Il Grande Sud ora vale il 24,7% del Pil

Nata nel 2001, la Shanghai Cooperation Organization ha quasi quintuplicato il suo peso economico. I rapporti interni oggi sono a favore di Pechino. Resta l’antagonismo con gli Usa

FEDERICO RAMPINI

Il Grande Sud globale riunito alla corte di Xi Jinping è un lontano parente di quel Terzo mondo che un altro leader cinese, Zhou Enlai, arringava a Bandung (Indonesia) 70 anni fa. Allora la Cina maoista aspirava a guidare le nazioni “non allineate”, che respingevano la logica dei due blocchi nella guerra fredda. Era una Cina poverissima, simile a tanti paesi sottosviluppati appena emersi dall’era coloniale. L’Unione sovietica nel 1955 guardava con ostilità la concorrenza ideologica del maoismo

Oggi la Cina è la seconda economia mondiale e nelle organizzazioni internazionali che promuove altri Paesi la considerano un modello da emulare. La Russia si è dovuta rassegnare a entrare nella sfera economica di Pechino. Il tono antioccidentale per alcuni leader del Grande Sud rievoca quello del 1955. La realtà economica sottostante è profondamente cambiata.

Il club del 2001

La Shanghai Cooperation Organization (Sco), di cui Xi Jinping presiede il vertice a Tianjin, nasce nel 2001 come un club regionale fra Cina, Russia e alcune repubbliche centroasiatiche. All’inizio del millennio il loro peso economico è modesto: insieme valgono appena il 5 per cento del Pil mondiale. Un quarto di secolo dopo, il panorama è radicalmente mutato: in parte per l’allargamento della Sco, ma soprattutto per la crescita economica di alcuni Paesi membri.

Con l’ingresso di India, Pakistan, Iran e più di recente Bielorussia, la Sco oggi ha quasi quintuplicato il suo peso e rappresenta quasi un quarto dell’economia globale: il 24,7% del prodotto mondiale. È un balzo che fotografa due trasformazioni parallele: la crescita cinese e indiana, e l’allargamento di un’organizzazione che nei piani cinesi ambisce a essere un contrappeso economico e geopolitico dell’Occidente.

I rapporti interni

Ma la rilevanza del blocco non si misura soltanto nel confronto con il resto del mondo: conta anche la coesione interna. Qui i numeri raccontano una realtà più sfumata. Gli scambi fra i Paesi Sco crescono, ma restano limitati e disomogenei.

Alcune coppie trainano la dinamica: la Cina e la Russia hanno raggiunto nel 2024 un interscambio da 245 miliardi di dollari; la Cina e l’India hanno superato i 138 miliardi; Russia e India si attestano a quasi 70 miliardi. Nell’insieme l’interscambio interno a quest’area arriva a 700-900 miliardi di dollari all’anno.

Il paragone con la dipendenza della stessa Sco dai rapporti con l’Occidente è impietoso. I membri della Sco commerciano tra loro molto meno di quanto facciano con i Paesi industrializzati dell’Ocse (prevalentemente occidentali, più Giappone e Corea del Sud). La sola Cina realizza con l’Unione europea oltre 730 miliardi di interscambio annuo; con gli Stati Uniti altri 582 miliardi. Quindi il valore delle relazioni economiche della Cina con i due poli occidentali sovrasta l’intero volume degli scambi interni all’area Sco.

Confronti

Nel frattempo i rapporti di forze interni al Grande Sud globale hanno subito un terremoto. All’inizio del millennio la geografia economica della Sco era ben diversa. Nel 2001 la Cina produceva un Pil di appena 1.339 miliardi di dollari, pari a poco più di quattro volte quello russo. La Russia, uscita a fatica dal collasso post-sovietico, valeva 307 miliardi.

Ma sul piano del reddito medio, Mosca stava meglio. Con 2.100 dollari pro capite, i russi avevano un livello di vita doppio rispetto ai cinesi, fermi a poco più di mille dollari a testa. Era ancora la Russia, nonostante la fragilità politica ed economica, a godere di un certo prestigio come potenza più «ricca» del club eurasiatico.
 
Oggi il quadro si è rovesciato. Nel 2025 la Cina ha superato i 19.000 miliardi di dollari di Pil, la Russia si ferma poco sopra i 2.000 miliardi. La proporzione è di nove a uno. Il divario di reddito medio, una volta a favore dei russi, si è quasi annullato: i cinesi hanno raggiunto i 13.600 dollari pro capite, i russi sono a quota 14.400.

L’India

Il confronto con l’India racconta un’altra storia di divergenza. All’inizio del secolo l’economia cinese era tre volte quella indiana: 1.339 miliardi contro 476. Anche sul piano individuale la differenza era netta: ogni cinese produceva più del doppio di un indiano. Ventiquattro anni dopo, la sproporzione si è addirittura ampliata. Con il Pil di New Delhi a poco più di 4.000 miliardi, il rapporto è di quattro a uno. Pure il divario nel reddito medio si è accentuato: i cinesi guadagnano quasi cinque volte più degli indiani, 13.600 dollari contro 2.950.

Anti-americani

Nel 2001 la Sco era un club con due grandi attori, Russia e Cina, e una platea di piccoli Paesi centroasiatici, oggi la Cina è un colosso capace di oscurare tanto Mosca quanto New Delhi. L’ascesa cinese ha relegato gli altri in ruoli subalterni, pur dentro un’organizzazione che ama presentarsi come multipolare.

Nella triangolazione di questi rapporti, pesa la relazione con gli Stati Uniti. L’asse Xi-Putin ha come collante l’antagonismo strategico con l’America. L’India invece è stata considerata dai cinesi come un partner inaffidabile, quasi un «agente filoamericano» infiltrato nella Sco. Bisognerà vedere se le attuali tensioni commerciali e politiche fra Narendra Modi e Donald Trump basteranno a far superare le profonde divergenze di interessi tra Pechino e Delhi.

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