Anche il presidente Usa può cambiare idea. In questo momento di incertezza si naviga a vista con la pressione che si sposta sulla Cina. In futuro potrebbe succedere tutto e il contrario
Un’altra giornata folle ci ha regalato una prima conferma: Donald Trump può cambiare idea, lo fece spesso in passato, lo farà ancora. La sua suprema arroganza ha almeno questo piccolo vantaggio: non si considera legato a un dovere di coerenza, è convinto che la propria immagine e reputazione sia talmente eccelsa da sopravvivere agli incidenti di percorso.
Nella fattispecie, gli incidenti che lo hanno infine costretto a sospendere la maggior parte dei dazi includono il crollo delle Borse, un inizio di ripensamento nell’elettorato americano sulla sua competenza economica, la disperazione di molti capitalisti e top manager americani che lo esortavano a ripensarci, e anche una fronda sempre più visibile nel partito repubblicano.
Fare bilanci, e a maggior ragione previsioni sul futuro, sarebbe incauto. Si naviga a vista, a un ripensamento anti-dazi potrebbero seguirne altri nella direzione opposta. Per adesso – ma “per adesso” significa per qualche ora o per qualche giorno… – sappiamo alcune cose.
Il verdetto dei mercati ha ancora qualche influenza su Trump, malgrado il suo tentativo di ridimensionarlo come fosse una “medicina amara” da ingoiare per meritarsi un futuro migliore. L’establishment capitalistico non è succube della Casa Bianca e in questo frangente rappresenta la voce della ragione, del pragmatismo: i migliori alleati degli europei sono quei presunti “oligarchi” che nei mesi scorsi venivano demonizzati.
Per adesso – ma sottolineo ancora la precarietà di quanto sto per scrivere – la pressione si sposta e si concentra quasi esclusivamente sulla Cina, l’unica nazione sulla quale rimangono i superdazi. La quale ha reagito promettendo una guerra a tutto campo. Il tema è centrale e tornerò a esaminarlo in tutti i suoi aspetti. Xi Jinping si stava preparando da tempo a una situazione difficile: il protezionismo (che lui ha praticato per primo) è in una fase di escalation già dal primo Trump, poi confermata e accentuata durante l’Amministrazione Biden.
Ma una prima conseguenza del pandemonio accaduto dal Liberation Day al voltafaccia di ieri riguarda la credibilità di questa Casa Bianca. Se ciò che annuncia e promette può essere revocato così repentinamente, chiunque abbia a fare con questa Amministrazione deve incorporare nei propri scenari una dose di incertezza stratosferica. Vale per i governi, vale per le imprese.



