Il provvedimento sta in piedi, ma i modi vanno in carico ai dirigenti

Nella sua video rubrica, «Un centimetro alla volta», Paolo Condò commenta il recente esonero di Paulo Fonseca dalla panchina del Milan, sostituito da Sérgio Conceição. «Da che mondo è mondo, il gradimento di un allenatore a San Siro viene decretato dal dolce tradizionale della città. Se la sua squadra convince, a Natale mangia il panettone – commenta – Se non succede, toglie il disturbo prima che la tavola venga imbandita». È una metafora del tempo che viene concesso nel calcio perché i dirigenti e i tifosi si costruiscano un’idea compiuta del valore di chi sta in panchina. Ma l’esonero di Fonseca vive il paradosso di aver mangiato il panettone per poi essere sfiduciato subito dopo. «Dal punto di vista tecnico il provvedimento sta in piedi, perché il rendimento del Milan è troppo povero – spiega Condò – Ma i modi vanno in carico ai dirigenti: il tecnico portoghese non è stato sostenuto nel confronto con le figure più influenti, e svogliate, dello spogliatoio». E la penosa scena della conferenza stampa dell’ultima sera, «in cui tutti sapevano, tranne lui. Per cui Fonseca colpevole sì, ma questa è una storia senza innocenti».
