L’ideologia costa cara a Musk
l caso della Tesla di Fratoianni in Italia fa riflettere su scala ridotta, su un fenomeno molto più ampio che è la politicizzazione dell’acquisto della Tesla: è questo il tema che Federico Rampini affronta nella nuova puntata della sua rubrica “Oriente Occidente”.
«Ricordo quando ormai più di 15 anni fa, le Tesla cominciarono a invadere le vie e le strade della California. È lì che ebbe il suo primo successo, che era un successo fortemente ideologizzato. All’epoca Musk era un eroe della sinistra ambientalista, guidare una Tesla era quel che si dice uno statement, una dichiarazione di intenti, di valori, di appartenenza politica e ideologica» spiega Rampini. «L‘auto elettrica è una conquista tecnologica importantissima che allontana l’inquinamento dai centri urbani dove ci sono più polmoni umani che respirano, ma spesso si limita a fare proprio questo, cioè lo allontana, lo sposta altrove. Perché ancora abbiamo le idee molto confuse spesso, su ciò che accade per arrivare al prodotto finale che è l’auto elettrica. Cioè dove, come e con quali tecnologie inquinanti, con quanta emissione di CO2 viene estratto il litio per le batterie in Sud America e poi viene raffinato in qualche impianto cinese. E quindi spesso lo statement dell’ambientalista benestante che guida una Tesla da 50.000 o da 100.000$ è un po’ ipocrita o quantomeno non vede la complessità del problema».
Nel frattempo – conclude poi l’editorialista – Musk ha cambiato l’appartenenza politica, è passato alla destra e adesso negli Stati Uniti comprare una Tesla è diventato un atto indecente, insopportabile.


