Il nuovo mega radar di Kaliningrad

l’orecchio della Russia puntato sull’Europa

Nell’exclave in corso un vasto riarmo di Mosca

Kaliningrad diventa un enorme centro di sorveglianza e qui la Russia sta costruendo nuove caserme, nuovi depositi e campi di addestramento per un dispositivo militare destinato a durare nel tempo

Mara Gergolet

Tre gigantesche file di antenne, lunghe oltre 500 metri ciascuna, convergono a stella in un terreno protetto da una doppia recinzione. È il nuovo radar che la Russia sta costruendo a Gvardeysk, nell’exclave di Kaliningrad, un sistema capace di individuare aerei e missili a una distanza compresa fra 900 e 3mila chilometri. Significa che dal piccolo territorio russo, stretto fra la Polonia e la Lituania, Mosca potrà sorvegliare anche i cieli della Germania, della Francia, della Gran Bretagna. È un radar OTH, «oltre l’orizzonte», che sfrutta la propagazione delle onde radio per vedere più lontano dei sistemi convenzionali.

Il progetto era già noto agli specialisti. Ma le nuove immagini satellitari pubblicate dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung documentano un riarmo ben più vasto. Sono state realizzate dalla finlandese Iceye, che ha preparato un rapporto inedito sulle attività militari russe nel Baltico, a cui ha avuto in parte accesso la Faz.

Kaliningrad è da sempre uno dei punti più sensibili della geografia militare europea. L’ex Königsberg tedesca, passata all’Unione Sovietica dopo la Seconda guerra mondiale, ospita la Flotta russa del Baltico, batterie missilistiche e sistemi di difesa antiaerea. Da qui Mosca può minacciare il corridoio di Suwalki, la sottile striscia di territorio polacco-lituano che collega via terra i Paesi baltici al resto dell’Alleanza atlantica. In caso di guerra, interrompere quel collegamento significherebbe isolare Estonia, Lettonia e Lituania. Ed è una delle grandi vulnerabilità della Nato. 

Ma la fortezza russa di Kaliningrad, documenta l’inchiesta della Faz, sta acquisendo nuove capacità e una nuova funzione: diventare un gigantesco centro di sorveglianza elettronica. Secondo Iceye, nell’exclave esistono già oltre venti installazioni dedicate all’intelligence dei segnali e alla guerra elettronica. Al nuovo radar si aggiunge un’enorme struttura circolare di antenne nei pressi di Chernyakhovsk. Insieme, queste installazioni consentono alla Russia di intercettare comunicazioni satellitari, controllare i movimenti aerei, individuare missili balistici e disturbare i segnali elettronici.

Le immagini mostrano ricoveri protetti per i caccia nella base di Chkalovsk, probabilmente per proteggersi dai droni, e una postazione di missili S-400 a Baltiysk con i lanciatori sollevati, apparentemente pronti all’impiego. Per Mosca, però, non si tratta soltanto di rafforzare le difese di Kaliningrad: ma di preparare un dispositivo militare in tutta le regione baltica destinato a durare nel tempo. Nuove caserme, depositi e campi di addestramento sorgono anche in Carelia, al confine con la Finlandia, e nel distretto militare di Leningrado. In Bielorussia si costruisce un grande deposito di munizioni a Sluck.

C’è un paradosso strategico, ovviamente. Dopo l’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato, la Russia è circondata dai Paesi dell’Alleanza nel Baltico. Eppure dipende da questo mare per esportare il petrolio che finanzia la guerra in Ucraina, anche attraverso la «flotta ombra», le vecchie petroliere che cambiano bandiera e proprietario per aggirare le sanzioni. 

L’altra novità dell’inchiesta della Faz, basata sul rapporto di Iceye, è che sostanzialmente tutta l’attività navale russa nel Baltico è tracciabile o già tracciata. I satelliti radar SAR, radar ad apertura sintetica, operano anche di notte e attraverso le nuvole. Combinati con l’intelligenza artificiale, permettono di distinguere le navi militari da quelle commerciali e di seguirle, anche quando spengono i transponder o utilizzano mille trucchi per nascondere le proprie rotte.

Le immagini raccolte da Iceye a Kaliningrad

Si scopre così dalla Faz, per esempio, che ci sono stati diversi trasporti militari diretti in Siria e in Libia. Viene ricostruito nel dettaglio il viaggio della nave Sparta tra il 16 agosto e il 5 ottobre, partita dal porto di Baltijsk e scortata dal cacciatorpediniere Admiral Levčenko. Destinazione ufficiale: Port Said, in Egitto. Luogo d’approdo, dopo aver spento il transponder a Gibilterra: Tartus, in Siria. E, cosa che dovrebbe interessare l’Italia, Iceye ha individuato quest’anno quattro trasporti analoghi, tra cui quello della nave Anastasiia, approdata nel porto libico di Tobruk sotto scorta militare.

Iceye, fondata nel 2014 da un finlandese e un polacco per monitorare lo scioglimento dei ghiacci, è diventata una delle aziende chiave dell’intelligence satellitare europea. Lavora per diversi eserciti, compreso quello ucraino, e ha costituito una joint venture con Rheinmetall per produrre satelliti destinati alla Bundeswehr. È anche uno dei simboli del tentativo europeo di affrancarsi dalla tecnologia americana.

È nel Baltico che il confronto tra Europa e Russia sta entrando in una nuova dimensione. E Kaliningrad sembra assumere per Mosca la funzione che le isole artificiali del Mar Cinese Meridionale hanno per Pechino: una fortezza avanzata, a circa 125 chilometri in linea d’aria da Danzica e a 530 da Berlino. Qui, radar dopo radar, la Russia costruisce il suo grande orecchio elettronico puntato sull’Europa.