La serie A rischia di diventare il cimitero degli elefanti
Confesso di essermi gasato non poco nel vedere le immagini dell’arrivo in Italia di Kevin De Bruyne. Il passaggio in clinica per le visite mediche e poi la firma del contratto con il Napoli. De Bruyne è il secondo giocatore più forte arrivato in Italia negli ultimi 15 anni. Il primo resta ovviamente Cristiano Ronaldo, il cui posto nella storia del calcio e della Juve è blindato da tempo.
E quando Luka Modric verrà a siglare il trasferimento ormai definito al Milan, avremo il podio completo. Sempre parlando degli ultimi 15 anni, Ronaldo è uomo da cinque palloni d’oro, Modric ne vinse uno storico, quello del 2018, perché interruppe dieci edizioni di assoluta dittatura Messi. Cristiano De Bruyne è stato innumerevoli volte in nomination, ma non l’ha vinto. Non ancora.
De Bruyne compirà 34 anni a fine mese. Modric ne ha già 39. Un altro grande vecchio nei piani del Bologna e sarebbe un ritorno in Italia ed in Geko, 39 anni pure lui. Sono nomi supremi che non costano nulla di cartellino.
A quell’età si spende solo per un robusto ingaggio. Questi campioni, verosimilmente all’ultimo contratto della carriera, si trovano a un bivio tra il calcio ricchissimo ma senza radici degli arabi, quello ricco ma distante degli americani e la Serie A che non ha gli stessi denari ma abbonda di storia e tradizione.
Se il vecchio campione vuole lucrare la cifra mostruosa, accettando in sostanza di uscire dai radar, abbandona l’Europa. Se invece vuole ancora competere, ma in un campionato a ritmo ridotto e che comunque paga bene, viene in Italia o in Turchia. Negli anni 80, quando vennero riaperte le frontiere a uno e poi a due e poi a tre stranieri per squadra, la Serie A aveva la forza di attirare i campioni più grandi nella fase prime della loro carriera.
Van Basten venne a 22 anni Maradona a 23, Gullit a 24, Falcao a 26, Platini e Matthews a 27. Domenica 28 solo Zico aveva passato i 30, ma era Zico. Nel decennio successivo, anni 90, abbiamo accolto Ronaldo, fenomeno che aveva ventun anni, 23 e Zidane, Nedved 24. L’ultimo dei Mohicani fu Kakà, ventun anni quando arrivò il Milan, nel duemilatré.
I palloni d’oro successivi, Rivaldo, Figo, Ronaldinho erano già campioni che avevano dato il meglio altrove. Come dobbiamo interpretare allora la calata di questi fuoriclasse maturi, come dei maestri? E i maestri hanno bisogno di allievi. Modric è stato un regista favoloso, il migliore del calcio moderno e a ritmo contenuto. Non giocando, cioè i 90 minuti interi, porta ancora tutti a spasso.
Ma se vuole crescere il Milan deve mettergli dietro ancora accanto qualche ragazzo in grado di imparare. Non scordiamoci cosa divenne Zola, potendosi allenare con Maradona e quindi un grande vecchio per squadre. Una buona idea può avere l’effetto stimolante dei primi stranieri di ritorno nel campionato italiano. Ma occhio. Se invece imbottisce le squadre di ultratrentenni, difficilmente tutti campioni, la serie A diventa il cimitero degli elefanti e questo non lo vogliamo.


