I migliori jeans al mondo sono giapponesi (anche i Levi’s)

Dai primi Levi’s venduti dai soldati americani nei mercatini di Tokyo e Osaka, alla nascita dell’industria giapponese del denim: i segreti della qualità, dai telai (c’entra Toyota) alla tintura che crea sfumature uniche in base all’uso

Federico De Rosa per

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale i soldati americani stanziati in Giappone si trovarono a corto di denaro e con le valigie piene di Levi’s 501. Le icone del West americano finirono sui banchi dei mercatini di Tokyo e Osaka, vendute a pochi yen ai giovani giapponesi affascinati dalla cultura americana. Era la fine degli anni ‘40 e un nuovo fenomeno stava prendendo forma. 
I soldati americani non potevano immaginare che, con questo gesto, stavano piantando il seme di un’ossessione che avrebbe trasformato il Giappone nel leader mondiale nella produzione di denim di alta qualità.

Negli anni ‘50 e ‘60, il Giappone attraversò un processo di ricostruzione e industrializzazione accelerata. Il denim divenne un simbolo di ribellione giovanile e di ammirazione per l’Occidente. Ma i giapponesi non si limitarono a indossarlo: iniziarono a studiarlo, a smontarlo, a capirne ogni segreto. Così nacque l’ossessione per il denim perfetto.

I migliori jeans al mondo? Sono made in Japan (ma resistono anche i Levi's)
Jeans Street a Kojima 

Il segreto della qualità: i telai Toyoda e il denim selvedge

 A differenza degli Stati Uniti, dove negli anni ‘50 le aziende adottarono macchinari più veloci e meno costosi, i giapponesi decisero di preservare la produzione tradizionale. In particolare, recuperarono i vecchi telai a navetta, tra cui i leggendari Toyoda G3 – realizzati da quella che diventerà la casa automobilistica Toyota, che ha avuto un ruolo centrale nella nascita dell’industria giapponese del denim – capaci di tessere lentamente e con estrema precisione, creando tessuti più densi e resistenti.

 I primi produttori giapponesi comprarono inoltre i telai dismessi dalle fabbriche americane. Il risultato fu il denim «selvedge», caratterizzato dal bordo rifinito che ne impedisce lo sfilacciamento, la «cimosa» o «self edge» come la chiamavano gli americani. Questo bordo, visibile all’interno del jeans e della piccola tasca quadrata a destra, tipicamente riconoscibile dal filo rosso, bianco o di altri colori a seconda del produttore, è una firma distintiva del denim giapponese e ne attesta l’autenticità e l’elevata qualità. 

Il processo di tessitura su questi telai è molto più lento rispetto ai moderni macchinari industriali, producendo circa 40 metri di tessuto al giorno, rispetto alle centinaia di metri delle produzioni standard. 

Il denim giapponese è molto più di una semplice moda: rappresenta una vera e propria espressione culturale e artistica che unisce antiche tecniche locali a un’estetica globale, influenzata dal concetto del «wabi-sabi» che valorizza l’imperfezione, creando jeans che evolvono nel tempo mostrando l’uso e il vissuto di chi li indossa.

I migliori jeans al mondo? Sono made in Japan (ma resistono anche i Levi's)
Produzione del denim con un vecchio telaio a navetta Toyoda

La capitale del denim

La storia dei jeans «Made in Japan» ha avuto inizio nel quartiere di Kojima, nella città di Kurashiki, Prefettura di Okayama, ancora oggi riconosciuta globalmente come capitale del denim di alta qualità, sede di aziende storiche come Kaihara, fondata nel 1893, inizialmente produttrice di tinture per kimono, oggi leader mondiale del denim premium

Big John, Maruo Hifuku, pioniere del denim made in Japan, che da una piccola fabbrica di cucito iniziò a produrre jeans ispirandosi all’abbigliamento vintage americano, inizialmente con tessuti prodotti negli Stati Uniti, poi con i vecchi telai dismessi dagli americani realizzando il primo tessuto denim e il primo jeans selvedge interamente fatto in Giappone.

L’indaco «Japan Blue»

 Il denim giapponese non è solo una questione di tessitura. Anche la materia prima gioca un ruolo fondamentale. Molti marchi utilizzano cotone dello Zimbabwe, una delle varietà più pregiate al mondo, caratterizzata da fibre lunghe e resistenti che garantiscono una maggiore durata. Per la tintura si usa invece l’indaco naturale «Japan Blue» (Tadeia) coltivato quasi esclusivamente nella regione di Tokushima all’estremità est dell’isola di Shikoku. La tintura naturale con il tempo crea sfumature uniche per ogni jeans in base a come lo si indossa e quanto si lava (di solito ogni 3 o 6 mesi). 

Quando si acquista un jeans giapponese, si sceglie un prodotto fatto per durare decenni, che migliora con il tempo e si distingue per la sua qualità, realizzato secondo la filosofia artigianale giapponese.

I migliori jeans al mondo? Sono made in Japan (ma resistono anche i Levi's)
Jeans made in Japan in un negozio di Jeans Street a Kojima

I nomi (e gli stilisti)

Negli anni ‘70 e ‘80 nacquero i primi grandi marchi dedicati esclusivamente al denim artigianale, noti come i Big Five Osaka FiveEvisu, Studio D’Artisan, Denime, Warehouse e Fullcount, considerati ancora oggi i migliori jeans made in Japan, insieme a marchi come Momotaro, Pure Blue Japan, Samurai Jeans, Oni Denim.

Il denim giapponese ha conquistato anche il mondo dell’alta moda. Ralph Lauren, Balenciaga, Gucci e Tom Ford utilizzano tessuti giapponesi per le loro collezioni premium. Alcuni designer giapponesi come Junya Watanabe, Visvim o a Yohji Yamamoto hanno reso il denim giapponese un pilastro delle loro creazioni, mescolando l’artigianalità con il design contemporaneo. Watanabe ha dedicato la sua collezione uomo per la primavera 2025 al denim, utilizzando 50 tipi diversi di tessuti denim e intricate lavorazioni patchwork, e ha collaborato con marchi storici come Levi’s, Carhartt e Brooks Brothers.

I costi 

La qualità ovviamente ha un costo. Un jeans giapponese nuovo di fascia alta può costare tra i 250 e i 500 dollari, con edizioni limitate che superano i 1000 dollari. I modelli vintage, specialmente quelli prodotti tra gli anni ‘80 e ‘90 dai marchi storici, possono raggiungere cifre molto più alte. Alcuni Levi’s 501 XX del dopoguerra venduti nei mercatini di Osaka sono stati battuti all’asta per oltre 10.000 dollari.

 Il marchio Usa resta ancora oggi il più apprezzato dagli appassionati e collezionisti, purché sia Made in Japan, e quindi creato con tessuti e tecniche tradizionali di Okayama. Levi’s è il brand americano che ha creato il jeans moderno, ma i modelli realizzati in Giappone hanno acquisito una particolare fama e ricercatezza sul mercato globale. Questi jeans, realizzati spesso in tirature limitate e con dettagli curatissimi, incarnano il meglio delle due culture del denim: la tradizione americana e l’artigianalità giapponese.