Gaza e gli affaristi Usa

C’è un mondo arabo che preferisce il business alla jihad

«La folla in festa per celebrare lo stesso evento sia in Israele sia in Palestina, l’entusiasmo di queste ore rischia facilmente di perdere il contesto storico. È un vizio diffuso e si rischia di parlare di pace».

«La pace, purtroppo dal 1948 non c’è da quelle parti e per adesso siamo di fronte a una svolta meravigliosa. Fantastica perché liberazioni di ostaggi e prigionieri da una parte, dall’altra cessazione di combattimenti sono cose davvero attese, benefiche. Però parlare di pace durevole è probabilmente a dir poco prematuro. 
Trump lo faceva per il Nobel. Questo è uno degli argomenti che abbiamo sentito. Un altro modo per sminuire la portata di questo successo del Presidente americano è di mettere in discussione i suoi moventi e anche la qualità della squadra che lui ha messo in campo. Affaristi in giro per il Medio Oriente in cerca di business
Ma l‘affarismo è la salvezza del Medio Oriente. L’affarismo è ciò che unisce, per esempio, un personaggio come il principe saudita Mohammed bin Salman alla famiglia Trump. E questi sono quei paesi arabi che hanno deciso di svoltare. Hanno deciso che il futuro non deve appartenere a ideologie fanatiche. Il futuro è business. Credono nel capitalismo. I vari Bin Salman, l’emiro del Qatar e nei loro laboratori hanno creato sviluppo, modernità, spesso anche una buona dose di laicizzazione. 
L’alternativa è il fanatismo degli ayatollah, le guerre di religione che hanno seminato tanto sangue in Occidente, ma anche dentro l’Islam, il jihadismo. Quindi ben venga il business»