Ecco Olo, un nuovo colore creato creato coi raggi laser

Il nuovo colore Olo è stato individuato «ingannando» la retina con speciali raggi laser. La scoperta potrebbe contribuire alla ricerca sul daltonismo

Cristina Marrone

È stato battezzato Olo, assomiglia al verde acqua-turchese  ed è un nuovo colore che nessun essere umano aveva mai visto prima. Grazie a un esperimento condotto negli Stati Uniti i ricercatori hanno «bombardato» con particolari impulsi laser le retine di cinque volontari (con una visione normale dei colori) stimolando specifiche cellule sulla retina. La nuova tonalità blu-verdastra ha un’intensità e saturazione che è al di fuori della gamma naturale dei colori percepiti dagli esseri umani e mai potrebbe essere colta con la luce naturale.

La stimolazioine retinica Oz

I risultati dello studio, condotto da un team di ricerca del Dipartimento di Ingegnerie Elettrica e Informatica dell’Università della California di Berkeley, sono stati pubblicati sulla rivista Science Advances. Nell’esperimento è stata utilizzata la tecnica di stimolazione retinica chiamata Oz (il riferimento è agli occhiali verdi citati nel “mago di Oz”): in questo modo è stato possibile ampliare lo spettro visivo umano che comprende circa 10 milioni di colori. Il metodo, gestito da un software chiamato Wizard, funziona controllando le dosi precise di luce inviate a ciascuna cellula della retina per falsificare i segnali che il cervello utilizza per interpretare i colori o per creare segnali mai percepiti prima.

Le differenze di tonalità

Ma a che cosa serve aver scoperto un nuovo colore «artificiale?». Secondo professor Ren Ng, informatico e ricercatore nell’ambito della visione umana all’Università della California, coautore dello studio e uno dei partecipanti al test, la tecnica ha il potenziale di creare nuovi colori e potrebbe venire in soccorso alle persone daltoniche per le quali non esistono trattamenti efficaci. «In questo modo potrebbero percepire differenze di tonalità che altrimenti non potrebbero cogliere» dice. Il professor Ng ha spiegato al programma Today dI BBC Radio4 che «l’olo è più saturo di qualsiasi colore visibile nel mondo reale». Ha spiegato: «Supponiamo che per tutta la vita vedi solo rosa, rosa cipria, rosa pastello. Poi un giorno vai in ufficio e qualcuno indossa una maglietta ed è il rosa cipria più intenso che tu abbia mai visto e dicono che è un colore nuovo, che noi chiamiamo rosso».

Come funziona la visione umana

La retina è uno strato di tessuto fotosensibile situato nella parte posteriore dell’occhio, responsabile della ricezione e dell’elaborazione delle informazioni visive. Converte la luce in segnali elettrici, che vengono poi trasmessi al cervello attraverso il nervo ottico, permettendoci così di vedere. Esistono due tipologie di fotorecettori: i bastoncelli, fondamentali per la visione notturna perché molto sensibili alla luce (ma non percepiscono i colori) e i coni, che invece permettono la vista a colori. Con i coni entrano in gioco le lunghezze d’onda e i coni di dividono in tre tipologie differenti a seconda della sensibilità alle diverse lunghezze d’onda: L (lunghe), sensibili al rosso,  M (medie) sensibili al verde e S (corte) sensibili al blu. Tuttavia i coni M (che permettono la visione del verde)  sono molto particolari perché sono in parte sensibili anche alle lunghezze d’onda adiacenti e non esiste una luce naturale che possa attivare solo le cellule dei coni M: quando vengono attivate si attivano anche gli altri coni. La stimolazione esclusiva dei coni M è possibile solo con raggi laser ultraprecisi: in questo modo, secondo lo studio, è stato inviato al cervello un segnale colorato che non si verifica mai nella visione naturale. Ciò significa che il colore olo non potrebbe essere visto a occhio nudo da una persona del mondo reale senza l’ausilio di una stimolazione specifica.

Olo, colore impossibile alla visione naturale

Gli scienziati hanno quindi stimolato solo i coni M con microdosi di luce laser. Per testare ciò che i partecipanti stavano vedendo, il team ha chiesto loro di abbinare il colore che percepivano con esempi di luce di una singola lunghezza d’onda. Non c’è stata alcuna corrispondenza: il colore olo sembrava essere più intenso persino del più vibrante colore blu-verde possibile nella visione normale. I partecipanti hanno dovuto «sbiadire» il colore olo aggiungendo luce bianca per farlo corrispondere al colore naturale più vicino. Il nuovo colore è stato battezzato Olo per richiamare il codice binario 0,1,0 dove 0 sta per l’assenza di stimolazione nei con Le S e 1 indica l’attivazione dei coni M.

Prospettive di ricerca: soluzioni al daltonismo?

La speranza dei ricercatori è che i risultati di questi esperimenti possano poi sfociare in possibili soluzioni al daltonismo. Nella forma più comune di questa condizione, le persone hanno solo due tipi di coni che funzionano correttamente, anziché tre. La ricerca sulle scimmie ragno, i cui maschi sono daltonici, ha precedentemente dimostrato che la terapia genica per aggiungere un terzo cono può dare agli animali una visione a colori completa . Il professor Ng spera di poter trasformare artificialmente un sottoinsieme di cellule nel terzo tipo, utilizzando il sistema laser per controllare con precisione la luce che ricevono. «Ora il cervello riceve questi tre canali di informazioni. E la domanda è: può il cervello usare queste informazioni per vedere tutti i colori?»