Se per i Paesi del Golfo lo sport è strumento di consenso, è giusto farlo pagare in diritti

Nella sua video rubrica, «Un centimetro alla volta», Paolo Condò commenta il nascente protagonismo dell’Arabia Saudita sulla scena calcistica internazionale. Nel 2025, sottolinea, 4 squadre italiane giocheranno lì la Supercoppa dopo un contributo di 23 milioni di euro alla Lega Calcio, che ne redistribuirà circa 16 sotto forma di premi. «Se la lucertola è il riassunto del coccodrillo, operazioni come queste – la Spagna seguirà a breve – riproducono in piccolo la madre di tutti gli affari – spiega Condò-, ovvero l’assegnazione all’Arabia Saudita dei Mondiali 2034 da parte della Fifa». Un’operazione già rinominata ‘sportwashing’. «Ma bisogna parlare ora degli 11 stadi di cui il reame ha annunciato la costruzione – continua – per non ripetere la vergogna del 2022 in Qatar, quando la stima delle organizzazioni non governative fu di migliaia di lavoratori, in gran parte migranti, morti per le precarie condizioni di sicurezza dei cantieri». «Credo che la Fifa, e mi aspetto che la Federcalcio italiana eserciti pressioni in tal senso assieme alle altre federazioni nazionali, debba affidare a un organismo indipendente – Amnesty per esempio andrebbe benissimo – il controllo su sicurezza dei cantieri e diritti dei lavoratori a partire da un salario adeguato».


