vivono e lavorano in condizioni indegne, ma purtroppo ancora una volta la politica gioca sulla vita dei cittadini per un proprio vantaggio».



E in tema di infrastrutture?
«Mi concentrerei sulla viabilità interna. Nella vita quotidiana dei siciliani i problemi pratici sono gli spostamenti: per arrivare da Trapani a Messina ci metti dalle sei alle otto ore in treno. Fai prima ad andare a New York (e non è una battuta). Ora tra l’altro stanno facendo i lavori e non ci sono manco i treni. Ormai in Sicilia si circola solo in pullman: è tutto pullman, come in Messico, e guarda caso alcuni politici sono titolari dei trasporti siciliani».
Sta dicendo che non conviene ai politici risolvere il problema della viabilità?
«Esatto. So che può suonare un ragionamento populista ma la politica siciliana è molto basica, nel bene e nel male. Spesso le ragioni di certe scelte sono esattamente quelle che si può immaginare: la nostra è un’inefficienza basica. Quindi, per tornare alla sua domanda, a chi ci governa dico: prima risolvete l’infrastruttura interna alla Sicilia, liberatela dai pullman, fate una metro efficiente, sostituite i treni a gasolio, e poi, se volete, una volta fatto tutto questo riparliamo pure del Ponte senza problemi… Non sono contrario in linea di principio al progetto».
Ma è ecologicamente e strutturalmente fattibile?
«Dal punto di vista ecologico, non saprei valutare. I ponti esistono in tutte le città e forse in un Paese normale esisterebbe già un collegamento tra la Sicilia e la Calabria. Tuttavia non so se sia davvero possibile erigere un’opera tale, in totale sicurezza: stiamo pur sempre parlando di uno dei punti più pericolosi al mondo. Non dimentichiamoci che a inizio secolo, nel 1908, ci fu un gigantesco tsunami che distrusse la costa che si affacciava sullo Stretto. Fu un disastro. Comunque, il punto è che questo progetto non interessa ai cittadini – ai siciliani non frega nulla – ma nemmeno agli elettori di Salvini: tra gli oppositori ci sono anche i leghisti lombardi».
L’economia ne beneficerà?
«Ammesso che si riesca a fare il tutto, e che non crolli, impiegheremo cinque minuti per attraversare il mare e ore e ore per arrivare a Menfi. Quindi non credo… Mi dia retta: per dirla alla siciliana, questa storia del Ponte è una minchiata pazzesca».



