è davvero così?
A che punto è, dopo la guerra, il programma nucleare dell’Iran? Secondo la Cnn, che cita un report riservato, nulla impedirebbe a Teheran di riprendere la corsa all’arricchimento dell’uranio – uno dei passaggi necessari (ma non sufficienti) per arrivare alla bomba atomica
Andrea Nicastro
Gli ayatollah hanno imparato la lezione? Rinunceranno d’ora in avanti a difendersi? Oppure, proprio per evitare nuovi attacchi, correranno verso la bomba atomica? Il primo scenario sarebbe un trionfo israelo-americano. Il secondo è la premessa perché la guerra presto o tardi riprenda. In mezzo c’è lo spazio per accordi rispettosi delle paure «esistenziali» di tutti. Ecco il problema spezzettato in punti chiave.
1 Gli iraniani volevano la Bomba?
L’hanno sempre negato. Esiste anche una fatwa — decreto religioso — della Guida suprema Ali Khamenei che lo vieta. Sostengono che l’energia atomica gli serve per svilupparsi: il petrolio venduto all’estero finanzierebbe la crescita, le centrali nucleari darebbero energia alle industrie locali. L’arricchimento dell’uranio a livelli superiori alle necessità civili fa sospettare, però, che considerassero la Bomba almeno un’opzione.
2 Ci hanno rinunciato?
Invece di considerarsi sconfitti, a Teheran preferiscono sentirsi orgogliosi di aver resistito. Molti circoli di potere reclamano più difese da nuove aggressioni. Investire di più in armamenti è diventato un «dovere patriottico». In Parlamento è stata presentata una legge per uscire dal Tnp (Trattato di non proliferazione nucleare). Senza Tnp non ci sarebbe più controllo dell’Agenzia per l’energia atomica.
3 Alternativa alla violenza?
Esisteva il Jcpoa, il «Patto nucleare». Era stato firmato nel 2015 con l’Iran dall’America di Barack Obama e dagli europei. In cambio della fine delle sanzioni economiche, Teheran limitava l’arricchimento dell’uranio al 3,6%, ben lontano dal 95% dell’uso militare. Tutto sotto la vigilanza dell’Aiea (l’Agenzia per l’energia atomica). Le imprese occidentali (le nostre in testa) si precipitarono in Iran a fare affari. Il Pil della Repubblica islamica per tre anni volò oltre il 5%. Poi Trump fermò tutto uscendo dal Jcpoa.
4 Si sta negoziando?
Sì, però Israele ha lanciato i suoi raid tre giorni prima del quinto incontro tra Teheran e Washington su una nuova versione del patto nucleare. Poi gli Usa hanno bombardato due giorni dopo che gli europei avevano incontrato ancora i rappresentanti dell’Iran. Al tavolo, comunque, le posizioni erano lontane. Semplificando: Teheran vuole coltivare un sapere atomico ed è disposto a limitarlo all’uso civile (con controlli) in cambio di vantaggi economici. Gli Usa, Israele e ora anche Germania e Gran Bretagna chiedono arricchimento zero. Solo la Francia lascia uno spiraglio agli ayatollah. La teorica contropartita non è ancora stata offerta, forse è la semplice fine dei bombardamenti.
5 L’attacco è servito?
Sono stati uccisi una decina di scienziati e bombardati laboratori e centrifughe di arricchimento. Non sappiamo se ciò fermerà il programma atomico. Trump dice che è stato «distrutto». Fonti di intelligence descrivono alla Cnn danni che rallentano di «qualche mese» il programma.
6 L’Iran può arrivare alla Bomba?
Se uscisse dal Tnp e quindi vietasse i controlli dell’Aiea sarebbe facile. Ci sono già riusciti la Corea del Nord (uscendo dal Tnp) e il Pakistan, l’India e Israele che non c’erano mai entrate. In questo caso i famosi 400 chili di uranio arricchito scomparsi dagli impianti prima dei bombardamenti sono un tesoretto per una mezza dozzina di Bombe.

