Dispiacere per Dimitrov (e a Sinner manca il fisioterapista)

L’idea di allontanare mezzo staff prima del torneo più importante dell’anno non è stata felice

La serata della vita di Grigor Dimitrov si conclude all’improvviso. Un urlo lacerante dopo l’ennesimo ace, lo strappo al pettorale e il braccio che non riesce più a sollevarsi, il ritiro tra le lacrime sotto gli occhi di uno Jannik Sinner turbato e solidale, consapevole che il dramma dell’avversario, fra l’altro un amico, sia la salvezza per lui, ma non per questo sollevato.

Si trovava davanti due set a zero sul Centrale di Wimbledon contro il numero uno del mondo, in capo a due ore di tennis fantastico, quello di cui aveva bisogno per provare ad approfittare della serataccia del grande avversario.

Perché è vero che Sinner fin lì aveva giocato davvero male, ma era stata mai abbastanza lodata la qualità di Dimitrov ad averlo spinto sull’orlo del ko?
Non c’è ombra di giustizia in una conclusione del genere. Come il tennista italiano ha ben colto dicendo “Non mi sento vincitore di niente” prima di rientrare negli spogliatoi.

Detto questo, però, una promozione ai quarti quasi compromessa e poi avventurosamente raggiunta invita a una riflessione. Si fa largo l’esigenza di capire perché. Ieri sera, per esempio, quando Sinner ha chiamato il fisioterapista dell’ATP per un consulto a proposito della botta subita al gomito ho rimpianto l’assenza dal suo Ulises Badio, il fisioterapista di fiducia allontanato alla vigilia di Wimbledon. L’idea di allontanare mezzo staff prima del torneo più importante dell’anno non è stata felice. La tempistica conta.