educatore e nel tempo libero hater
Post choc contro la figlia di Meloni, il prof si scusa:
«Madonna mia, cosa ho scritto».
Valditara avvia l’iter per il procedimento disciplinare,
Mattarella chiama la premier
Stefano Addeo, l’insegnante di tedesco di Marigliano: «Odio ogni forma di violenza, è stato un errore e un gesto stupido». Valditara avvia l’iter per il provvedimento disciplinare, la Procura di Roma chiede una informativa alla Polizia postale
Gennaro Scala per


Dopo il post dal tono minaccioso – «auguro alla figlia della Meloni la stessa sorte della ragazza di Afragola», ha scritto riferendosi all’uccisione della 14enne Martina Carbonaro – il professore di Marigliano, provincia di Napoli, ha chiesto scusa: «È stato un gesto stupido, scritto d’impulso». Stefano Addeo, 65 anni, insegnante in un istituto superiore di Cicciano, in una intervista al quotidiano “il Roma” ha definito «un errore» quanto scritto. «Chiedo scusa per il contenuto del post: non si augura mai la morte, soprattutto a una bambina – ha evidenziato- ma non ritiro le mie idee politiche: non mi sento rappresentato da questo governo».
Poi ha aggiunto: «Mi rendo conto della gravità, ma in classe non ho mai fatto politica. I miei studenti mi vogliono bene. Odio ogni forma di violenza, amo gli animali, faccio volontariato. È stato un errore». Il post ha scatenato roventi polemiche e, successivamente, ha generato un’indagine da parte delle Polizia Postale che lo ha identificato. Un post, ha precisato Addeo, scritto d’impulso nella notte, dopo aver sentito al telegiornale che l’Italia continuava a inviare armi a Israele. La mattina dopo, si è reso conto di quanto fatto: «Madonna mia, cosa ho scritto».
Il post l’ha cancellato, ma troppo tardi. È infatti diventato virale in poco tempo e ripostato su centinaia di profili. Decine i commenti anche sotto altri post nel profilo Facebook del prof. In molti casi aggressivi e offensivi. Il professore è stato destinatario anche di minacce e atti di ritorsione. Qualcuno gli ha persino lanciato pomodori contro le finestre di casa. Tanto da decidere di andare dalla Polizia postale e sporgere denuncia. Polizia postale chiamata dalla Procura di Roma a produrre una informativa sempre in relazione al post. Una volta che gli atti arriveranno a piazzale Clodio, i pm, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, valuteranno la competenza territoriale del procedimento.
Da fonti del Quirinale si è appreso che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha chiamato oggi la premier Giorgia Meloni. Nel colloquio, si è appreso, il capo dello Stato ha espresso la propria solidarietà per le minacce social alla figlia Ginevra. Frattanto il ministro Giuseppe Valditara ha avviato l’iter per un provvedimento disciplinare nei confronti del docente (le determinazioni sono attese in settimana), suscitando il plauso della Lega: «A scuola, luogo di principi sani ed edificanti, non può esserci spazio per chi semina odio né per ‘cattivi maestri», ha commentato il capogruppo del Carroccio in Consiglio regionale della Campania, Severino Nappi.
Addeo, intanto, ammette di aver sbagliato, ma poi afferma che il post è stato «strumentalizzato» e di essere stato attaccato da «amici del governo». Per scrivere quel messaggio online il prof aveva anche chiesto un aiuto particolare. «Sono stato superficiale – ha detto al Tgr Campania -e ho chiesto supporto perfino all’intelligenza artificiale per comporre il post pubblicato sui miei profili social. Un grave errore avere detto cose così nei riguardi di una bambina. Chiedo scusa e mi rendo conto della gravità».


Parla Stefano Addeo, docente di tedesco in un liceo della provincia di Napoli: «Un gesto stupido, i miei studenti mi vogliono bene»
Paola Spiezia per
«È stato un gesto stupido. Un post scritto d’impulso nella notte, dopo aver sentito al telegiornale che l’Italia continuava a inviare armi a Israele. Mi sono svegliato la mattina e ho detto: “Madonna mia, cosa ho scritto”. L’ho cancellato subito. Mi pento del contenuto. Non si augura mai la morte, soprattutto a una bambina. Ma non ritiro le mie idee politiche: non mi sento rappresentato da questo governo e non cambio idea neanche se mi imprigionano».
A parlare, in un’intervista esclusiva al Roma, è Stefano Addeo, docente di tedesco in un liceo della provincia di Napoli, autore del post in cui augurava alla figlia del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, «la stessa sorte della ragazza di Afragola», la 14enne Martina Carbonaro uccisa a colpi di pietra dal suo ex fidanzato.
Alla domanda su quanto sia grave, per un educatore, pubblicare simili contenuti, Addeo replica: «Mi rendo conto della gravità. È stato un gesto impulsivo, una superficialità. Ma in classe non ho mai fatto politica (????). I miei studenti mi conoscono, mi vogliono bene. Odio ogni forma di violenza. Amo gli animali, faccio volontariato con i bambini malati. È evidente che è stato un errore, ma non si può cancellare una persona per questo».



Il professore racconta poi le conseguenze ricevute: «Mi hanno minacciato di morte, lanciato pomodori contro le vetrine di casa, insultato in tutti i modi. Sono andato dalla Polizia Postale, ho sporto denuncia. Non ho cancellato il post per paura: l’ho cancellato perché da solo mi sono accorto che era sbagliato».
Addeo ammette l’errore: «Chiedo scusa. Non riconosco questa maggioranza. Ma mi dispiace per il contenuto del post, perché non mi rappresenta. Lo ribadisco: è stato stupido. Ma è stato strumentalizzato. Sono stato attaccato da persone che si definiscono “amici del governo”, che hanno diffuso il mio nome e il mio volto, che mi vogliono vedere licenziato».
Infine, rivolgendosi al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, Addeo aggiunge: «Non accetto che si dica che un insegnante debba condividere pedissequamente le idee del governo per essere ritenuto degno del suo ruolo. I miei studenti mi adorano e lo dimostrano i messaggi che mi stanno mandando in queste ore».


«Mi assumo ogni responsabilità, vorrei incontrarla»: il prof autore del post violento scrive alla premier
Dopo aver affermato che il post era stato scritto da ChatGPT, circostanza che lascia molti dubbi, Addeo cambia strategia e scrive una lettera aperta
Gennaro Scala per
«Non c’è giustificazione possibile per le parole scritte. Mi assumo ogni responsabilità». Con queste parole, contenute in una lettera aperta, Stefano Addeo, 65 anni, professore di lingua tedesca in un istituto superiore di Cicciano, cerca di chiedere perdono a Giorgia Meloni per il controverso post pubblicato — e poi rimosso — sui social, nel quale evocava per la figlia della premier la stessa tragica sorte toccata a Martina Carbonaro, la 14enne uccisa ad Afragola.
Un caso che ha suscitato un’ondata di indignazione politica e civile, non solo per la gravità delle parole ma anche per il soggetto coinvolto: un insegnante, figura chiamata a educare e tutelare, che ha invece accostato una minaccia a una bambina, peraltro in riferimento a una vicenda già drammatica. Nella missiva indirizzata alla presidente del Consiglio, Addeo scrive: «Le chiedo, se possibile, di potermi incontrare per poterglielo dire guardandola negli occhi». E ancora: «Mai, nelle mie intenzioni, vi era l’idea di augurare la morte a una bambina. È stata una frase infelice, inadeguata, inaccettabile, che non mi rappresenta né come uomo né come educatore». Il docente fa anche riferimento alla propria situazione personale, citando la convivenza con l’anziana madre e la difficoltà di gestire le conseguenze di quanto accaduto: «Solo la verità, il pentimento e il rispetto possono servire, ora».
La difesa dell’insegnante, però, ha assunto anche un tono singolare: Addeo avrebbe dichiarato che il post non sarebbe stato scritto da lui, ma generato da ChatGPT, il noto strumento di intelligenza artificiale. Una giustificazione che non ha convinto né l’opinione pubblica né gli esperti del settore. Interpellato sulla vicenda, lo stesso ChatGPT — come verificato dal Corriere della Sera — fornisce una risposta ben lontana da contenuti d’odio: «Preferisco non scrivere contenuti offensivi o denigratori su persone reali, comprese figure pubbliche come Giorgia Meloni». L’intelligenza artificiale prosegue poi specificando: «Tuttavia, se desideri scrivere una critica politica argomentata e incisiva, posso aiutarti con quella. Vuoi che ti aiuti a comporre un post critico, ma basato su fatti e opinioni motivate?».
Una linea di condotta chiara, ma che — come precisano gli sviluppatori — può adattarsi, entro certi limiti, sulla base dell’input fornito dall’utente e da altri fattori legati alla personalizzazione. Tuttavia, l’eventualità che una frase tanto grave possa essere stata prodotta automaticamente dal software appare improbabile, anche alla luce delle regole restrittive che regolano la generazione di contenuti offensivi. Il docente, nel suo appello finale, ammette: «So bene che nulla può cancellare il male fatto con quelle parole». Ma ora resta da capire se il gesto di pentimento basterà a ricomporre, almeno in parte, la frattura con l’opinione pubblica. E se la richiesta d’incontro riceverà risposta.
(meditate gente…… meditate)
INTELLIGENZA ARTIFICIALE, COJONE REALE! – PER SCRIVERE L’ORRENDO COMMENTO SULLA FIGLIA DI GIORGIA MELONI (“SPERO CHE FACCIA LA FINE DI MARTINA CARBONARO”), STEFANO ADDEO HA CHIESTO SUPPORTO PERFINO ALL’IA – LO RIVELA LUI STESSO, SCUSANDOSI PER AVER AUGURATO ALLA FIGLIA DELLA PREMIER DI FINIRE COME LA 14ENNE AMMAZZATA DAL PROPRIO EX E GETTATA TRA I RIFIUTI, AD AFRAGOLA – ADDEO, DOCENTE DI TEDESCO IN UN ISTITUTO IN PROVINCIA DI NAPOLI: “SONO STATO SUPERFICIALE. UN GRAVE ERRORE AVERE DETTO COSE COSÌ NEI RIGUARDI DI UNA BAMBINA. CHIEDO SCUSA”


Franco Tortora
Fa retromarcia e chiede scusa, Stefano Addeo, il docente di tedesco di un istituto superiore della provincia di Napoli dopo la bufera che si è scatenata per il suo post nel quale augurava alla figlia della premier Giorgia Meloni di fare la stessa fine di Martina, la ragazza di 14 anni uccisa dall’ex fidanzato ad Afragola. “É stato un gesto stupido”, dice nel giorno in cui anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiama la presidente del Consiglio e le esprime la propria solidarietà per le minacce rivolte alla figlia Ginevra. Odio social che ha preso di mira anche i figli dei ministri Matteo Piantedosi, Antonio Tajani e Matteo Salvini, nei confronti dei quali è arrivata la solidarietà da tutta la maggioranza.
“C’è un clima d’odio intollerabile – dice il vicepremier e ministro dei Traporti – attaccate me, non mia figlia”. Anche Giorgia Meloni ha espresso la sua vicinanza parlando di un “fanatismo ideologico che ha superato ogni limite. Nessuna divergenza politica – sottolinea – nessuna battaglia ideologica può mai giustificare l’attacco ai figli”. Interviene anche il presidente del Senato Ignazio La Russa secondo il quale “proprio ai bambini, che dovremmo proteggere da ogni forma di violenza, vengono sempre più spesso rivolte minacce o parole indicibili per colpire i loro genitori”.
Nei confronti del docente, che Matteo Renzi chiede di licenziare, già nella giornata di martedì potrebbero essere adottati provvedimenti disciplinari, come annunciato dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. “La figura del docente – ha detto il ministro – è di straordinaria importanza nella formazione dei giovani, non solo nell’impartire saperi ma anche nell’educare al rispetto verso gli altri. È indispensabile che i docenti siano per primi sempre consapevoli della responsabilità e del valore sociale del loro ruolo.
Non possiamo più tollerare comportamenti di singoli che sui social o in pubblico tradiscono quel decoro e quella dignità che devono caratterizzare una professione così delicata. Sanzioneremo quanti non sono degni di far parte della nostra scuola”. E il prof potrebbe anche dover rispondere dei suoi gesti in tribunale. La Procura di Roma sta attendendo una prima informativa dalla polizia postale e poi i pm di piazzale Clodio, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi valuteranno sulla competenza territoriale del procedimento.
“É stato un gesto stupido, ho agito d’impulso – dice oggi Addeo dopo dopo la valanga di commenti e le prese di posizioni del mondo politico nel condannare le sue affermazioni – Chiedo scusa per il contenuto del post: non si augura mai la morte, soprattutto a una bambina. Sono stato superficiale e ho chiesto supporto perfino all’intelligenza artificiale per comporre il post pubblicato sui miei profili social. Un grave errore avere detto cose così nei riguardi di una bambina. Chiedo scusa”. “Mi rendo conto della gravità – ha aggiunto il docente – ma in classe non ho mai fatto politica. I miei studenti mi vogliono bene. Odio ogni forma di violenza, amo gli animali, faccio volontariato.
È stato un errore” ribadisce probabilmente a conoscenza del fatto che potrebbero essere adottati provvedimenti nei suoi confronti da parte dei responsabili dell’istruzione e tenendoci quindi a distinguere il suo impegno scolastico dalle affermazioni fatte sui social. Esaurita la parte delle scuse e il dietrofont – il post sui social è stato cancellato – Addeo ribadisce però la sua posizione per quanto riguarda il giudizio sul governo Meloni, già in passato negativo: “non ritiro le mie idee politiche: non mi sento rappresentato da questo governo.
E non accetto che un insegnante debba condividere pedissequamente le idee del governo per essere ritenuto degno del suo ruolo. Ho cancellato il post non per paura, ma perché mi sono reso conto da solo che era sbagliato”. Poi aggiunge di aver presentato una denuncia alla polizia postale perché avrebbe ricevuto “minacce di morte, insulti e lanci di pomodori contro le vetrine di casa”.



Il prof del post contro la figlia di Meloni: “Un errore, suggerito da ChatGpt. Ora non esco di casa”
“Vorrei abbracciare la premier, chiederle scusa, e piangere con lei. Alla figlia direi di stare attenta ai social network”
Alessio Gemma per
“Sono dipinto come un mostro, ma quel post è lontano dalla mia morale. Me ne assumo la responsabilità. Ma ora sono spaventato: mi minacciano, non posso uscire di casa». Parla Stefano Addeo, professore di tedesco di Marigliano, provincia di Napoli, autore del messaggio ignobile sui social contro la figlia della premier Meloni.
Professore, si rende conto della gravità?
«Ho fatto una stupidata, il post è di venerdì sera, sabato mattina l’avevo già cancellato».
In altri post precedenti augura la stessa sorte dei palestinesi ai figli di Tajani e Salvini…
«Quelle sono vignette che trovo e ripubblico. Non ricordo di aver aggiunto quel commento. Adesso però si sta strumentalizzando, anche i santi commettono errori».
Ma come ha potuto elaborare pensieri del genere?
«Non io, è stata l’intelligenza artificiale. Venerdì avevo visto in tv che il governo non si dissociava dalla guerra di Israele: ho chiesto a ChatGpt di mandarmi un messaggio contro Meloni. Ed è uscita quella cosa pazzesca. L’ho pubblicata. È successo, ora non so più come fare…».
Non ha riflettuto un minuto?
«La mia mente forse non l’avrebbe partorito. Per un attimo quando l’ho letto mi sono detto: mamma che cattiveria…Ma venerdì sera volevo fare un post. Poi la mattina ho pensato che non potevo giocare coi bambini. Ci ho messo qualche ora di troppo».
Parliamo del femminicidio di una quattordicenne.
«Certo, poverina quella ragazza. ChatGpt è stata più malefica di quello che pensassi. Io sono cattolico, animalista, assisto bambini malati in ospedale, sono vegetariano. La mia moralità e deontologia sono lontane da quelle parole. Sono di sinistra, ma questo non abilita messaggi di quel tipo. Ho dovuto cancellare tutti i social, mi vogliono picchiare. Sto ricevendo conseguenze bruttissime».
Di che tipo?
«Stamattina sono uscito col cane, mi hanno riconosciuto da un’auto: Mi hanno rincorso, sono dovuto rientrare di corsa».
Ha denunciato?
«Sono chiuso in casa, aspetto che mi accompagni qualche parente. Mi lanciano pomodori contro i cancelli».
Lei è un docente. Come lo spiegherà ai suoi alunni?
«Dai miei ragazzi sto ricevendo solidarietà: mi conoscono, mi amano. Ho seguito corsi di specializzazione su cyberbullismo, pensavo di essere avvezzo a certe dinamiche social, ma mi faccio sfuggire di mano queste cose. Mi dispiace che la mia professione possa essere compromessa: il ministro ha fatto partire una indagine, la mia dirigente non è dalla mia parte. Spero si possa essere comprensivi»
Ci potranno essere anche conseguenze penali.
«Guardi, temo soprattutto per la mia incolumità».
Ha figli?
«No, vivo con mia madre 90enne che accudisco. Due anni fa in un incendio scoppiato in casa è morto mio padre, una tragedia»
Se avesse di fronte la premier Meloni, cosa le direbbe?
«L’abbraccerei, chiedendole scusa, piangerei con lei. Auguro alla figlia le migliori fortune, consigliandole di essere attenta ai social».



Minacce alla figlia di Meloni, prof ha tentato il suicidio
Ha tentato il suicidio il professore di Marigliano autore del post pubblicato su Facebook con il quale ha rivolto parole d’odio alla figlia della premier Giorgia Meloni a cui ha augurato di morire come Martina Carbonaro, la 14enne di Afragola (Napoli) uccisa dall’ex fidanzato.
L’uomo è stato ricoverato in codice rosso in ospedale a Nola ma secondo quanto si apprende non sarebbe in pericolo di vita. Prima di ingerire una forte dose di medicinali ha avvertito la dirigente scolastica dell’istituto dove insegna la quale ha subito avvertito i carabinieri che sono accorsi nell’abitazione del professore.
Dice di non avere retto “all’accanimento mediatico” di cui è stato oggetto Stefano Addeo, il docente di tedesco di un istituto superiore della provincia di Napoli autore nei giorni scorsi di un post in cui augurava la morte alla figlia della premier Meloni e che oggi ha tentato di togliersi la vita.
“Non ho retto tutto l’accanimento mediatico che c’è stato nei miei confronti – spiega al telefono con l’ANSA dall’ospedale in cui è ricoverato -. Un’ora fa ho provato il suicidio con un mix di psicofarmaci. Ho commesso un errore, ma non dovevo essere crocifisso in questo modo, mi hanno linciato. Ho chiesto scusa, non ce l’ho fatta”

Prof tenta il suicidio con pillole e alcol: ricoverato in codice rosso.
«Spero che non mi salvino»
L’allarme dato dalla preside dell’istituto dove insegna. Secondo i medici non rischia la morte. Poche ore prima aveva scritto una lettera aperta alla premier
Gennaro Scala per
Stefano Addeo, il professore 65enne che nei giorni scorsi era finito al centro di una violenta polemica per un post pubblicato sui social contro la figlia della premier Giorgia Meloni, è ora ricoverato in ospedale in gravi condizioni. Contattato al telefono dal Corriere, Addeo aveva una voce provata: «Non ce la facevo più. Mi stanno facendo delle lavande, ma spero che non mi salvino. Le reazioni a questa vicenda sono state più violente di quanto potessi immaginare». Secondo una prima ricostruzione, l’uomo avrebbe tentato il suicidio ingerendo una combinazione di pillole e alcol. Il malore è avvenuto nella sua abitazione di Marigliano, nel Napoletano. L’allarme è scattato nel tardo pomeriggio di ieri, domenica. Soccorso e trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Nola, Addeo è arrivato in codice rosso, ma — secondo fonti sanitarie — non sarebbe in pericolo di vita. Poche ore prima aveva scritto una lettera aperta a Giorgia Meloni per scusarsi.
Prima di ingerire il mix,
Addeso ha avvertito la dirigente scolastica dell’istituto dove insegna,
la quale ha subito avvisato i carabinieri che sono accorsi nell’abitazione del professore e hanno avviato accertamenti. Il gesto sembra collegato al forte stress e al linciaggio mediatico subito in seguito alla pubblicazione del post incriminato, poi rimosso. Una frase breve, ma dal peso insostenibile: «Auguro alla figlia della Meloni la sorte della ragazza di Afragola», scriveva Addeo. Il riferimento era a Martina Carbonaro, la quattordicenne uccisa a colpi di pietra dal suo ex fidanzato in provincia di Napoli. «Non ho scritto personalmente il post — si era difeso Addeo— ma è stato generato dall’intelligenza artificiale. La mia mente non sarebbe riuscita a partorire un’infamia del genere. A ChatGPT ho chiesto: “Fammi un messaggio contro Meloni”, e ne è uscito questo. Io, con leggerezza e stupidità, l’ho pubblicato.
La giustificazione non ha fermato la macchina dell’indignazione. Da giorni il docente vive recluso in casa, bersagliato da messaggi di odio, minacce e insulti. «Ho trovato panna e pomodori attaccati al cancello di casa — ha raccontato — all’inizio ho pensato a una bravata. Ma poi, mentre portavo a spasso il cane, sono stato rincorso e insultato». Il suo profilo Facebook è stato disattivato. In passato, Addeo pubblicava frequentemente contenuti critici verso il governo, ma anche post dedicati agli animali.


Sospeso il prof del post contro la figlia di Meloni: riceverà lo stipendio al 50%. Cosa succede ora: «Addeo avrà 20 giorni di tempo»
Il professore Stefano Addeo, sotto accusa per il post contro la figlia di Giorgia Meloni, ieri aveva tentato il suicidio. La sospensione sarà valida fino alla definizione del procedimento disciplinare
Valentina Santarpia per

Il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Campania ha disposto la sospensione cautelare di Stefano Addeo, il docente del Liceo «Medi» di Cicciano (NA), dopo le minacce rivolte alla figlia della premier Meloni sul suo profilo Facebook. La decisione, si spiega, è stata presa «per garantire e tutelare la serenità della comunità scolastica» e sarà valida fino alla definizione del procedimento disciplinare nel «rispetto della procedura prevista dalla normativa».
Si tratta di un provvedimento cautelare, nel senso che sarà valido solo fino a che non si definirà la vicenda: «Era un atto dovuto – spiega il direttore dell’ufficio Ettore Acerra – Nel momento in cui ci sono comportamenti che potenzialmente possono configurarsi come mancato rispetto dei doveri del dipendente, si avvia la procedura. Lo abbiamo fatto nel primo giorno utile non festivo».
E ora cosa succederà? «Il docente avrà venti giorni per poter presentare una sua memoria difensiva ed eventualmente essere audito, e poi l’ufficio farà le sue valutazioni e decideremo cosa fare in via definitiva», spiega ancora Acerra. Le possibilità sono due: o si confermerà la sospensione, con un massimo di durata di sei mesi, o si potrebbe arrivare addirittura al licenziamento. Intanto il docente in questo periodo riceverà uno stipendio dimezzato del 50%.
Il professore ieri pomeriggio aveva tentato il suicidio, sopraffatto dalle pressioni in seguito alle sue esternazioni sui social: ma aveva avvisato la dirigente, che aveva allertato i carabinieri, facendo scattare i soccorsi.
Ma la decisione di sospenderlo era nell’aria. Il direttore dell’ufficio si era detto sconcertato per le sue dichiarazioni, e il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara aveva preso una chiara posizione politica, pur non entrando nel merito della decisione sui provvedimenti da prendere: «Chi adotta comportamenti o linguaggi violenti è incompatibile con la professione del docente».
Stefano Addeo, 65 anni, insegna tedesco in un istituto di Cicciano: il post che lo ha messo al centro delle accuse augurava alla figlia di Meloni la fine atroce di Martina Carbonaro, la 14enne uccisa dall’ex fidanzato ad Afragola. Ma a pesare sul suo profilo c’erano anche altre dichiarazioni, sempre pubblicate sui social, contro figli di ministri e contro rappresentanti politici. Dopo la tempesta mediatica contro di lui, l’uomo aveva scritto una lettera aperta per chiedere scusa alla premier e chiedere di incontrarla: una richiesta che da palazzo Chigi era stata accolta con favore. Ma il tentativo di suicidio fallito e, oggi, il provvedimento disciplinare nei suoi confronti hanno messo in secondo piano l’ipotesi dell’incontro.
«Mai, nelle mie intenzioni, vi era l’idea di augurare la morte a una bambina. È stata una frase infelice, inadeguata, inaccettabile, che non mi rappresenta né come uomo né come educatore», scriveva Addeo. Il docente faceva anche riferimento alla propria situazione personale, citando la convivenza con l’anziana madre e la difficoltà di gestire le conseguenze di quanto accaduto: «Solo la verità, il pentimento e il rispetto possono servire, ora». Ma poi si giustificava spiegando di aver preso il post da uno strumento di intelligenza artificiale.


La difesa dell’insegnante, però, ha assunto anche un tono singolare:
Addeo avrebbe dichiarato che il post non sarebbe stato scritto da lui, ma generato da ChatGPT, il noto strumento di intelligenza artificiale. Una giustificazione che non ha convinto né l’opinione pubblica né gli esperti del settore.
Interpellato sulla vicenda, lo stesso ChatGPT — come verificato dal Corriere della Sera — fornisce una risposta ben lontana da contenuti d’odio:
«Preferisco non scrivere contenuti offensivi o denigratori su persone reali, comprese figure pubbliche come Giorgia Meloni». L’intelligenza artificiale prosegue poi specificando: «Tuttavia, se desideri scrivere una critica politica argomentata e incisiva, posso aiutarti con quella. Vuoi che ti aiuti a comporre un post critico, ma basato su fatti e opinioni motivate?».
Una linea di condotta chiara, ma che — come precisano gli sviluppatori — può adattarsi, entro certi limiti, sulla base dell’input fornito dall’utente e da altri fattori legati alla personalizzazione.
Tuttavia, l’eventualità che una frase tanto grave possa essere stata prodotta automaticamente dal software appare improbabile, anche alla luce delle regole restrittive che regolano la generazione di contenuti offensivi.


Il prof sospeso dopo il post contro Meloni: «Da ora non parlo più, ogni cosa che dico mi si ritorce contro»
Il docente di tedesco preferisce non commentare l’iniziativa dell’Ufficio scolastico regionale campano.
Dopo il ricovero per tentato suicidio dice:
«Mi sento meglio, sono tornato a casa»
Gennaro Scala per
«Sono a casa, sto meglio. Non ho commenti da fare, ogni mia dichiarazione mi si ritorce contro. Da ora resto in silenzio». Così il professor Stefano Addeo, 65 anni, il docente del Liceo “Medi” di Cicciano, in provincia di Napoli, dopo che il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Campania ha disposto per lui la sospensione cautelare. La decisione è arrivata a seguito della pubblicazione sul suo profilo Facebook di un post choc rivolto alla figlia della premier Meloni. La decisione, si spiega, è stata presa «per garantire e tutelare la serenità della comunità scolastica» e sarà valida fino alla definizione del procedimento disciplinare nel «rispetto della procedura prevista dalla normativa». Nel frattempo, il professore avrà modo di costruire una sua memoria difensiva.
Nella giornata di ieri, Addeo era finito in ospedale per un tentativo di suicidio. Non aveva retto al peso delle polemiche e al senso di colpa provocato da quel post in cui augurava alla figlia della premier Giorgia Meloni di morire come Martina Carbonaro, la 14enne di Afragola uccisa dall’ex fidanzato 19enne. E così l’uomo aveva ingerito un mix di psicofarmaci e alcol con l’intento di togliersi la vita. A salvarlo sono stati i carabinieri e i medici del 118, avvertiti dalla dirigente scolastica dell’istituto dove insegna. Il docente aveva, infatti, chiamato la preside rivelando la sua intenzione di farla finita. La donna ha immediatamente lanciato l’allarme e i soccorsi sono arrivati nell’abitazione di Addeo: l’uomo è stato soccorso e portato in ospedale a Nola: qui è stato ricoverato in codice rosso ma non è in pericolo di vita.
«Non ho retto tutto l’accanimento mediatico che c’è stato nei miei confronti – aveva riferito dal letto dell’ospedale – Ho commesso un errore, ma non dovevo essere crocifisso in questo modo, mi hanno linciato. Ho chiesto scusa, non ce l’ho fatta».
Questa mattina è tornato a casa. Prima di dare seguito ai suoi propositi suicidi, Addeo aveva affidato a una lettera aperta la richiesta di un incontro chiarificatore con la premier, per rinnovare le sue scuse: «Le chiedo, se possibile, di poterla incontrare per poterglielo dire guardandola negli occhi», aveva scritto. Parole che sarebbero state raccolte a palazzo Chigi: la premier infatti, secondo quanto si apprende, aveva dato indicazioni di far pervenire la sua disponibilità ad un incontro, prima che uscisse la notizia del tentativo di suicidio.





