che forse si poteva evitare
Chi è Katharina Zeller, la neosindaca che ha rifiutato la fascia tricolore:
il ballo e la madre senatrice del «precedente» con Mattarella.
Lei: «Scusate»


Enzo Coco per
Katharina Zeller, 39 anni avvocata di madrelingua tedesca, è la prima sindaca di Merano (41.515 abitanti a gennaio 2025, il 51,37% di madrelingua italiana) ad essere eletta direttamente dai cittadini. In precedenza, con altro sistema elettorale che prevedeva l’elezione da parte del Consiglio comunale, la città aveva già avuto una donna, Claudia Chistè. Un record il suo ottenuto ai danni di Dario Dal Medico,sindaco uscente del quale lei stessa era alleata nella passata legislatura. E proprio con il sindaco uscente, Zeller ha dato vita a un teatrino che sta facendo molto discutere: al momento del passaggio di consegne, si è rifiutata di indossare la fascia tricolore, scatenando un vero e proprio putiferio.


Cresciuta in famiglia a pane e politica
Figlia d’arte, cresciuta in una famiglia a pane e politica, il padre è l’influente senatore della Südtiroler Volkspartei Karl Zeller, oggi ritiratosi dalla politica attiva, e la madre è Julia Unterberger che di quel partito è senatrice in carica. Proprio Unterberger, nel 2022, fu al centro di aspre polemiche. Erano in corso le consultazioni per l’elezione del Presidente della Repubblica. Mezza Italia era in attesa di sapere se Mattarella avrebbe accettato un secondo mandato. Tra le prime ad uscire, proprio Julia Unterberger, subito braccata dai cronisti. Alla domanda sulle intenzioni di Mattarella rispose prima in tedesco. «Siamo in Italia», la replica stizzita di alcuni giornalisti.
Ma la tradizione politica della famiglia è ancora più lunga. Il nonno materno di Katharina Zeller è stato un importante rappresentante del partito di raccolta sudtirolese, segretario dello stesso per diversi anni a Merano, pur non avendo mai assunto incarichi politici. Di lui si diceva e si dice ancora che fosse il deus ex machina di gran parte della politica locale.
Che sia cresciuta in questo solco, non significa che stia percorrendo lo stesso percorso in termini di proposta politica. È lo stesso padre ad ammetterlo: «Non sempre siamo dello stesso avviso e lei ha fatto la sua strada senza subire condizionamenti da parte nostra. Anzi forse noi siamo stati figure ingombranti nella sua ascesa politica perché troppi hanno riferito il suo successo al fatto di essere “figlia di”». Un compagno e una bimba di poco più di un anno, Zeller è quasi una neofita della politica essendo apparsa sulla scena circa cinque anni fa quando il suo partito a Merano era in forte crisi ed aveva perso il sindaco della città, sempre appartenuto al suo schieramento da quando il primo cittadino viene eletto direttamente dal popolo.
La ricostruzione della Svp meranese
Il suo nome si è fatto strada fino a diventare la segretaria della sezione di Merano e da qual momento si è contornata di un team nuovo, fresco e giovane e ha cominciato a ricostruire il partito. Poi è arrivata l’elezione nel 2021 quando mancò di molto il ballottaggio ma venne chiamata al ruolo di vicesindaca proprio da colui che in questa tornata elettorale è stato il suo avversario. La ciliegina sulla torta è arrivata quando una formazione politica di ispirazione italiana, «Merano Coraggiosa», ha deciso di sostenerla al primo turno in nome di una politica che vada finalmente oltre gli steccati e le rigide spartizioni etniche che da sempre ispirano la politica in Alto Adige. Da qui una campagna rivolta indistintamente a tutti i cittadini improntata alla sostenibilità, alla cura del territorio, a uno sviluppo urbanistico omogeneo e alla tutela del clima. Temi che l’hanno avvicinata di molto alle sensibilità tipiche del centrosinistra non riuscendo però ad ottenere piena collaborazione da tutto il campo largo.
La passione per il ballo
La sua inclinazione verso il centrosinistra è in controtendenza in Alto Adige dove la Südtiroler Volkspartei a livello di provincia governa con Fratelli d’Italia e dove il neosindaco di Bolzano Claudio Corrarati potrebbe trovare l’appoggio dello stesso partito per la formazione della sua giunta.
Avvocata, facente parte dello studio del padre da sempre anche stimato legale, Zeller figlia ammette che per il momento la professione deve lasciarla da parte. Farà altrettanto con il ballo al quale si è appassionata durante il suo soggiorno romano durato fino al 2015? Katharina Zeller infatti è un’insegnante di danza swing. Ha una scuola che si chiama «Swing Fever» e ha partecipato in tutto il mondo a workshop ed eventi di questo particolare tipo di danza che conta, tra gli altri, gli stili del Lindy Hope, del Blues e del Balboa in cui è specializzata.
La replica di Zeller
Ieri, in serata, Zeller ha affidato la sua replica a un lungo post sui social: «La mia reazione nel rimuovere la fascia tricolore subito dopo che mi era stata posta sulle spalle non deve in alcun modo essere interpretata come un gesto di disprezzo verso i simboli della Repubblica o verso il tricolore stesso. Indosserò la fascia con il massimo rispetto in tutte le circostanze previste dal protocollo istituzionale, come sempre fatto anche dai miei predecessori di lingua tedesca. Vorrei inoltre sottolineare che in Alto Adige, per consuetudine, il distintivo ufficiale previsto per i sindaci è il medaglione con lo stemma della città. In questo contesto, l’insistenza dell’avvocato Dal Medico nel volermi far indossare anche la fascia — in modo forzato e fuori dalle pratiche locali — è stata percepita da me come un gesto provocatorio e un chiaro segnale di sgarbo istituzionale. In un momento già carico di tensione, ho vissuto quel gesto come una sfida personale. La mia reazione è stata istintiva, umana, e in nessun modo politica o simbolica contro il tricolore». Poi le scuse: «Se il mio gesto ha urtato la sensibilità di qualcuno, me ne scuso sinceramente. Non era assolutamente mia intenzione, e sono certa che il mio impegno quotidiano, le mie azioni e il rispetto verso tutte le istituzioni sapranno chiarire, nei fatti, la mia piena adesione ai principi della nostra Repubblica».


CORRADO AUGIAS
Quella sindaca che rifiuta il tricolore
Il gesto di Katharina Zeller, che ha gettato su una sedia la fascia per conservare solo il medaglione cittadino, rende esplicita nella sua brutalità una situazione che molti conoscono ma di cui pochi sono disposti a parlare apertamente
Il gesto di Katharina Zeller, sindaca di Merano, che ha gettato su una sedia la fascia tricolore per conservare solo il medaglione cittadino, rende esplicita nella sua brutalità una situazione che molti conoscono ma di cui pochi sono disposti a parlare apertamente. Per carità di patria, per pudore, per interesse, per non riaprire una ferita vecchia più di un secolo che risale cioè a quando a guerra vinta, 1918, il Tirolo meridionale venne assegnato al Regno d’Italia. Da allora la questione altoatesina è stata un problema che si è manifestato, dopo l’italianizzazione forzata del fascismo, con attentati e bombe, e che per fortuna appare da qualche tempo pacificato. In superficie. Questo è certamente un bene, la soluzione trovata si fonda però su elementi disparati e non risolutivi che nascondono ma non cancellano ciò che cova sotto la superficie. Hanno agito gli interessi turistici, l’abbondanza delle sovvenzioni statali a quella provincia, l’abolizione della frontiera con l’Austria grazie all’Unione europea e a Schengen. Restano diversi la lingua, i costumi, l’alimentazione, l’organizzazione sociale, l’architettura dettata dal clima, tutti elementi che rendono così attraente – e così diverso – quell’angolo d’Europa, curato, si deve dire, come un giardino.
Il presidente della provincia Arno Kompatscher, nella cortese lettera che ha voluto indirizzarmi, afferma che sarebbe un errore rivendicare un’identità monolitica in un Paese come il nostro. Condivido, io stesso ho scritto più volte che questo resta impossibile per la nostra storia nazionale, per le condizioni geopolitiche, per la stessa conformazione fisica della penisola, troppo lunga, troppo stretta, gettata di traverso nel Mediterraneo. Se in famiglia a Bolzano si parla tedesco, nelle altre province, in particolare nell’estremo Mezzogiorno, si parlano dialetti locali spesso incomprensibili per gli estranei. Nonostante la benemerita funzione divulgativa della televisione che ha diffuso un italiano parlato medio sull’intero territorio nazionale. Naturalmente a favore di chi ha davvero voglia di apprenderlo.
La situazione di disagio di molti residenti di lingua italiana in Alto Adige rimane. Frequento quell’incantevole angolo d’Europa da molti anni, conosco molte persone, ho parlato più volte di questo problema anche con amministratori locali di lingua italiana. Il parere unanime è che se la sutura completa tra le due comunità non si è completata in un secolo e passa di vita comune non si risolverà nemmeno in un prossimo prevedibile futuro.
La Sudtiroler Volkspartei ha gestito in modo politicamente accorto questa complessa situazione, forte degli accordi De Gasperi-Gruber che già nel 1946 avevano trovato un certo accomodamento. Si trattava di rimediare alla politica suicida adottata dal fascismo che aveva ottenuto un solo risultato: quando l’Alto Adige venne occupato durante la guerra, le truppe naziste vennero accolte come liberatrici da molti abitanti di lingua tedesca. L’accortezza della Svp, cui accennavo, è stata di cercare un’equilibrata vicinanza ai partiti di centro sinistra a livello sia locale sia parlamentare. Questo equilibrio ora si è rotto nell’amministrazione della Provincia e, con il voto di domenica scorsa, nel capoluogo, Bolzano, che ora vedono maggioranze di centro destra dove elementi Svp sono alleati con i Fratelli d’Italia. I rappresentanti di due nazionalismi opposti stretti in un accordo che porta a livello locale la maggioranza esistente a Roma cancellando però una realtà territoriale profondamente diversa a cominciare dalla storia dei luoghi. Non c’è molto da stupirsi o da recriminare, la politica conosce queste contraddizioni. Bisognerebbe però avere la forza e l’onestà intellettuale di ammetterle sia quando riguardano la sindaca Katharina Zeller sia quando sfiorano altre personalità più note, più amabili ma portate inevitabilmente a condividere il destino della loro terra.








“SIGNORA KATHARINA ZELLER, SE LE FA CAGARE IL TRICOLORE SE NE VADA A FARE IN CULO IN AUSTRIA” – SUI SOCIAL MONTA LA RABBIA DEGLI UTENTI CHE HANNO VISTO IL VIDEO DELLA NEO-ELETTA SINDACA DI MERANO, IN PROVINCIA DI BOLZANO. NEL FILMATO LEI SI TOGLIE LA FASCIA TRICOLORE DURANTE LA CERIMONIA DI INSEDIAMENTO IN MUNICIPIO – I TWITTAROLI VANNO GIÙ PESANTE: “ZELLER SI DIMETTA, LASCI IL PAESE E VADA A CAGARE” – CORRADO AUGIAS, DOPO AVER DEFINITO SINNER UN “ITALIANO RILUTTANTE”, SCRIVE DELLA SINDACA CHE VIENE DALLA STESSA PROVINCIA DEL TENNISTA: “RENDE ESPLICITA NELLA SUA BRUTALITÀ UNA SITUAZIONE CHE MOLTI CONOSCONO” – NEI CORRIDOI DELLA “LUISS” DI ROMA, DOVE ZELLER SI È LAUREATA, LA PRIMA CITTADINA VIENE RICORDATA PERCHÉ SI RIFIUTAVA DI PARLARE ITALIANO CON I SUOI COLLEGHI. MA QUANDO SI E’ TRATTATO DI ESSERE ELETTA…






