Fin dove può arrivare l’America Party di Elon Musk?

Il piano per costringere Trump a trattare

L’imprenditore è nato in Sudafrica e quindi non può correre per la Casa Bianca. Può candidarsi nel 2026 al Senato o alla Camera, con l’obiettivo di attirare i repubblicani scontenti. Manifesto in sette punti: dal rigore sul bilancio alle misure per incentivare lo sviluppo tecnologico

GIUSEPPE SARCINA

Fin dove può arrivare l’America Party di Elon Musk? L’imprenditore dal multiforme ingegno e dalle mille polemiche è nato in Sudafrica e quindi, Costituzione alla mano, non può aspirare alla Casa Bianca. Potrebbe, invece, correre per un seggio al Congresso. Per candidarsi alla House of Representatives bisogna essere cittadini americani da sette anni; per il Senato ne occorrono nove. Musk , 54 anni, ha ottenuto la cittadinanza nel 2002, quindi sarebbe abbondantemente in regola. Possiamo, dunque, immaginare che, se fa sul serio, la sua formazione potrebbe presentare una serie di liste nelle elezioni di midterm, in programma il 3 novembre 2026. Manca ancora molto tempo e, come insegna l’esperienza degli ultimi anni, potrebbe capitare di tutto. In ogni caso tra un anno e mezzo si voterà per rinnovare interamente la Camera (435 deputati) e un terzo del Senato (33 seggi). Il partito repubblicano rischia di perdere l’attuale maggioranza in entrambi i rami del Congresso. E l’America Party potrebbe risultare decisivo per togliere il primato ai conservatori.  

Nella House il vantaggio oggi è di otto deputati (220 a 212, più tre seggi ancora vacanti); al Senato è di sei parlamentari (53 a 47). Lo stesso Musk ha indicato gli obiettivi: «Basterebbe concentrarsi sulla conquista di due o tre seggi al Senato e di 0tt0-dieci alla Camera» per diventare l’elemento decisivo della politica americana e costringere Trump a trattare sulle leggi più importanti. È un obiettivo realistico? Ci sono i voti per realizzarlo? Il tycoon sudafricano ha rivolto questa domanda ai suoi 221 milioni di followers su X: «Dovremmo fondare “The American Party?”». Hanno risposto 1.248.856 persone: 65% per il «sì»; 35% per il «no».

Musk ha pubblicato anche un manifesto in sette punti. Eccolo: ridurre il debito e spendere con responsabilità; modernizzare l’esercito con l’intelligenza artificiale e la robotica; politica pro-tecnologia, accelerare per vincere la sfida sull’intelligenza artificiale; meno regolazione pubblica, specie in campo energetico; libertà di parola; politiche per incentivare la natalità; misure centriste per tutto il resto. Come si vede, al momento, è più un elenco di intenzioni che un vero programma di governo. Il punto cardine sembra il rigore nel bilancio pubblico, tema su cui si è consumata la rottura clamorosa con Donald Trump. Secondo un sondaggio della «Quinnipac University», il «Big Beautiful Bill», la manovra di bilancio che ha ridotto le imposte soprattutto per i redditi superiori a 200 mila dollari annui, togliendo risorse all’assistenza sanitaria per i bisognosi, non piace al 29% degli americani. Anche un terzo degli elettori repubblicani si dichiara scontento. Non sappiamo, però, quanti siano preoccupati per l’aggravio sul debito pubblico, in linea, quindi, con le critiche di Musk. E quanti, invece, ritengano che il governo abbia tagliato troppa spesa pubblica, non troppo poca.
 Nei suoi post il proprietario di Tesla e Starlink accenna anche alla possibilità di pescare consensi nell’elettorato centrista democratico. Difficile però. Il campo progressista è diviso su diverse cose, ma si è opposto in modo compatto ai tagli della spesa pubblica proposti da Musk, nel preve periodo in cui ha guidato il «Doge», il Department of Government Efficiency.
L’America Party avrebbe, comunque, molti soldi a disposizione per fare breccia nell’opinione pubblica, anche se l’impresa si presenta complicata, sia a destra che al centro (la sinistra è fuori questione).