L’asse antioccidentale fallisce un test
FEDERICO RAMPINI
La nostra Nato sta meglio della Nato degli altri. Le democrazie sono talmente abituate ad esercitare l’autocritica che si sottovalutano. Un bilancio di questi giorni deve pur constatare che la Nato è viva e vegeta con l’America dentro. Certo, si può obiettare che per riportare Trump all’ovile, ricondurlo nella logica di una alleanza che esiste dal 1948, c’è voluta tanta piaggeria, ma è un prezzo minore da pagare.
C’è voluto quell’impegno a spendere il 5% per la difesa: tanto ma al tempo stesso si può argomentare che questa è una scelta da fare nell’interesse dei Paesi europei. Non perché lo chiede l’America. Infine, si può obiettare che Trump è tornato all’ovile perché Putin lo ha deluso sulla guerra in Ucraina. Ma anche questo, in fondo, fa parte della storia della Nato.
Guardiamo invece quello che accade sul fronte opposto: l’anti Nato, come è stata a volte descritta quell’asse tra Cina Russia Iran Corea del Nord. I grandi protettori dell’Iran non hanno mosso un dito per proteggerlo quando è venuto il momento dell’attacco israeliano e poi anche del bombardamento americano.
E se le alleanze si giudicano nei fatti, il bilancio dell’anti Nato è abbastanza disastroso. Anche se non è mai stata un’alleanza formale come la Nato quell’asse fra Cina, Russia, Iran, Corea del Nord e quindi il paragone è improprio, tuttavia c’è un tema di credibilità. In fondo si potrebbe tracciare un parallelismo con quello che fu il crollo di credibilità americana nell’agosto del 2021, quando Biden gestì in modo disastroso la ritirata da Kabul dall’Afghanistan.
La decisione era stata presa da tempo e la logica era giusta. Tuttavia nelle modalità ravene interpretato come un segnale di debolezza dell’America.
Oggi possiamo discettare all’infinito sulla diabolica ragione per cui Putin non interviene in aiuto diretto dell’Iran. Quali sono i vantaggi che Jinping pensa di ricavarne? La verità è che, visto dal Medio Oriente, nel momento del bisogno quegli alleati lì non c’erano.


