Il calvario senza fine di Van Basten

Per “il cigno di Utrecht” nuovo intervento chirurgico alla “maledetta” caviglia destra, quella che lo costrinse a lasciare il calcio – L’ex attaccante del Milan oggi 60enne è stato operato presso la casa di cura San Rossore di Pisa: “Oggi non sento tanto dolore. Non è stata un’operazione molto pesante”

Nuovo intervento chirurgico alla caviglia destra, quella che lo costrinse a lasciare il calcio troppo presto, per Marco Van Basten. Il campione olandese, tre volte Pallone d’Oro con la maglia rossonera e protagonista assoluto del Milan degli Invicibili, è stato operato presso la Casa di Cura San Rossore di Pisa dal professor Niek Van Dijk, assistito dalla dott.ssa Giulia Favilli. L’intervento è servito ad aumentare la mobilità dell’articolazione e trattare il dolore costante derivante da una lunga condizione traumatica pregressa.

Van Basten ha sempre sofferto per la fragilità della caviglia destra, come lui stesso racconta nella sua autobiografia, “Marco Van Basten. Fragile”; ora ha scelto di affidarsi all’olandese Niek Van Dijk, suo ortopedico di fiducia e autorità mondiale nel campo dell’artroscopia e della chirurgia della caviglia. “Oggi – le parole di Van Basten poche ore dopo l’intervento – non sento tanto dolore, il dottore mi ha detto che è andato tutto molto bene. Non è stata un’operazione molto pesante”.

“Ho scelto la San Rossore grazie al professor Van Dijk, che mi ha suggerito questa struttura: ho dovuto rioperarmi perché la caviglia mi faceva molto male – spiega ancora Van Basten, ringraziando il suo chirurgo – Mi hanno fissato la caviglia nel ’96, poi Van Dijk mi ha operato nel ’98 e nel 2010 mi aveva pulito la caviglia dandomi nuove possibilità di movimento. Faccio sempre un po’ di sport, fa bene alla mente e al fisico. Ma devi stare attento a non esagerare, se chiedi troppo al tuo corpo devi capire fin dove puoi arrivare, o finisci come me…”, la raccomandazione con la quale l’ex rossonero ha salutato Pisa tornando in Olanda.

“La capacità di movimento delle articolazioni della caviglia e del piede di Van Basten era sempre più limitata e dolorosa – ha sottolineato, subito dopo l’intervento, Van Dijk – L’intervento era necessario per aumentare il movimento delle articolazioni della caviglia e del piede e diminuire il dolore: è andato davvero molto bene, prevedo un recupero completo in 6 settimane”. Van Dijk, che in Italia collabora in solo con la Casa di Cura San Rossore, a Pisa aveva operato a novembre anche il portiere azzurro Guglielmo Vicario, e nel tempo campioni da Cristiano Ronaldo a Joao Felix.

«D’un tratto lo sento, chiarissimo, prendo coscienza. Sotto gli occhi degli ottantamila, sono testimone del mio addio. Marco van Basten, il calciatore, non esiste più. State guardando uno che non è più. State applaudendo un fantasma. Corro e batto le mani, ma già non ci sono più. Oggi sono morto come calciatore. Sono qui, ospite al mio funerale». A San Siro, in una triste sera d’estate del 1995, Marco van Basten disse addio al calciatore che era stato, dopo aver lottato invano contro le sue caviglie di cristallo. Per tutti, non solo per lui, fu l’addio alla bellezza, alla perfezione, alla determinazione, alla vittoria come cifra stilistica. «E a un certo punto tutto s’interrompe, e tu ti senti malissimo. Non puoi credere che una cosa del genere sia capitata a te». Quell’addio arrivò all’improvviso e lasciò tutti con la tristezza nel cuore e migliaia di domande che nessuno ebbe la forza di fargli. “Fragile” è l’autobiografia che risponde a tutte le curiosità degli appassionati di sport, e delle sfumature umane che colorano le imprese sportive. In queste pagine, scritte con il suo piglio da centravanti infallibile, Van Basten ripercorre la sua vita e la sua carriera, prima, dopo e durante il grande buio che si è impossessato del suo corpo salendo implacabile dalle caviglie. L’infanzia a Utrecht con un padre allenatore-tifoso, il passaggio del testimone con Cruijff, il Milan degli Invincibili, il gol più bello del mondo con la Nazionale olandese («con una caviglia sana non avrei mai calciato in quel modo»), l’operazione galeotta, il recupero impossibile, le notti a carponi per conquistare il bagno e la battaglia esistenziale per recuperare una normalità dopo essere stato eccezionale.