MASSIMO SIDERI
La velocità delle informazioni e dei cambiamenti non sembra lasciare il tempo alla nostra psiche di stabilizzarsi. Dalla preistoria a oggi abbiamo conosciuto solo un antidoto alla confusione: leggere
Siamo ottimisti o pessimisti? Sembra quasi un lusso oggi poter dichiarare di appartenere a una delle due opposte categorie, senza il ticchettio del dubbio: si sta come d’autunno sugli alberi, per poi sentirsi in primavera. Poche ore fa sembrava legittimo cedere al pessimismo, coerentemente con la ragione e con i fatti. Subito dopo, oggi, lo spiraglio dell’ottimismo squarcia la tela in una tensione continua tra instabilità politiche, nuove autocrazie, estremisti striscianti, guerre che non immaginavamo possibili alle porte e dentro l’Europa.
Ancora: dibattiti sulle bombe atomiche che fino a poco tempo fa sembravano materiale solo per vecchi (meravigliosi) gialli di Frederick Forsyth. Anche il clima e il meteo sono diventati ciclotimici. Cos’è che ci tiene sospesi nella magna aranea mundi, come forse avrebbe detto Catullo del web, la grande ragnatela del mondo? La velocità delle informazioni e dei cambiamenti non sembra lasciare il tempo alla nostra psiche di stabilizzarsi. Esiste una cura a una società «vagolare» come avrebbe detto Gadda?
Uno dei grandi passaggi della società è stato quando, circa 10 mila anni fa, abbiamo smesso di essere cacciatori e raccoglitori per dedicarci all’agricoltura. L’analogia può farci riflettere su come oggi siamo cacciatori e raccoglitori di dati. Nel 2023, secondo Statista, abbiamo inviato 240 milioni di email al minuto. Ogni giorno. Riceviamo bulimicamente dati su dati, cacciandoli online, oppure raccogliendoli in ChatGPT, in una dieta sbilanciata fatta più di veloci snack industriali che di sano slow food. Forse progettare un’agricoltura dei dati e della conoscenza, imparando dal neolitico, potrebbe farci fare se non un passo avanti almeno non un passo indietro. Dalla preistoria a oggi abbiamo conosciuto solo un antidoto alla confusione: leggere. Cercare di informarsi. E di riflettere. Magari è un’illusione. Ma in definitiva cos’è un ottimista se non un pessimista che ha letto tanti (forse troppi) libri?



