«È possibile una nuova alleanza tra Europa e Cina»

L’ex ambasciatore Ettore Sequi:

«Il nuovo asse è possibile. La strategia della Cina è inserirsi tra Russia e Usa»

Marco Ventura per

«È possibile una nuova alleanza tra Europa e Cina», spiega l’ex segretario generale del Ministero degli Esteri, Ettore Sequi, ambasciatore in Cina dal 2015 al 2019. «Già da tempo assistiamo a un corteggiamento reciproco. Un esempio significativo, che pochi hanno notato, riguarda la Conferenza internazionale sulla Sicurezza di Monaco dove il vicepresidente americano JD Vance ha escluso l’Unione europea da un eventuale tavolo negoziale con la Russia. L’unico soggetto non europeo a obiettare che l’Ue doveva avere una sedia a quel tavolo è stato il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi. Un fatto interessante, tutt’altro che scontato».

Pechino potrebbe davvero contribuire con forze di pace in Ucraina?

«Un’iniziativa simile alimenterebbe la narrativa della Cina come potenza responsabile e multilaterale, mentre gli Usa escono dall’Organizzazione mondiale della Sanità e colpiscono quella del Commercio con i dazi e mettono in discussione la clausola della nazione più favorita (principio cardine del sistema commerciale multilaterale per cui uno Stato non può applicare condizioni peggiori a uno Stato membro piuttosto che a un altro, ndr). La Cina, invece, promuove l’immagine di attore affidabile, meno imprevedibile, multilateralista, se necessario anche nel peacekeeping».

Washington sembra rinunciare al soft power…

«È così. Basta guardare al ridimensionamento di Usaid, pilastro storico della cooperazione americana, o alla campagna contro Voice of America. All’opposto, la Cina investe da sempre nel soft power, ne fa un elemento strategico».

Sulla guerra commerciale, come si stanno muovendo i cinesi?

«Quando Trump ha imposto i dazi al 10%, Pechino ha risposto con prudenza, limitandosi a tagliare l’export verso gli Usa di alcune terre rare. Con l’Europa, la Cina ha un confronto aperto sulle auto elettriche, proprio per questo sta cercando di produrre direttamente in Europa. Piuttosto, per noi è cruciale accedere alle materie prime: una distensione reciproca converrebbe a tutti».

Qual è l’interesse cinese nel dopoguerra ucraino?

«Mandando i peacekeepers, la Cina potrà inserirsi nella partita bilaterale tra Russia e Usa, neutralizzando il tentativo americano di allontanarla da Mosca. Putin non vuole la Nato, o l’Europa, sul terreno dopo la guerra. Offrendosi come alternativa, la Cina potrebbe portarsi dietro altri attori, tra cui l’India. E accreditarsi come risolutore. Il suo ritorno, anche economico, sarebbe enorme, specie in vista della ricostruzione».

Pechino si muove con lungimiranza?

«Mi vengono in mente due proverbi cinesi. Il primo: chi pesca nell’acqua torbida prende i pesci più grossi. In un contesto caotico come quello ucraino, la Cina può guadagnarsi un ruolo nei futuri assetti di sicurezza. Il secondo: la mantide preda la cicala, ma il passero è dietro. Mentre Russia e Usa sono assorbiti dal conflitto, il passero osserva e trae vantaggio».

Cambierà la percezione europea della Cina?

«Pechino per ora ha solo sondato il terreno, senza offrire soluzioni formali. È il suo stile: cautela, raccolta di consenso, posizionamento strategico. Nella liturgia europea, la Cina è partner, concorrente e rivale sistemico. Ma con gli Usa di Trump che assumono tratti da potenza revisionista, superare questa liturgia può convenirci. Soprattutto per affrontare insieme alla Cina le difficoltà di accesso ai mercati».

Quali prospettive si aprono?

«La Cina deve crescere almeno del 5%, secondo il nuovo piano quinquennale, altrimenti aumenta la disoccupazione giovanile e vacilla la stabilità interna. Deve esportare, e i dazi americani sono un ostacolo serio. Servono nuovi mercati, un consumo interno più robusto. Per l’Europa il problema è lo stesso: con il mercato Usa che si chiude, Von der Leyen guarda a India e Africa. Ma la Cina rappresenta un mercato fondamentale per noi europei, e viste le incertezze americane, le alleanze tradizionali dell’Europa possono cambiare».